di Maria Chiara Biagioni

Questa settimana l’arcivescovo di Canterbury Justin Welby e il cardinale arcivescovo di Westminster Vincent Nichols hanno scritto sia all’ambasciatore israeliano Mark Regev sia al primo ministro britannico Boris Johnson, esprimendo la loro opposizione a qualsiasi azione del governo israeliano volta ad annettere il territorio della Cisgiordania dopo il 1° luglio 2020. Le lettere seguono il recente appello dei leader delle Chiese cristiane in Terra Santa contro il progetto di annessione “unilaterale” di Israele di alcune parti della Cisgiordania – in particolare degli insediamenti ebraici e della valle del Giordano – contenuto nel piano di pace per la regione promosso dall’amministrazione Trump. Proposta che, secondo i leader delle Chiese cristiane di Terra Santa e anche secondo il card. Nichols e l’arcivescovo Welby, “solleva seri e catastrofici interrogativi sulla fattibilità di qualsiasi accordo pacifico che ponga fine all’ultradecennale conflitto israelo-palestinese che continua a costare molte vite innocenti, come in un circolo vizioso di tragedia e ingiustizia umana”. I due leader cattolico e anglicano affermano, quindi, nelle due lettere di sostenere “in modo inequivocabile il diritto fondamentale dei cittadini israeliani di vivere in pace e in sicurezza, ma queste prospettive possono essere garantite solo attraverso la negoziazione e non con l’annessione”. “È essenziale che israeliani e palestinesi possano vivere senza violenza o senza la minaccia della violenza reciproca o di altri gruppi armati”, sottolineano il card. Nichols e l’arcivescovo Welby.

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