Il numero di contagi e morti sale vertiginosamente in America Latina e soprattutto in Brasile. Secondo la ricostruzione del Sir, in base ai dati ufficiali al 20 maggio, i contagiati in America Latina e Caraibi hanno superato i 600mila, attestandosi a 615.919, mentre i morti sono 34.047. Il contagio appare incontrollabile in Brasile, dove ieri ci sono stati oltre 20mila nuovi casi, con circa mille morti in 24 ore. Anche il Perù ha superato i 100mila contagi. Le cifre ufficiali sono di 104.020 positivi e di 3.024 vittime. Seguono il Messico (56.594 e 3.024), il Cile (53.617 e 544) e l’Ecuador (34.854 e 2.888). Tra gli altri Paesi, il contagio avanza inesorabile, anche se lentamente, nella poverissima Haiti (596 positivi e 22 morti) e fa un balzo, secondo i ben poco attendibili dati ufficiali del regime, in Nicaragua (da 25 positivi a 254 in un giorno, con 17 vittime).
In questa situazione, da un lato si moltiplicano le polemiche per l’atteggiamento del presidente del Brasile Jair Bolsonaro, che ha più volte minimizzato la portata della pandemia, dall’altro risaltano con grande evidenza l’aumento delle situazioni di fragilità e povertà e l’inadeguatezza delle politiche sociali e sanitarie di gran parte dei Paesi. Si moltiplicano i tentativi di recuperare un coordinamento a livello politico, tra i vari Paesi, che appare imprescindibile per affrontare le attuali e le future sfide. Già è noto il manifesto di numerosi leader cattolici del Continente, che ha avuto un’appendice in questi ultimi giorni con l’iniziativa dell’Accademia latinoamericana dei leader cattolici, che ha promosso a distanza una serie di dibattiti, con un intervento conclusivo di Guzmán Carriquiry, vicepresidente emerito della Pontificia Commissione per l’America Latina.
E anche altre “famiglie politiche” fanno sentire la loro voce. Qualche settimana fa l’iniziativa è stata presa dai riformisti e sostenitori della cosiddetta “terza via” di numerosi Paesi, con un manifesto firmato da importanti esponenti, come il premio Nobel ed ex presidente della Colombia Juan Manuel Santos, l’ex presidente del Brasile Fernando Henrique Cardoso, l’ex presidente del Cile Ricardo Lagos e l’ex presidente del Messico Ernesto Zedillo.
In un documento pubblico, intitolato “Imperativi etici ed economici della lotta contro Covid-19: una prospettiva latinoamericana”, ex presidenti, ex ministri e accademici di vari Paesi della regione propongono una serie di raccomandazioni e strategie sul modo in cui si dovrebbe affrontare la crisi derivata dalla pandemia di Covid-19. E chiedono di “andare avanti con politiche coraggiose per proteggere i redditi delle persone e delle famiglie, compresi i trasferimenti di denaro per coloro che sono rimasti in una posizione vulnerabile a causa della crisi, compresi i lavoratori informali e autonomi”.
È di questi giorni anche l’incontro del cosiddetto Gruppo di Puebla, che aggrega i leader di sinistra e i progressisti del continente, come gli ex presidenti Lula e Rousseff (Brasile), Correa (Ecuador), Lugo (Paraguay), Morales (Bolivia). Commenta da Bogotá Cristiano Morsolin, esperto di diritti umani in America Latina: “I leader che indicano la cosiddetta ‘terza via’ fanno proprie alcune proposte di Papa Francesco. E anche dal Gruppo di Puebla viene sottolineato il ruolo fondamentale del Papa per la pace e il dialogo. Tra i presenti anche il senatore colombiano Iván Cepeda, portavoce del movimento Movice delle vittime della violenza colombiana e in contatto con la rete Libera, che ha esplicitamente citato il ruolo di Papa Francesco e la sua proposta di un cessate il fuoco mondiale”.

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