di Giovanna Pasqualin Traversa

Secondo le nuove linee guida dell’Oms sono sufficienti tre giorni senza sintomi per l’uscita dall’isolamento dei pazienti risultati positivi al Sars-CoV-2. Dunque non occorrerebbero più due tamponi negativi a distanza di 24 ore, oltre alla guarigione clinica. Questo potrebbe portare a modifiche delle disposizioni in vigore nel nostro Paese. Nell’attesa che il Comitato tecnico scientifico, sollecitato dal ministro della Salute Roberto Speranza, si esprima ufficialmente sull’adottabilità o meno di questi nuovi criteri, “non cambia nulla”, dice al Sir Roberto Cauda, ordinario di malattie infettive all’Università Cattolica e direttore dell’Unità di malattie infettive del Policlinico Gemelli di Roma, secondo il quale è in ogni caso opportuno

“mantenere fermo il principio di massima precauzione perché il peggio sembra passato ma non ne siamo ancora fuori”.

L’Oms, spiega, “si rivolge a tutto il mondo, a contesti nei quali c’è la possibilità di fare tamponi e ad altri in cui questa possibilità non c’è”. Alcuni studi, prosegue, indicano che “almeno in Italia (e in Europa) il virus, grazie al lockdown, è circolato di meno e che i tamponi rilevano una minore quantità di Rna, l’acido nucleico che costituisce la parte interna del Sars-CoV-2 e fa replicare il virus rendendolo infettante. In presenza di Rna il tampone è positivo, in assenza è negativo; la sua quantità ne determina la contagiosità. Alcuni sostengono che al di sotto di una determinata soglia, il soggetto sottoposto a tampone può essere considerato non contagioso”. Anche uno studio sudcoreano “ha dimostrato che soggetti a contatto con persone a tampone positivo non si sono infettati. Partendo da questa osservazione l’Oms ritiene che una persona che non presenti più sintomi dovrebbe non essere più infettante o esserlo molto meno.
Un cambiamento rispetto a quanto finora ritenuto, ma occorre tenere presente che ci sono anche asintomatici che trasmettono la malattia”.

Le linee guida Oms non sono tuttavia vincolanti per i governi. “Come ha detto il ministro Speranza – prosegue il professore – occorrerà valutare se recepirle o meno. Personalmente, in questa fase avrei una posizione un po’ attendista. Aspetterei ulteriori dati dalla letteratura scientifica e pur senza alcuna preclusione, in base alla mia esperienza sarei un po’ più prudente. Siamo di fronte ad una malattia che si trasmette facilmente per via aerea attraverso le goccioline, ma anche attraverso gli asintomatici. Bisognerebbe capire quale ruolo svolgano effettivamente questi ultimi”.

Per quanto riguarda il doppio tampone negativo, “in attesa del parere del Cts al momento non è cambiato nulla”, assicura richiamando al riguardo l’affermazione di Ranieri Guerra, direttore aggiunto all’Oms e membro del Cts: “L’uso del doppio tampone è la regola d’oro per scongiurare il rischio”. “Le evidenze scientifiche sono innegabili – chiosa Cauda -. Sui grandi numeri è così ma sul singolo caso potrebbe non esserlo. Saranno ovviamente altri a decidere il da farsi, ma io impronterei tutto al massimo della prudenza”.

