La buona notizia è che la discesa si è arrestata. Macerata, nell’annuale classifica della qualità della vita stilata dal quotidiano economico Il Sole 24 ore tra le 107 province italiane, mantiene quest’anno la 32ª posizione. La stessa dove era finita nel 2018, dopo aver perso posizioni per tre anni consecutivi. Nel 2015, infatti, aveva sfiorato la “top ten” salendo all’11° gradino della graduatoria.

La “fotografia” che il quotidiano della Confindustria scatta ormai dal 1990 ai territori di tutta la penisola compie quest’anno trent’anni e per l’occasione è stato ampliato il numero degli indicatori presi in considerazione. Dai 36 del passato sono diventati ben 90, comprendendo i principali parametri economici, ma soprattutto sociali, perché – come sottolinea Enrico Giovannini, già presidente dell’Istat e ora portavoce dell’Asvis (Alleanza italiana per lo sviluppo sostenibile) – «non di solo Pil è fatto il benessere».

I novanta indicatori, rilasciati da fonti ufficiali o “certificati” da istituti di ricerca, sono quasi tutti riferiti all’intero anno 2018 e la loro elaborazione ha consentito all’ufficio studi ed analisi del Sole 24 ore di individuare per ogni provincia fattori di eccellenza o al contrario di criticità su sei diversi settori.

Ricchezza e consumi. La provincia di Macerata scende di tre posizioni rispetto all’anno passato, attestandosi al 60° posto. Gli indicatori che concorrono a tale risultato sono il reddito, l’importo medio delle pensioni, i consumi di beni durevoli, i prezzi delle case e i canoni di affitto, il ricorso ai mutui e i protesti cambiari.

Affari e lavoro. Anche qui il Maceratese scende di posizione. Era al 27° posto nel 2018 e nella nuova classifica si pone al 34°. Gli indicatori presi in considerazione spaziano dalla disoccupazione complessiva e giovanile ai fallimenti, dal numero di “start-up” alle quote di export sul PIL, all’e-commerce. Unico indicatore dove Macerata eccelle è quello relativo al numero di imprese (12 ogni cento abitanti) che la pone al 4° posto assoluto dopo Grosseto, Prato e Benevento.

Ambiente e servizi. Qui Macerata risale la china, passando dal 28° al 22° posto in classifica generale e risulta la migliore provincia delle Marche. Gli indicatori utilizzati sono la qualità dell’aria, la produzione di rifiuti, la raccolta differenziata, l’offerta dei servizi sanitari, i trasporti pubblici, le spese dei comuni per i servizi sociali.

Demografia e società. In questo settore la provincia maceratese precipita a distanza di un anno dalla 27ª alla 72ª posizione. A penalizzarla sono il basso tasso di natalità, il rapporto tra popolazione attiva ed anziani, il saldo migratorio e – veramente una sorpresa per un territorio che conta decine di ultracentenari – un basso «indice di speranza di vita alla nascita».

Giustizia e sicurezza. Rispetto allo scorso anno la provincia di Macerata risale di tredici “gradini” attestandosi al 57° posto. Oltre al numero furti, rapine, e reati legati allo spaccio di stupefacenti, per i quali Macerata è purtroppo terza dopo Roma e Genova, contribuiscono a determinare questa classifica la durata media delle cause civili e il numero degli incidenti stradali.

Cultura e tempo libero. È questo il settore dove Macerata si pone in evidenza. Undicesimo posto assoluto su 107 province e prima tra le marchigiane, nonostante un piccolo arretramento (-2 posizioni) rispetto allo scorso anno. Prima in Italia per numero di palestre in rapporto agli abitanti, la provincia si pone alla ribalta anche per le biblioteche (4° posto) e per indice di sportività (3ª posizione).

Questa trentesima classifica annuale che misura la “qualità della vita” nelle province italiane, confermando Milano al primo posto, “cancella” a livello marchigiano il divario che un tempo è stato evidente tra nord e sud della regione. Infatti, mentre Ancona (31^) e Macerata (32^) rimangono praticamente appaiate, sale Ascoli Piceno (26^), che diventa prima tra le province marchigiane e scende Pesaro Urbino (53^), mentre Fermo (50^) conferma la posizione di classifica che aveva un anno fa.

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