di Filippo Passantino

“Per quanto riguarda l’esame di stato conclusivo del primo ciclo di studi sarebbe auspicabile avere almeno un colloquio, seppure a distanza, con lo studente, magari basato su un elaborato originale. Perché rimandare il primo impatto con una commissione d’esame a quando gli studenti della terza media di oggi avranno 19 anni?”. Così Virginia Kaladich, presidente nazionale della Fidae, la federazione delle scuole paritarie cattoliche, durante l’audizione che si è svolta ieri in Commissione Istruzione del Senato, alla luce dell’emergenza coronavirus. Per quanto riguarda l’esame del secondo ciclo, l’attesa della Fidae è “un elaborato, anche creativo, dal quale sia possibile accertare l’acquisizione delle competenze disciplinari e trasversali” e che “ci vengano fornite, in tempi adeguati e in maniera dettagliata, tutte le indicazioni per gli esami sui diversi punti: colloquio orale, alternanza scuola lavoro, criteri per l’attribuzione della valutazione finale”.
Tra le richieste che la presidente Fidae ha espresso in audizione, anche quella tener conto, nella valutazione finale di ogni studente, quale sia stato il suo percorso formativo e cioè il processo di apprendimento, la qualità dell’interazione con il docente e i compagni, l’efficacia della comunicazione, la riflessione critica e il problem solving sviluppati negli anni e l’autovalutazione. Oltre alla questione degli esami finali durante l’audizione si è parlato anche della ripresa dell’anno scolastico a settembre. “La presidente Fidae – si legge in una nota – ha chiesto che, in ragione dell’emergenza e della possibile difficoltà nel reperire personale, siano previste assunzioni di docenti muniti di titolo di studio adeguato, ovvero laurea magistrale e i 24 Cfu e poi che i contratti stipulati con il personale non abilitato possano essere prorogati in attesa degli esiti del Concorso straordinario abilitante”.

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