di Massimo Lavena

L’esperienza ecclesiale della clausura forzata, imposta dall’epidemia di Covid-19, ha portato le Chiese tedesca e austriaca a confrontarsi con la necessità di rendere il contatto digitale con i fedeli il più umano e coinvolgente possibile. Già da tempo le diocesi e le parrocchie sfruttano il mondo digitale per vicine ai propri fedeli, e le esperienze sia sui social media, sia in streaming su canali dedicati hanno dato negli anni grandi soddisfazioni.

Ma ciò che è risultato dall’esperienza delle restrizioni alle celebrazioni, è andato oltre il semplice incremento delle liturgie rilanciate da Facebook, Instagram, Youtube

che, deve essere sottolineato, hanno letteralmente invaso il mondo delle dirette in streaming in questi ultimi mesi. Ogni parrocchia ha approntato il proprio mezzo di ritrasmissione e quotidianamente ha raggiunto le famiglie, i singoli, gli anziani nelle case di cura e negli ospedali, le comunità ecclesiali divise dall’epidemia: i parroci, i diaconi, i laici si sono trasformati in estemporanei tecnici del suono e registi offrendo un servizio liturgico che è andato al di là della consueta offerta.

Alle Messe si sono aggiunte le preghiere delle ore, il rosario, le novene per i santi patroni hanno coinvolto con gesti semplici le comunità disperse.

E non va dimenticato come dalle storiche cattedrali gotiche e romaniche del mondo germanico i vescovi e i cardinali hanno saputo confrontarsi in più occasioni in assemblee, seppur ridotte, con i propri fedeli usando i sistemi delle conference call su una delle numerosissime piattaforme digitali. E grande è stato l’apporto delle testate nazionali e locali nel trasmettere via radio e televisione le celebrazioni liturgiche del triduo pasquale e del tempo di Pasqua: numeri non calcolabili vista l’enorme offerta che si è manifestata e ampliata giorno dopo giorno.
Monsignor Franz Lackner, arcivescovo di Salisburgo, nel corso della conferenza stampa del 19 giugno scorso a Vienna, con la quale ha pubblicamente iniziato il suo mandato di nuovo presidente della conferenza episcopale austriaca, ha ricordato ai giornalisti come per lui personalmente sia stato “sconvolgente” celebrare le messe nella cattedrale vuota, e ha ringraziato i media che hanno permesso ai fedeli assenti di prendere parte alle trasmissioni in diretta.

Per Lackner è vero che una liturgia eucaristica nella sua compiutezza ha ovviamente bisogno della presenza fisica del popolo di Dio, ma in questo ambito ha posto la necessità che si sviluppi una “Teologia del digitale”.

Secondo il teologo pastorale Johann Pock, preside della facoltà teologica di Vienna, l’attuale creatività della pastorale su base telematica dovrebbe sopravvivere al tempo della pandemia della corona. Pock ha parlato di molte esperienze digitali positive nelle chiese locali: “Forse alcuni che non potevano essere raggiunti attraverso attività precedenti avranno un nuovo rapporto con la religione”, ha detto Pock che, tra le esperienze positive, inserisce il ruolo fondamentale dei laici in questa situazione: senza di essi, la lenta ripresa della vita parrocchiale non sarebbe riuscita. Le esperienze della “chiesa di casa” sono state preziose per questo: Pock sottolinea che

si è riscoperta l’importanza degli altri

e in questo senso, molte parrocchie a Pasqua hanno deliberatamente cercato il contatto con le persone attraverso campagne di chiamata alla Messa via web.
Il vice Provinciale dei Pallottini tedeschi, padre Michael Pfenning ha letto i risultati di un sondaggio fatto tra i fedeli alla riapertura controllata delle celebrazioni: e a katholisch.de, portale della Chiesa tedesca, ha espresso le sue riflessioni sui risultati. La maggior parte dei credenti intervistati preferisce attendere che le Messe siano nuovamente accessibili a tutti.

Questo significa la necessità di continuare a raggiungere le comunità su via digitale, con quella comunione spirituale che è stata vissuta con grande intensità, anche alla sequela di papa Francesco.

Pfenning evidenzia che tra le risposte c’è quella di un uomo che non accetta il sacerdote in guanti di gomma e pinze perché incompatibili con la riverenza per il Corpo di Cristo. Ma anche le lacune nella sicurezza, le prenotazioni per le messe risultano respingenti rispetto la fruizione delle chiese. Pfenning non sa se l’astinenza temporanea dalla partecipazione all’Eucaristia abbia aumentato il desiderio per il sacramento ma secondo lui è aumentata la necessità di “affrontare il significato dell’Eucaristia”.

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