“E poi con un click comodamente seduto ad un PC… ordiniamo tutto… che sia per
svago, hobby o lavoro…
E sono loro che corrono per portare l’oggetto dei nostri desideri a casa nostra… per essere puntuali nelle consegne, affinché il cliente non resti deluso.
Spesso nessun rispetto per loro… che piova, nevichi o faccia 42 gradi all’ombra,
loro… sono sempre lì… sul loro furgone, che ormai è diventato la loro seconda
casa… a portare i nostri pacchi… a trasportare le nostre esigenze.
Non ci sono differenze di colori, nomi, insegne, loghi… oggi uno di questi ragazzi…
uno di noi, un collega, un professionista ha finito la sua corsa… Riposa in pace
Gabriele”.
Ho letto questo messaggio postato su WhatsApp da uno di “questi ragazzi”. La
notizia non è rimbalzata nella prima pagina di nessun quotidiano, è semplicemente
scivolata via, come in genere succede per quelle vicende a cui la stampa non dà
importanza, forse perché considerata troppo banale o troppo ingombrante. Occorre
invece stupire, attirare l’attenzione, scioccare il lettore che magari navigherà in un
altro sito e vorrà sapere i particolari. Oppure ci si deve interessare di qualche
personaggio, principe o principessa o del mondo dello spettacolo che ha scelto un
look speciale, che ha infranto l’etichetta di qualche casa reale, le tante che sussistono
nel mondo. Oppure si parla di guerre, di catastrofi e politica… E i toni sono sempre
accessi, polemici, irritati e irritanti, soprattutto se si sceglie la comunicazione
televisiva. La misura e il buon senso sono in disuso e appartengono al mondo
dell’antiquariato, a quei pezzi rari dal valore inestimabile venduti a qualche asta a
carissimo costo.
Questo piccolo trafiletto postato da un amico che fa lo stesso mestiere, non fa notizia.
L’ho raccolto come una perla preziosa e ci ho meditato un po’, “ha finito la sua
corsa”. In realtà oggi viviamo i nostri giorni come una corsa incessante: ognuno ha
sempre qualche cosa di urgente da fare, molto urgente… manca il tempo… E tutti
pretendono che la merce esibita in vetrina o comprata on line sia subito posseduta. Il
possedere, l’avere, hanno sconfitto l’essere, ormai relegato in soffitta come un
oggetto in disuso, scartato, da disfarsene. Ciò che rende l’essere è l’oggetto che
possediamo: un orologio, un vestito, un anello, un cane, un cappello, un’automobile,
un terreno, una casa, un pantalone, un paio di scarpe… e tutto rigorosamente alla
moda.
E il cuore come lo riempiamo? Questo immenso vuoto in cui naviga, dove va a
naufragare? Nessuno suscita più queste domande ma neanche vengono richieste risposte… Sì dà per scontato che viviamo per avere, possedere, non per essere…
Rileggo il messaggio a pochi giorni dal Natale, quando tutto intorno a me brulica di
addobbi e luci e mi ritorna alla mente quella frase “sul loro furgone, che ormai è
diventato la loro seconda casa”. Può un furgone diventare una casa? Certo che no.
Neanche una mangiatoia può però essere una casa! Ma Lui a Natale ha scelto di
nascerci per far compagnia a tutti, anche a quelli che corrono in furgone e a tanti altri
che non hanno un tetto, un luogo in cui rifocillarsi e nessuno che li accolga.
Ha scelto di nascere in questo modo per diventare ultimo insieme agli ultimi. Dopo la
Sua Nascita in quella mangiatoia nessuno potrà dire di sentirsi solo; accanto a
ciascuno vi è un Bimbo la cui Famiglia allontanata da tutti è stata costretta a deporlo
indifeso in una greppia. Non ha avuto tanti amici che lo hanno visitato; solo dei
poveri pastori; nessun regalo, nessun trattamento speciale, nessuna corsia privilegiata
se non quella di due animali passati alla storia: un bue e un asino.
Che scandalo per i grandi di questa terra! Un Re è diventato un piccolo, inerme e
povero Bambino. I valori umani sono stati completamente sconvolti.
“Fra due giorni è Natale…” cantava un famoso cantautore; ci rimane poco tempo ma
sempre possiamo sperare – come scriveva don Tonino Bello – che “Gli angeli che
annunciano la pace portino ancora guerra alla vostra sonnolenta tranquillità
incapace di vedere che poco più lontano di una spanna, con l’aggravante del vostro
complice silenzio, si consumano ingiustizie, si sfratta la gente, si fabbricano armi, si
militarizza la terra degli umili, si condannano popoli allo sterminio della fame…”, e –
aggiungiamo – che quegli stessi Angeli guidino i tanti ragazzi che percorrono le
strade per portare i regali a una casa vera, e non con un furgone di morte.

 

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