giovedì, Ottobre 29, 2020
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Didattica a distanza: Roma, l’8 giugno manifestazione-appello di genitori e associazioni “Apriti scuola!”

di Patrizia Caiffa

L’8 giugno, ultimo giorno di scuola, genitori, insegnanti, associazioni e comitati genitori di Roma si ritroveranno nei luoghi cardine della “didattica negata” al grido di “Apriti, scuola!”: saranno in scuole, piazze, parchi, insieme ai loro figli e alunni, per dimostrare con azioni concrete la loro idea di scuola del futuro, “aperta, ricca e inclusiva, basata sì sul distanziamento fisico ma anche e soprattutto sulla relazione sociale”. Tra le azioni educative previste: lezioni e concerti in piazza, consegna dei diplomi di fine ciclo, bike to school e percorsi a piedi da scuola a scuola. Una trentina di associazioni e comitati genitori di Roma riuniti in un gruppo Facebook  sognano “un modello di didattica in presenza che non escluda nessuno, che sia rispettoso dei bambini e dei ragazzi e del loro bisogno di interazione e socialità”. Chiedono, in particolare, “l’incremento del numero di docenti e del personale amministrativo, tecnico e ausiliario” (Ata), la possibilità “di operare su piccoli gruppi”, prendendo “il meglio delle nuove tecnologie senza esserne soffocato” e aprendosi “alle esperienze di didattica all’aperto”. Le associazioni ribadiscono: “L’esperienza della didattica a distanza sia limitata al massimo, anche alle superiori”. Tra le altre richieste, “ampliare il numero degli spazi”, “formare il personale a utilizzare al meglio gli strumenti informatici a disposizione” e “operare in un contesto che necessariamente non sarà più solo quello dell’aula scolastica”.

Per questo servono “più investimenti sulla scuola, in assenza dei quali è estremamente difficile immaginare un futuro che non sia un continuo ripiego”. Comitati e associazioni dei genitori di Roma intendono così “rifiutare la normalizzazione della didattica a distanza e le classi pollaio” e rendere possibile “l’apertura degli edifici scolastici negli orari extradidattica” per “iniziative sociali e culturali, la ricomposizione delle relazioni sociali, cioè la costruzione di comunità nelle quali bambini e adolescenti siano una priorità”. “Trasformiamo questa crisi in occasione per trasformare la scuola in meglio – concludono -, non in pretesto per impoverirla ancora di più”
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