di Alberto Baviera

Le imprese italiane dichiarano una forte attenzione alle misure di precauzione e contrasto all’epidemia di Covid-19 nel contesto delle proprie attività produttive. Il 49,1% (68,5% dell’occupazione complessiva, circa 8,8 milioni di addetti) ha messo in atto strategie integrate di precauzione, prevedendo cioè l’utilizzo congiunto di almeno una delle misure per le diverse categorie di intervento, mentre solo il 2,9% (1,7% dell’occupazione, circa 214mila addetti) non ha predisposto alcuna misura. La quasi totalità delle imprese (96,7%) ha provveduto a sanificare gli ambienti di lavoro e ha dotato i propri dipendenti di dispositivi di protezione individuale (Dpi). Nel 69,8% dei casi si sono messe in atto strategie informative o procedure di triage, nel 69,7% sono state previste forme di adattamento dell’organizzazione del lavoro e dei processi produttivi. Lo rende noto oggi l’Istat diffondendo il report “Situazione e prospettive delle imprese nell’emergenza sanitaria Covid-19”.
Seppur non obbligatorio, tra le imprese non cessate o comunque in condizione di riaprire entro l’anno il 59,9% (70,2% dell’occupazione) farà ricorso al controllo della temperatura corporea dei propri dipendenti. Per quanto riguarda l’adeguamento degli spazi di lavoro per assicurare il distanziamento fisico dei lavoratori, il 56,3% delle imprese (63,2% in termini di occupazione) ha già adottato questa misura precauzionale, il 29,3% (26,7% degli addetti) non ha ancora provveduto ma afferma di poterlo fare, il 14,4% (10,1% di addetti) dichiara che gli spazi di lavoro risultano impossibili da adeguare. “La difficoltà a riadattare gli spazi di lavoro – spiega l’Istat – dipende poi molto dalla dimensione aziendale”. A dichiararsi impossibilitate a farlo sono il 15,3% delle micro-imprese e l’11,6% delle piccole (che insieme rappresentano il 7,2% dell’occupazione complessiva). Fra le medie e le grandi, più di due imprese su tre hanno già provveduto alla riorganizzazione degli spazi (30,7% dell’occupazione) mentre solo il 7,4% delle medie e il 4,3% delle grandi affermano di non poterli adeguare (2,8% degli occupati).
Infine, è passato dall’1,2% di gennaio-febbraio 2020 all’8,8% di marzo-aprile la percentuale di personale impiegato in modalità agile (smartworking). L’incidenza arriva al 21,6% nelle imprese di medie dimensioni dal 2,2% di gennaio/febbraio mentre nelle grandi dal 4,4% dei primi due mesi dell’anno accelera fino al 31,4%. Anche dopo la fine del lockdown (maggio-giugno 2020), la quota di lavoratori impiegati a distanza pur in declino resta significativa (5,3%), soprattutto nelle grandi e medie imprese (25,1% e 16,2%).

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