di Marco Calvarese

In questo periodo di emergenza sanitaria che costringe le persone all’isolamento domestico per evitare il propagarsi dell’epidemia di coronavirus Covid-19, la Caritas rimodula i servizi ma non si ferma per continuare a restare al fianco delle persone bisognose. Un giro di telefonate, qualche appunto su un foglietto di carta, il tempo di impostare la via giusta sul navigatore e poi si sale sula panda bianca della Caritas per iniziare il giro di acquisti e consegne nelle case di anziani e persone bisognose. “Andiamo prima in farmacia, consegniamo le medicine a casa della signora Elena e poi andiamo a fare la spesa per un’altra persona”, le parole di Matteo che quotidianamente gira per le vie di una Roma desolata in questo periodo per svolgere il suo servizio, senza poter evitare i disagi che tutti i cittadini vivono quotidianamente, “stamattina ho dovuto fare una fila di 2 ore e un quarto per poter fare la spesa al supermercato”.

Il servizio Aiuto alla persona è composto da 20 operatori e 60 volontari attivi, ha in carico circa 200 persone divise tra anziani “domiciliare leggero”, con visite una o due volte a settimana, persone isolate socialmente legate al progetto “barbonismo domestico”, 50 persone Hiv positive con servizio assistenza domiciliare sanitaria e il progetto di “segretariato sociale”, attraverso il quale 30 famiglie ogni anno vengono seguite con orientamento territoriale e aiuto immediato con anche l’accesso all’emporio solidale. Nel periodo di emergenza sanitaria sono circa 80 le segnalazioni ricevute che comprendono le persone anziane che non possono uscire per fare la spesa o acquistare dei medicinali, famiglie che dall’oggi al domani si sono trovate in difficoltà a causa della mancanza di una entrata economica e altre situazioni di solitudine e difficoltà in generale. Tutte le segnalazioni sono state lavorate in rete interna con altri servizi Caritas come l’area promozione umana e i diversi centri di ascolto diocesani. “Ci sono tante, tante parrocchie molto attive e ricettive rispetto a quelle che sono le difficoltà che in questo momento stanno vivendo sia gli anziani che le famiglie sul territorio”, le parole di Luca Murdocca, coordinatore del servizio “aiuto alla persona” della Caritas della diocesi di Roma, che gestisce dal 2015 assieme a Massimo Pasquo, il servizio basato sulla relazione a contrasto della solitudine. “Da un mese a questa parte ci siamo dovuti riorganizzare, come tutta la realtà Caritas in particolare e l’Italia tutta in generale”, dichiara Murdocca che evidenzia la preoccupazione che accomuna le persone assistite e gli operatori, i primi a causa della possibilità che gli altri possano essere contagiati dal virus, gli operatori Caritas invece perché gli altri possano restare sempre più soli. Una riorganizzazione di comune accordo con tutte le parti coinvolte nel servizio, che ha visto l’attivazione di una tele assistenza quotidiana ed il servizio nelle case solo nei casi di emergenza come l’impossibilità ad uscire, sia per fatti fisici che per la paura. Quotidianamente vengono effettuate tra le 150 e le 200 telefonate per sapere come stanno, come vivono questo momento. Un segno di vicinanza anche se in forma diversa, non fisicamente ma comunque
“connessi in qualche modo con il cuore e con la mente”,

dichiara Luca Murdocca che aggiunge come attraverso le telefonate si cerchi di scambiare qualche battuta che può rasserenare delle giornate che, ancor di più per queste persone, sono tutte uguali. Il servizio della Caritas di Roma si è ancora più aperto dall’inizio dell’emergenza sanitaria, consegniamo la spesa, i farmaci e quello che serve, anche a persone non assistite da loro ma che in questo periodo chiamano.

“Le persone che ci chiamano spesso vogliono solo chiacchierare, perché in questo momento non c’è una socialità e allora vogliono da noi, che siamo in giro quotidianamente, che gli parliamo dell’atmosfera che si respira in città e ci chiedono quali sono le nostre sensazioni su quello che potrebbe essere il futuro”,

le parole del coordinatore del progetto Caritas che ricorda anche di aver consigliato agli anziani di affacciarsi dalle finestre durante i flashmob per alleggerire una situazione a tratti pesante, ma anche la loro reazione alle immagini di Papa Francesco che pregava in una piazza San Pietro vuota, un’immagine molto forte sia dal punto di vista spirituale che sociale,
“in tanti ci hanno confidato di avere finalmente capito fino in fondo in che situazione ci troviamo”.

Un momento di difficoltà che però sembra aver scatenato anche una grande solidarietà che fino ad oggi era sommersa, infatti nei diversi palazzi della città sono apparsi cartelli scritti da giovani che, pubblicando il loro numero di cellulare, chiedono agli anziani di comunicare loro se hanno bisogno di fare la spesa o di altre cose.

“Credo che in questo momento ci si stia rendendo veramente conto di quanto sia difficile vivere in solitudine”,

dichiara Murdocca che ricorda quello che la Caritas Roma cerca di fare da 15 anni, provando a portare avanti un lavoro a contrasto della solitudine, recuperando un po’ la relazione umana con l’altro. L’augurio di Caritas è che, una volta finita l’emergenza, rimanga il ricordo di quanto sia stato difficile chiudersi e rinunciare ai gesti che potremmo definire banali, come una stretta di mano o un abbraccio, perché in questo modo si potrebbe capire quello che le persone sole vivono quotidianamente.

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