Il numero di contagi, in tutta l’area dell’America Latina e Caraibi, ha superato quota mille (1.055 secondo i dati più recenti a disposizione), pur con un numero di decessi accertati assai limitato: nove casi, di cui tre ieri, tutti nell’area caraibica (Repubblica Dominicana, Martinica e Isole Cayman). In Brasile i contagi (minimizzati dal presidente Bolsonaro, nonostante vari suoi collaboratori siano positivi al virus) sono saliti a 234, in Cile sono raddoppiati in un giorno e ora sono 156, in Perù 86, in Ecuador 58 (con due decessi), in Argentina 56 (con due decessi), a Panama 55, in Colombia 54, in Messico 53. Varie Conferenze episcopali e diocesi si sommano a quelle che già nel fine settimana scorsa avevano scelto di sospendere la celebrazione pubblica delle sante messe e le processioni della Settimana Santa.
Ieri, a prendere questa decisione sono state le Conferenze episcopali di Messico, Perù, Costa Rica e tutte le diocesi di Porto Rico. Analoga decisione è stata presa da singole diocesi e arcidiocesi in altri Paesi, a partire dall’arcidiocesi di Bogotá e dalla diocesi di Pereira (Colombia) e dall’arcidiocesi di Porto Alegre (Brasile, Rio Grande do Sul). Nei giorni precedenti la decisione era stata presa dalle Conferenze episcopali di Ecuador, Venezuela, Guatemala e Uruguay e dall’arcidiocesi di Panama.
Per quanto riguarda il Sudamerica, la Conferenza episcopale peruviana, pur senza emettere un esplicito divieto, consiglia ai sacerdoti di “celebrare la messa in privato” e di dispensare i fedeli dal precetto festivo, favorendo al tempo stesso la diffusione delle celebrazioni attraverso i mass media e i social network.
“È la stessa fede che ci impedisce di essere egoisti e di contribuire fraternamente alla conservazione della vita e della salute dei nostri fratelli”, scrive l’arcivescovo di Bogotá, il card. Rubén Salazar Gómez, assieme ai confratelli delle altre diocesi che sorgono nel territorio della grande metropoli colombiana, Fontibón, Engativá e Soacha.

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