di Gianni Borsa
Il Coronavirus, sempre più devastante in Cina e fonte di preoccupazione a livello globale, irrompe sull’economia mondiale, con possibili ricadute su quella europea. È il messaggio reiterato dal commissario Ue all’economia, Paolo Gentiloni, che giovedì 13 febbraio, per la prima volta dal nuovo incarico a Bruxelles, ha presentato le Previsioni economiche d’inverno. Un esordio, in questo senso, raccogliendo il timone dal predecessore, il francese Pierre Moscovici. Le incertezze planetarie influiscono sulle previsioni: così, oltre all’epidemia partita dalla Cina, si aggiungono le infelici politiche commerciali statunitensi (dazi commerciali), gli incerti esiti economici del Brexit, il rialzo del prezzo del petrolio, le instabilità del Medio Oriente e dell’Africa, le lotte sociali e politiche in America Latina… Comunque, per Gentiloni la “crescita proseguirà, ma rallentata nei prossimi due anni, prolungando il lungo periodo di espansione” post-crisi.

I numeri. Le previsioni diffuse dalla Commissione indicano che la crescita del prodotto interno lordo (Pil) dell’area dell’euro rimarrà stabile all’1,2% nel 2020 e nel 2021. Per l’Ue nel suo insieme (27 Stati), si prevede che la crescita diminuirà marginalmente all’1,4% nel 2020 e nel 2021, rispetto all’1,5% registrato nel 2019. La crescita modesta per i prossimi due anni si accompagna però a buone notizie sul fronte dell’occupazione e a una leggera ripresa dell’inflazione, segno che i redditi familiari e i consumi privati tengono un discreto ritmo. Gentiloni spiega che diversi Paesi dell’Europa centro-orientale “cresceranno più dei grandi Paesi della zona euro”.
L’economia tedesca infatti rallenta (debole export, soprattutto del settore auto), mentre aumentano i salari e gli investimenti pubblici che daranno effetti positivi nel medio periodo. In Francia “si evidenzia una crescita pesantemente rallentata”, soprattutto a causa dei lunghi mesi di scioperi. Italia: crescita lentissima e debito sempre pesante.

Il caso-Italia. Il documento previsionale della Commissione segnala per l’Italia una crescita nel corso del 2020 allo 0,3%, per poi risalire allo 0,6% nel prossimo anno. Il Belpaese si posiziona dunque in fondo alla classifica Ue, con una economia sostanzialmente ferma. La Commissione ha fra l’altro dovuto rivedere al ribasso le previsioni per l’Italia rispetto a quelle effettuate lo scorso autunno, visto che allora si segnalava uno 0,4% per quest’anno e 0,7% per il prossimo. Per qualche confronto, si può sottolineare come subito prima dell’Italia, si collocano Germania (1,1% nel 2020 e 2021) e Francia (rispettivamente 1,1 e 1,2%).
Procede male, dunque, l’economia dei tre più grandi Paesi Ue.
Marcia bene invece la Polonia che arriva dal 4% del 2019, per attestarsi al 3,3% sia quest’anno che nel prossimo. Bene anche Bulgaria, Ungheria, Romania, attorno al 3% di crescita annua del Pil. Ok la Grecia, oltre il 2%, meglio ancora l’Irlanda (oltre il 3%) e Malta (4%).

Nessun rimbalzo. Per l’Italia gli esperti della Commissione scrivono: “Le indagini sulle imprese suggeriscono un lento avvio nel 2020, mentre la fiducia nell’industria è migliorata a gennaio, ma ciò non basta ancora per un rimbalzo imminente nella produzione industriale”. “La stabilizzazione provvisoria della produzione manifatturiera, associata all’inversione del ciclo delle scorte, assieme alla ridotta incertezza politica domestica e a condizioni favorevoli del credito, sono probabili fattori di sostegno alla domanda interna”. Poco oltre: i consumi privati, “spinti dal nuovo reddito minimo, dovrebbero sostenere la crescita. Ciononostante, si prevede che i redditi salgano solo moderatamente, perché è probabile che le famiglie sentano le ripercussioni dell’allentamento del mercato del lavoro”.

Riforme necessarie. “Nonostante il contesto difficile, l’economia europea rimane su un percorso stabile, mentre continuano la creazione di nuovi posti di lavoro e la crescita delle retribuzioni. Ma dobbiamo essere consapevoli dei potenziali rischi all’orizzonte: un panorama geopolitico più volatile associato a incertezze commerciali”. Valdis Dombrovskis, vicepresidente esecutivo della Commissione Ue, commenta a sua volta i dati resi noti dal collega Paolo Gentiloni. “Gli Stati membri dovrebbero utilizzare questa finestra di opportunità – sostiene – per portare avanti le riforme strutturali volte a stimolare la crescita e la produttività.
I Paesi con un debito pubblico elevato”, in primis l’Italia, “dovrebbero altresì rafforzare le proprie difese perseguendo politiche fiscali prudenti”.
Secondo le previsioni, “gli investimenti pubblici, soprattutto nelle infrastrutture digitali e del settore dei trasporti, aumenteranno in modo significativo in diversi Stati membri. Insieme ai timidi segnali di stabilizzazione del comparto manifatturiero e al possibile arresto del calo dei flussi commerciali a livello mondiale, ciò dovrebbe consentire all’economia europea di continuare a espandersi”. Ma nel contempo “questi fattori sembrano insufficienti per far accelerare la crescita”.

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