“La situazione economica è difficile, quasi tutti sono rimasti senza lavoro per il lockdown. Per esempio nella mia parrocchia la maggioranza dei poveri lavorava al porto scaricando merci e trasportandole con i carretti a destinazione in città. Questi lavoratori informali hanno perso il loro misero guadagno”. Lo dice al Sir, da Belém, la capitale dello Stato brasiliano del Pará che sorge nei pressi della foce del Rio delle Amazzoni, padre Flavio Piccolin, missionario del Pime di origini comasche, che presta servizio pastorale nella parrocchia di Santa Luzia, in zona portuale. “Il Governo ha dato un aiuto anche a questi lavoratori informali, un sussidio importante ma insufficiente per i bisogni delle famiglie”, prosegue il missionario, secondo il quale “si prevede un aumento rilevante della disoccupazione e di conseguenza della povertà. I ricchi resteranno ricchi e i poveri aumenteranno. Questa situazione è pericolosa, se non si fa qualcosa per ridurre la povertà. Speriamo che da questa pandemia nasca una società più solidale attenta agli ultimi e ai poveri. In queste settimane si sono visti gesti di solidarietà dei ‘grandi’ e anche dei ‘piccoli’, questi sono segni che danno speranza”.
Le parrocchie, dopo la chiusura delle attività, “stentano a sopravvivere non avendo le entrate ordinarie. Sono tutte in difficoltà per pagare coloro che sono assunti alle proprie dipendenze. Nonostante questo, non hanno rinunciato alla solidarietà. Quasi tutte le parrocchie stanno aiutando le famiglie povere soprattutto con l’aiuto alimentare della ‘cesta basica’. Questo è possibile grazie all’aiuto di tante persone generose che sostengono la carità della nostra Chiesa.
Nella nostra parrocchia di Santa Luzia siamo riusciti a pagare gli stipendi dei dipendenti con l’aiuto del nostro Istituto, il Pime, che ha messo a disposizione il necessario. Per quanto riguarda i poveri della parrocchia abbiamo già distribuito due volte la ‘cesta basica’ alle famiglie povere e stiamo approntando una terza distribuzione. Tutto questo è possibile per l’aiuto di alcuni benefattori sia locali sia italiani. È già in programma una quarta distribuzione e poi vedremo. Solitamente tutte le settimane preparavamo un pasto per i poveri, questo adesso è ancora impossibile per evitare il contagio. Appena possibile riprenderemo anche questa attività”.

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