Incontri e racconti per narrare 30 anni del Centro di Ascolto e di Prima Accoglienza di Macerata. Una storia che si sovrappone a quella della Caritas Diocesana di Macerata quando nel 1989 i co-direttori di quegli anni, Giampiero Cacchiarelli e Manuela Cocci Grifoni, insieme ad alcuni volontari ed obiettori di coscienza, diedero vita all’associazione di volontariato come strumento che potesse interfacciarsi con le amministrazioni locali, e nello specifico con i servizi sociali, nei percorsi di accompagnamento e sostegno a persone e famiglie in difficoltà.

Ancora si era in una fase pioneristica rispetto a quanto la stessa Conferenza Episcopale Italiana stava studiando in termini di “figura giuridica” per gli enti gestori delle opere socio-pastorali avviate dalle Caritas Diocesane, e la legge sul volontariato sarebbe uscita solo due anni dopo.

Un primo nucleo di Ventro di ascolto era già nato nel 1987 ospitato dalla parrocchia di Santa Croce. Nel 1989 il Vescovo Tarcisio, mons. Carboni, durante la prima fase del Sinodo Diocesano, volle rendere visibile il segno della carità della Chiesa locale destinando alla Caritas diocesana parte degli attuali locali di Rampa Zara, al primo piano, per la comunità degli obiettori e per coloro che avevano bisogno di accoglienza. Successivamente, nel 1995, quale segno frutto del Sinodo diocesano che si era chiuso, viene inaugurata la mensa al piano terra, dopo il risanamento dei locali occupati in precedenza da una autocarrozzeria.

Quello di Mons. Carboni fu un segno forte e oggi possiamo dire che fu una scelta profetica: anziché investire in una rendita economica scelse di investire sulle persone.
L’investimento era duplice: servire chi è nel bisogno, sostenere e accompagnare e contemporaneamente crescere ed educarsi alla Carità.

Si è andati avanti con alti e bassi, rimodulando ogni volta gli spazi e i servizi interpretando le storie delle persone che passavano al Centro.
La donazione di un immobile ci permise di realizzare quattro mini appartamenti per l’accoglienza di donne sole con minori o vittime di violenza, accoglienza femminile che al Centro di rampa Zara non era possibile.
Attualmente gli stessi alloggi sono utilizzati in un progetto di “Housing First“ in collaborazione con l’Ambito Territoriale Sociale n.15 di Macerata, dove la disponibilità di una casa è la risposta primaria nelle linee di indirizzo nel contrasto alla grave emarginazione adulta.

Anche l’accoglienza di stranieri è stata rimodulata tenendo conto della chiusura dei Centri di Accoglienza Straordinaria: non abbiamo partecipato ai nuovi bandi delle Prefettura dopo i due Decreti Sicurezza perché riteniamo che l’accoglienza non significhi solo vitto e alloggio, ma anche integrazione e autonomia. Il Centro rimane comunque punto di riferimento sia per coloro che escono dal progetto ex SPRAR, sia di minori stranieri divenuti maggiorenni, potendo sviluppare progetti di accompagnamento e di autonomia con il Comune di Macerata e altre realtà associative locali. Non ultimo anche l’esperienza dei Corridoi Umanitari attivata dalla Diocesi.

Il Centro di Ascolto e di Prima Accoglienza è anche testimone delle tante risorse di volontariato presenti sul territorio. E per valorizzare maggiormente questo aspetto i prossimi incontri in programma per il trentennale saranno sviluppati attorno a tematiche che in questi anni ci hanno visto collaborare con diverse realtà associative, valorizzandone le specifiche peculiarità in confronti e formazione.

Ricordare questi trenta anni non vuole essere un’operazione nostalgica ma una narrazione volta a dare spunti per andare oltre. Sabato 30 novembre è stata l’occasione per far ritrovare persone che non si vedevano da anni, ma anche quella di ascoltare dai racconti dei protagonisti, come anche dalle testimonianze di alcuni ospiti, parole utili a pensare la strada che abbiamo davanti: “lanterna per la città”, “porta aperta”, sono solo alcune delle sollecitazioni emerse. Infine, guardando vecchie foto, e ripensando agli ultimi progetti realizzati, ci siamo resi conto di essere uno dei due stipiti, insieme al Palazzo Buonaccorsi, posti all’ingresso del centro storico di Macerata: l’accoglienza e la cultura. Due “tipicità”, che nonostante tutto, ancora contraddistinguono la città di Macerata.

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