In questi giorni è stato anche sollevato un allarme aumento contagi, non sul dato nazionale, ma con riferimento a dati locali di singole zone. “I numeri vanno interpretati”, risponde il medico. “All’inizio la pandemia si caratterizzava per una curva in rapida ascesa con un R0 (parametro che misura la potenziale trasmissibilità di una malattia infettiva, ndr) arrivato a 3 o anche a 4. Dopo il picco intorno al 22 marzo è iniziata una lenta discesa che va considerata in maniera dinamica. In questo ultimo periodo è un po’ rallentata ma il trend prosegue”. Niente contagi e decessi in alcune regioni; su scala nazionale aumento dei guariti, calo dei ricoveri e anche dei decessi, “sebbene questo numero sia ancora, purtroppo. inaccettabilmente alto”. Insomma, “guardando i numeri nella loro freddezza ma assoluta imparzialità, la pandemia, almeno in Italia, si sta esaurendo. Il lockdown ha impedito la trasmissione del virus; modelli matematici dicono che ha prevenuto centinaia di migliaia di contagi e centinaia di morti”.
Tuttavia “non ne siamo ancora fuori. Affermare che sia passata sarebbe pericoloso”, avverte l’infettivologo sottolineando la necessità di “un uso estensivo della mascherina, del corretto e frequente lavaggio delle mani, del distanziamento sociale” e di “evitare assembramenti”.

A spiegare su base nazionale la più lenta decrescita delle ultime settimane potrebbe essere, aggiunge, “un elemento nuovo di cui non sempre si tiene conto. Ai primi di maggio è partita una valutazione sierologica che ha coinvolto molti cittadini, finalizzata a verificare quanto il virus abbia circolato”. In caso di positività di anticorpi, segue il tampone. “Il numero di tamponi positivi a seguito del test sierologico positivo – spiega – è bassissimo; tuttavia vi sono a casi di soggetti totalmente asintomatici con tampone positivo. Siccome il tampone rileva la presenza o meno di Rna, non sappiamo se sono contagiosi ma sono comunque soggetti contagiati”.

Per Cauda occorre continuare a sorvegliare con attenzione gli esiti delle progressive aperture perché

“il rischio di nuovi focolai rimane elevato.

Lo dimostrano la vicenda del mattatoio tedesco e i due focolai nel Lazio, prontamente individuati e bloccati ma che nella regione hanno fatto salire sopra l’uno il RT (nuovo parametro che indica il tasso di contagiosità dopo l’applicazione delle misure atte a contenere la diffusione della malattia, ndr), che in precedenza era stabilmente al di sotto di uno”. Per i focolai “non esiste prevenzione assoluta; l’importante è individuarli e spegnerli subito”.

E la strategia rimane quella delle 3T: testare, tracciare, trattare.

In Italia vengono eseguiti dai 50 ai 70mila tamponi al giorno. “Se ne potrebbero fare di più; più se ne fanno più c’è possibilità di individuare soggetti che possono essere venuti a contatto con il virus”. In caso di positività occorre tracciare i contatti, metterli in quarantena e trattarli. “Il tracciamento tecnologico – precisa l’esperto – sarebbe molto più efficiente di quello manuale ma Immuni funziona solo se il suo utilizzo sale oltre il 60- 70% degli utenti”. Ad oggi invece, secondo il ministero dell’Innovazione, la App è stata scaricata solo da 3 milioni e 300mila persone. “Non credo ci sia un problema di privacy – commenta Cauda – Penso piuttosto a scarsa percezione da parte dell’opinione pubblica dell’importanza di questo tracciamento nel contrasto alla malattia”.

E sul diluvio di informazioni circolate in questi mesi – alcune confermate, altre successivamente smentite – il professore riconosce: “Questo può avere in qualche modo indotto nell’opinione pubblica la falsa impressione di una serie di incertezze. Ma occorre prendere atto, come ha affermato in modo autorevole quel grande filosofo della scienza che è Dario Antiseri, ‘che la scienza sta affrontando il coronavirus per tentativi. Quello che oggi vediamo, domani potrebbe non essere confermato. Non c’è nulla di male nel vedere gli scienziati che si contraddicono, tentano di imparare e di capire’”.
“Si tratta di una malattia nuova – conclude Cauda -, che riserva molte sorprese e che stiamo imparando a conoscere. La scienza non è infallibile e ogni teoria vive sotto assedio perché nuove informazioni e scoperte potrebbero modificare continuamente il quadro precedente”.

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