C’è una «bellezza collaterale» di questi giorni

Vita di parrocchia ai tempi del coronavirus

di Samuele Sapio

«Avrei tanto desiderato che tutto ciò non fosse accaduto ai miei giorni! », esclamò Frodo. «Anch’io – annuì Gandalf –, come d’altronde tutti coloro che vivono questi avvenimenti. Ma non tocca a noi scegliere. Tutto ciò che possiamo decidere è come disporre del tempo che ci è dato».

Trovo illuminante questa citazione di Tolkien ne “Il Signore degli anelli”. Frodo è stanco, come tanti nostri giovani, stanco di portare un fardello che non si è scelto, che gli è capitato tra le mani. Come ognuno di noi, del resto.

Da giorni le nostre abitudini sono sconvolte: lavoro, scuola, sport, cinema, calcio. Viviamo in un tempo che non abbiamo scelto e che non avremmo mai voluto vivere, forse. Questo piccolo e quasi invisibile tarlo, ha messo in scacco una società abituata a una presunta onnipotenza. Anche le parrocchie sono toccate da questi eventi: vuote, spoglie, silenziose. I giovani sono invitati a stare a casa. E la tentazione potrebbe essere quella di “sopravvivere”, di “vivacchiare” come dice Frassati, per mettere una parentesi a questi giorni così bui. Gandalf risponde: «Ciò che possiamo decidere è come disporre del tempo che ci è stato dato». Ma come poter approfittare? Come fare buon uso del tempo?

Noi stiamo proponendo di riscoprire il valore autentico della preghiera, non come una semplice ripetizione di formule o un esercizio di concentrazione mentale, ma come una disposizione del cuore che si lascia “istruire” da Dio. Anche noi ripetiamo attraverso tutti i canali: stai a casa, entra nella tua camera e, chiusa la porta, prega il Padre tuo nel segreto; e il Padre tuo, che vede nel segreto, ti ricompenserà (Cfr. Mt 6,6).

Lo stare a casa diventa un’occasione per imparare a guardare sinceramente dentro noi stessi, scendere in quel segreto dal quale troppe volte evadiamo impauriti, scoprire che Dio non si trova soltanto in belle celebrazioni eucaristiche o adorazioni emozionanti, ma anche nelle situazioni più semplici e banali della vita domestica: «Dio sta tra le pentole», amava ripetere santa Teresa. Le parole della fede ci abituano a pensare di essere figli che invocano un padre: allora anche tu diventa figlio, approfitta di questo tempo per fermarti, per dialogare, per ritrovare relazioni perdute tra le quattro mura di casa. E questo molti giovani lo stanno vivendo.

Tanti i messaggi ricevuti in questi giorni, tante le idee; dalla cappellina dell’oratorio della parrocchia di Cristo Redentore a Recanati, ci troviamo in video conferenza con i giovani per cantare insieme il Vespro, incoraggiandoci a vedere la “bellezza collaterale” di questo tempo, ad alzare gli occhi al cielo dalle nostre domus ecclesiae per essere liberati dalla morsa della paura di morire, sapendo che c’è un Padre nel cielo che da tutto questo trarrà vita nuova, una benedizione… che questa storia andrà bene!

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