di Giovanna Pasqualin Traversa

Mezzo milione di giornate di lavoro sono andate perse in agricoltura a marzo con la chiusura delle frontiere ai lavoratori stranieri per far fronte all’emergenza coronavirus. Lo sostiene la Coldiretti, sottolineando che “per non far marcire i raccolti nelle campagne e garantire le forniture alimentari alla popolazione è necessario che vengano varati al più presto strumenti flessibili come i voucher per pensionati, studenti e cassaintegrati”. Dopo fragole, asparagi, carciofi, ortaggi in serra, prosegue Coldiretti, “nelle prossime settimane partiranno la raccolta delle ciliegie in Puglia, a seguire la raccolta di albicocche, prugne e pesche, sempre iniziando dal meridione, per poi risalire lo stivale ed arrivare, con la scalarità delle diverse varietà fino a settembre”. A maggio inizia la raccolta dell’uva da tavola in Sicilia, a giugno le prime pere, ad agosto le prime mele e l’inizio della vendemmia mentre a ottobre – conclude la Coldiretti – inizia la raccolta delle olive e a novembre quella del kiwi. “Con il blocco delle frontiere sono venuti a mancare almeno duecentomila lavoratori stranieri che arrivavano temporaneamente in Italia per la stagione di raccolta per poi tornare nel proprio Paese”.
Si rende “quindi ora necessaria subito una radicale semplificazione del voucher agricolo che possa consentire a cassaintegrati, studenti e pensionati italiani lo svolgimento dei lavori nelle campagne in un momento in cui scuole, università attività economiche ed aziende sono chiuse e molti lavoratori in cassa integrazione potrebbero trovare una occasione di integrazione del reddito proprio nelle attività di raccolta nelle campagne”, afferma il presidente di Coldiretti Ettore Prandini.

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