“Il Covid-19 è arrivato fino alle coste del Pacifico e ha aggiunto sale alle ferite di questo territorio, dal momento che questa pandemia coesiste con altre pandemie come la violenza e l’abbandono dello Stato. In questo contesto, si stabilisce una macabra connessione al sistema sanitario precario e all’azione inefficace dello Stato contro gli attori armati, rendendo le persone estremamente vulnerabili”. L’amara constatazione è di mons. Juan Carlos Barreto Barreto, vescovo di Quibdó, capoluogo del dipartimento del Chocó, nella Colombia occidentale. Si tratta di una delle aree maggiormente caratterizzate dalla presenza di gruppi armati, dalla violenza, dalla povertà, dalla lontananza delle Istituzioni. Tutti aspetti accentuati dall’attuale pandemia. Mons. Barreto, intervistato dal Sir, denuncia: “I gruppi armati, il cui unico obiettivo è arricchirsi attraverso attività illegali, hanno trovato uno spazio più ampio nel contesto della pandemia per continuare con le loro azioni illegali e con la sistematica violazione del diritto internazionale umanitario. Invece di diminuire le loro azioni, continuano a sfollare e a confinare le comunità, a installare mine antiuomo, a reclutare minori e a minacciare leader e comunità”.
E tutto questo accade in un quadro di estrema fragilità del sistema di protezione sociale e dei servizi sanitari, andati in tilt di fronte a numeri che in altre situazioni sarebbero stati gestibili: 335 casi nel dipartimento del Chocó, con 14 decessi, secondo i bollettini ufficiali. Dati comunque in crescita, dato che in 24 ore ci sono stati 40 contagi e 3 morti “La pandemia – continua mons. Barreto – ha trovato un sistema sanitario precario, che di fronte ai primi contagi è subito crollato. Non ci sono abbastanza medici, soprattutto specializzati, e neppure mezzi di protezione, a livello di bio-sicurezza, e tanto meno i letti minimamente necessari per prestare cure intensive. La situazione è critica e sarà drammatica se non si raggiunge una soluzione sufficientemente adeguata”.

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