di Alberto Baviera

“Lo scenario internazionale è dominato dall’emergenza sanitaria. Le necessarie misure di contenimento del Covid-19 stanno causando uno shock generalizzato, senza precedenti storici, che coinvolge sia l’offerta sia la domanda. La rapida evoluzione della pandemia rende difficile rilevare l’intensità degli effetti sull’economia reale con gli indicatori congiunturali la cui diffusione avviene con un ritardo fisiologico rispetto al mese di riferimento”. Lo comunica oggi l’Istat nella sua “Nota mensile sull’andamento dell’economia italiana” evidenziando che “secondo i dati di Contabilità nazionale riferiti al totale delle attività economiche e inclusive della componente dell’economia non osservata, la limitazione delle attività produttive coinvolgerebbe il 34,0% della produzione e il 27,1% del valore aggiunto. Seppure limitate nel tempo e ristrette a un sottoinsieme di settori di attività economica, tali misure sono in grado di generare uno shock rilevante e diffuso sull’intero sistema produttivo”.
In un Focus, l’Istat ha considerato due possibili scenari: il primo assume che la limitazione delle attività produttive si manifesti per i soli mesi di marzo e aprile; il secondo assume invece che si estenda fino a giugno. “Considerando il primo scenario, la limitazione delle attività produttive fino alla fine di aprile – si legge – determinerebbe, su base annua, una riduzione dei consumi finali pari al 4,1%, con una diminuzione del valore aggiunto generato dal sistema produttivo italiano pari all’1,9%”. Il maggiore contributo alla caduta del valore aggiunto complessivo proverrebbe dalla contrazione delle spese per altri servizi – al netto delle spese turistiche – (-0,9 punti percentuali), mentre il contributo della riduzione delle spese per beni e di spese turistiche sarebbe rispettivamente di -0,7 e -0,4 punti. In termini occupazionali, la caduta del valore aggiunto coinvolgerebbe 385mila occupati (di cui 46mila non regolari) per un ammontare di circa 9 miliardi di euro di retribuzioni. “Nel secondo scenario, caratterizzato dall’estensione delle misure restrittive anche ai mesi di maggio e giugno, la riduzione dei consumi – prosegue la nota – sarebbe del 9,9%, con una contrazione complessiva del valore aggiunto pari al 4,5%”. La contrazione della domanda turistica contribuirebbe alla riduzione per 0,9 punti percentuali, quella per altri servizi e quella per beni entrambe per poco meno di 1,8 punti. In questo secondo scenario sarebbero poco meno di 900mila gli occupati coinvolti, di cui 103mila non regolari, per un totale di 20,8 miliardi di retribuzioni.
Inoltre, “fra i settori coinvolti nel lockdown, quelli riferiti ai servizi commerciali e alla ‘socializzazione’ contribuirebbero maggiormente alla caduta complessiva del valore aggiunto. Nello scenario di chiusura prolungata a tutto il secondo trimestre, l’effetto generato dalla contrazione dei consumi di questi due comparti rappresenterebbe circa tre quarti di quello complessivo, interessando potenzialmente 608mila occupati, di cui 72mila non regolari”.
Infine, nello scenario di misure attive nei soli mesi di marzo e aprile, il recupero dei consumi differibili ridurrebbe di 0,6 punti percentuali la caduta dei consumi finali nell’insieme dell’anno (dal -4,1 al -3,5%) e, di conseguenza, di 0,3 punti la contrazione del valore aggiunto (dal -1,9 al -1,6%). Nello scenario che prevede il perdurare delle misure fino alla fine del secondo trimestre, il recupero immediato dei consumi differibili ridurrebbe di 1,4 punti percentuali la variazione negativa dei consumi finali (dal -9,9 al -8,5%) e di 0,5 punti quella del valore aggiunto (dal -4,5 al -4,0%).

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