di Giacomo Grasselli

Anche i sacerdoti hanno affrontato il periodo di “isolamento” dai fedeli. Uno di loro è don Decio Cipolloni, nato a Cingoli nel 1940, decimo di 10 fratelli. Sacerdote dal 1967, è stato assistente ecclesiastico nazionale dell’Unitalsi, guida spirituale del Policlinico Gemelli a Roma e vicario generale della Prelatura di Loreto.
È ora collaboratore nel Santuario di S. Spirito in Sassia, vicino al colonnato di San Pietro.

«Sceso il silenzio sulla quarantena – ci racconta – anche io ho vissuto la clausura rigorosa. Ho parlato solo con il Signore per aprirgli il cuore, presentandogli tutti coloro che mi ha affidato nel mio sacerdozio, idealmente rappresentati dai miei 5.000 amici di Facebook. Li sento come mio popolo ma vero e reale nel Signore che supera ogni spazio».

Si è sempre informato sull’emergenza a Cingoli. «Grazie ai miei familiari – aggiunge don Decio – ho potuto condividere i giorni della paura, dello sconcerto, che dalla Casa di riposo si diffondevano come una provocazione di morte. I cingolani si sono fortemente adoperati per fermare il contagio e ho percepito il vero volto della città. Con il panorama che le è stato donato, Cingoli cominci a guardare lontano, per intravedere l’orizzonte di una nuova speranza, con l’intercessione della Madonna alla quale è stata consacrata».

Don Decio conosceva Carlo Urbani, medico marchigiano scomparso dopo aver scoperto la Sars, epidemia tanto simile al Covid–19. «Ho fatto – racconta – un tratto di strada con lui. Nel 1976 ha conosciuto l’iniziativa delle vacanze estive per i disabili a Serra S. Quirico, dove ero parroco. Si immerse in questa inedita ed ardita esperienza con spirito di donazione e la promosse anche a Castelplanio. Si vedevano le sue qualità di intelligenza e semplicità, era carico di ideali e di prospettive, avendo chiaro dentro di sé il senso della giustizia nella difesa dei deboli e dei poveri».

Matrimonio di Carlo Urbani e Giuliana Chiorrini, celebrante don Decio Cipolloni
Matrimonio di Carlo Urbani e Giuliana Chiorrini, celebrante don Decio Cipolloni

Urbani aveva scelto don Decio per il suo matrimonio con Giuliana Chiorrini, presidente della Cri di Castelplanio. «Nel 1983 – dice il sacerdote – mi chiamò a benedire le sue nozze. Fu un momento di grande edificazione vedere presentare al Signore la ricchezza del loro amore e dei loro sogni di bene».

L’esempio di Carlo Urbani è di grande attualità. «A 17 anni dalla sua morte – spiega don Decio – ci consegna il suo testamento, affidato alla sposa. Mentre ne raccoglieva l’ultimo respiro, le disse: “Non dobbiamo essere egoisti. Io devo pensare agli altri. Tu lo sai”. Al sacerdote che lo confessò disse che non aveva rimpianti, aveva avuto tutto dalla vita, ma lo addolorava dover lasciare i figli. La sua famiglia, tuttavia, ha fatto proprio il suo Un'altra immagine del matrimonio di Carlo Urbanitestamento, impegnandosi sul versante della solidarietà, con lo sguardo verso la povertà e le sofferenze. Giuliana qualche mese fa mi ha confidato: “Rivivo il dramma di quei giorni. Vorrei essere vicino a ogni sposa, a ogni figlio dei molti medici che hanno donato la vita come il mio Carlo”. È uno dei grandi, come uomo, medico, marito e padre, impegnato su tutti i fronti».

«La sua morte – conclude il sacerdote cingolano – oggi illumina quella dei moltissimi medici che come lui hanno donato la vita per salvarne altre. Sono certo che ci sia Carlo ad accoglierli in cielo, perché insieme si facciano consolazione per le loro famiglie, lacerate dal dolore. Si impegnino ad illuminare dall’alto la scienza medica, per trovare il vaccino che distrugga l’iniquo e diabolico virus. Forse verrà istituita la Gionata Mondiale dei Camici Bianchi. Si sta chiedendo che sia scelto il 29 marzo, giorno della morte di Carlo, perché diagnosticò la Sars e ne fissò il protocollo di prevenzione».

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