di M. Chiara Biagioni

“Ricordare il cinquantesimo della Giornata mondiale della Terra, in questi giorni della pandemia mondiale, che ha messo l’intero pianeta ‘a riposo’, deve farci riflettere su quanto abbiamo promesso e non mantenuto durante questo mezzo secolo”. Inizia così, con questo monito a rimanere fedeli alle promesse fatte per il bene della terra, il messaggio che il Patriarca ecumenico di Costantinopoli Bartolomeo I diffonde oggi, in occasione della Giornata mondiale della Terra (Earth Day) che qui in Italia si sta celebrando con una maratona multimediale “One People One Planet”. Bartolomeo scrive: “Nel grido che – da oltre trent’anni – il Patriarcato ecumenico eleva per la salvaguardia del Creato, con le sue infinite iniziative, si è unito cinque anni orsono anche il nostro fratello Francesco, Papa di Roma, con la enciclica Laudato Si’, con il quale, in sintonia, mano per mano come fratelli, gridiamo alla intera umanità di fermarsi, di accogliere il grido di dolore che sorge dalla natura ferita, da questa nostra casa comune, dentro la quale siamo divenuti tiranni e non operatori di pace e suoi buoni economi”. La denuncia di Bartolomeo, che per il suo impegno per l’ambiente viene spesso chiamato il “Patriarca verde”, è forte: “Questo pianeta azzurro, che è casa di ogni essere vivente e non solo dell’uomo, ha visto l’arrogante ambizione di quest’ultimo di operare non per il benessere di tutti, ma per soddisfare solamente gli egoismi propri, dimenticando la giustizia, l’amore vicendevole, l’aiuto verso i più poveri e sfortunati, il rispetto reciproco, la sete della presenza di Dio”.
Le celebrazioni pubbliche quest’anno sono state annullate a causa della pandemia, per questo l’Italia – attraverso Earth Day e Movimento dei Focolari – ha optato per una “maratona multimediale”. Nel messaggio, il Patriarca parla del Covid-19: “Un piccolissimo e sconosciuto virus, il coronavirus, ci ha fermati, con tanto dolore per coloro che soffrono o prematuramente ci hanno lasciato. L’intera umanità si è accorta della sua fragilità, della importanza dei rapporti interpersonali”. Bartolomeo pone a questo punto una serie di interrogativi: “L’umanità, ancora una volta, si trova ad un bivio dopo questa esperienza. Saprà trarne buon frutto? Saremo capaci di coltivare le nostre relazioni sociali in modo rinnovato, sapremo essere pacifici e rispettosi ed amare questa casa che Dio ci ha dato per custodirla?”. E conclude: “Il tempo delle parole è finito, ora possono solo iniziare le opere. La natura, animali e vegetali sono in un ‘gioioso riposo’ in questo periodo. Solo l’uomo è scosso e turbato. Trovando l’armonia dentro di noi, riscoprendoci e ridonandoci l’uno all’altro, avremo la possibilità di riappropriarci della nostra vita e di superare questo momento e rientrare in un rapporto nuovo con la Terra e con tutto il cosmo, perché ogni cosa ci è data da Dio per il bene. La scelta è di tutti noi assieme”.

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