“Il diritto alla vita, dono di Dio, e l’obbligo di preservarla sono diventati un miserabile affare. Anche la salute è un diritto umano irrinunciabile, del quale tutti siamo responsabili”. Lo scrive il Consiglio di presidenza della Conferenza episcopale ecuadoriana, in una lettera scritta dopo che nelle ultime settimane sono emersi gravi scandali di corruzione relativi alla gestione del Covid-19 e in particolare alla maggiorazione del prezzo delle attrezzature necessarie per affrontare l’emergenza. Il documento fa notare che, nel frattempo, il popolo diventa sempre più povero, tanto più che ci troviamo in uno scenario economico e politico che vede sempre più ridursi le risorse pubbliche e questo si traduce in servizi sanitari inadeguati. “Questa situazione compromette il futuro del nostro Paese, dilapida il nostro potenziale e priva i poveri di opportunità. A fronte di tutto ciò, i politici, i funzionari pubblici e le istituzioni dello Stato, in quanto delegati e servitori di tutta la società, hanno la grande responsabilità di provvedere alle necessità del nostro popolo quanto meno onestamente, facendo il massimo per la trasparenza nella gestione delle risorse destinate ad affrontare qualsiasi tipo di crisi”.
Proseguono i vescovi: “Eticamente, la corruzione è un crimine che condanna a morte molte persone bisognose di vita, lavoro e opportunità, oggi più che mai. La corruzione promuove lo ‘scarto’ dei più vulnerabili e la mancanza di sensibilità per le persone più deboli, oltre che aumentare l’ingiustizia, l’impunità e la mancanza di rispetto della legge”. E dal punto di vista religioso, la corruzione “è un gravissimo peccato, un disordine morale incompatibile con la fede cristiana”.
In questo scenario, “esigiamo che si facciano le indagini più accurate e che si vada fino in fondo, accada quel che accada, e si restituisca il denaro defraudato e rubato alla società. Un popolo degno non può esser complice della corruzione e dell’impunità”.

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