di Gigliola Alfaro

“Muoviamoci! Intervenite subito, perché la malavita è più rapida della nostra burocrazia! La camorra non aspetta! Bisogna fare più in fretta di loro”: è il “pressante appello” che il cardinale arcivescovo Di Napoli Crescenzio Sepe ha rivolto alle istituzioni, nella messa celebrata il 2 maggio in occasione della memoria della traslazione del corpo di San Gennaro. A Napoli l’emergenza sanitaria, con le sue pesanti ricadute economiche, sta minando la tenuta sociale. Per dare risposte a chi fa sempre più fatica a reggere l’urto della pandemia in campo ci sono la Chiesa, associazioni e volontariato.

La Caritas diocesana di Napoli è impegnata a far fronte all’impoverimento delle famiglie, all’avanzare della povertà alimentare, alla necessità di dare una casa a chi non la possiede. Si è assicurata una linea d’ascolto a distanza, per raccogliere le esigenze emerse in questo periodo, come rate di mutuo in scadenza, pagamento di bollette ed utenze, contributi economici. “Fare carità all’epoca del Covid richiede modalità nuove di azione. È lampante che le persone più colpite da questa crisi economica e sociale sono quelle che lavoravano a giornata e ora si trovano prive dei più elementari mezzi di sostentamento. Per questo

come Caritas ci stiamo impegnando soprattutto sul fronte del contrasto alla povertà alimentare”,

ci dice il vice direttore della Caritas di Napoli, Giancamillo Trani.

Sull’intero territorio diocesano sono in funzione 20 mense su 23, tutte (o quasi) impegnate nella distribuzione di cestini da asporto che, quotidianamente, distribuiscono oltre duemila pasti. Ma, avverte Trani, “c’è anche e soprattutto un problema di povertà alimentare di nuclei familiari che raramente si recano alle mense per fruire di un pasto. Per questo accanto alle mense abbiamo lanciato, attraverso il portale Condivido, l’iniziativa

‘Condivido la solidarietà’

e organizzato, attraverso il nostro banco alimentare Cair e in sinergia con la cooperativa sociale Ambiente solidale onlus, un capillare servizio di distribuzione anche a domicilio di derrate alimentari a coloro che ce le hanno richieste, non solo poveri in senso stretto ma anche quelle categorie colpite dall’emergenza, come studenti stranieri, suore di clausura e nuclei familiari, che hanno bisogno di alimenti e di articoli per l’igiene personale e della casa”.

In pochi giorni, grazie a “Condividere la solidarietà”, la raccolta ha cominciato a dare i suoi frutti: questo lavoro consente anche di fare “un pacco alla camorra” che, in diversi quartieri napoletani, “cerca di cavalcare il livore sociale e di strumentalizzare la situazione donando confezioni di zucchero e caffè”, ricorda la Caritas. Trani rammenta poi l’iniziativa voluta dal card. Sepe, in sinergia con i Padri Gesuiti, a favore dei senza dimora durante l’emergenza coronavirus:

“Con ‘La Chiesa che accoglie’ si è offerto un alloggio a cinquanta clochard in un edificio a Cappella Cangiani messo a disposizione dai Padri Gesuiti”.

Grande è l’impegno anche delle associazioni. Giuseppe Maienza, responsabile della mensa che la Società di San Vincenzo De Paoli gestisce a Porta Capuana, racconta: “Con il Covid-19 l’utenza aumenta ed è sicuramente mutata. Ci sono sempre più napoletani, papà disperati perché non sanno come sfamare la famiglia”. Ai tavoli, prima dell’emergenza, si sedevano ogni giorno 20-30 persone, ora sono 90-100 i pasti caldi che vengono quotidianamente distribuiti in tutta sicurezza. Certo, ammette Maienza,

“è cambiato anche il nostro modo di accogliere: prima lo facevamo con un sorriso, ora avendo la mascherina abbiamo imparato a sorridere con gli occhi, anche se è più complicato”.

Danno una mano alla mensa “i ragazzi scout e i commercianti della zona, pur stando in crisi e con le serrande abbassate. La forza della nostra mensa è proprio la comunità che ci circonda. La rete ci sta aiutando tantissimo, la solidarietà a Napoli non si smentisce mai”, sottolinea il responsabile della mensa.

“Dal 1871 la San Vincenzo De Paoli è a Napoli con 21 conferenze: promuoviamo la dignità umana attraverso le nostre molteplici attività, come le visite domiciliari, la distribuzione di alimenti e indumenti, uno studio medico solidale, la mensa per i poveri, un centro diurno per minori e un sostegno per studenti meno abbienti. In questo periodo di grande emergenza ci siamo adoperati per dare un aiuto non solo materiale ma anche umano”, spiega Carmela Palmese, presidente del Consiglio centrale di Napoli della Società di San Vincenzo De Paoli.

“La nostra mensa che esiste da quarant’anni a Napoli ha visto triplicate le richieste di un pasto caldo,

ma anche le conferenze che sono le nostre antenne sul territorio oltre a dare un apporto economico si sono attrezzate per videochiamate, doposcuola e attività ricreative a distanza”, aggiunge.

I quartieri popolare di Forcella, Piazza Garibaldi e il Vasto sono le aree di Napoli da cui parte “Seeds”, l’intervento di emergenza di ActionAid per dare aiuto immediato a 200 famiglie italiane e straniere in difficoltà e a rischio esclusione, spesso senza accesso ai sussidi statali. Una risposta concreta ai bisogni urgenti delle persone più vulnerabili che durante la pandemia Covid-19 hanno perso il lavoro e la loro unica fonte di sostentamento. “L’iniziativa dal titolo emblematico ‘Seeds’, dall’inglese ‘Semi’ – afferma Daniela Capalbo, volontaria di ActionAid -, vuole

gettare i semi di una nuova convivenza attraverso un aiuto concreto alle famiglie e alle persone in difficoltà,

con la distribuzione di beni di prima necessità e di alimenti acquistati dalla rete locale di Slow Food, rispondendo a un bisogno concreto di un’intera fascia di popolazione che in questo momento rischia di non avere accesso alle misure governative e dando sostegno ai piccoli produttori agricoli del territorio napoletano dai quali saranno acquistati i prodotti poi donati”.

ActionAid a Napoli, attraverso l’impegno dei giovani attivisti e volontari, fornisce generi alimentari a domicilio, guide informative multilingua sulla prevenzione dell’epidemia e sui servizi attivi sul territorio. Fanno parte della rete Hamef – associazione interculturale napoletana per la promozione dei diritti degli stranieri, Associazione senegalesi di Napoli, Associazione Bellarus, Associazione Vivlaviv, The Italian Gambian Association, Slow Food Napoli, ma “abbiamo lanciato una call cittadina per invitare i volontari a sostenerci”, conclude Capalbo.

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