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Usa, nel lockdown vendute più armi. E le sparatorie uccidono gli innocenti

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Usa, nel lockdown vendute più armi. E le sparatorie uccidono gli innocenti

di Maddalena Maltese

Natalie giocava nel cortile della nonna assieme ad altri bambini ad Austin, alla periferia di Chicago quando da una macchina sono stati sparati vari colpi che l’hanno raggiunta uccidendola. Nel giorno dell’Indipendenza americana, questa bambina di appena sette anni ha concluso così la sua vita. Poche ore prima Royta Giles Jr. di 8 anni era andato al centro commerciale di Birmingham per acquistare insieme ai suoi il vestito per la festa del 4 luglio. Una lite futile tra cinque uomini, tutti possessori di armi, ha scatenato una furia di proiettili che hanno colpito alla testa Royta. E’ morto pochi minuti dopo essere arrivato in ospedale.

Il weekend del 4 luglio ha toccato apici di violenza inattesa lasciando sulle strade di Chicago 17 persone uccise, tra cui due bambini e 63 feriti, mentre su quelle di New York i morti sono stati sei e i feriti 37.

Due poliziotti si sono salvati per miracolo da un proiettile, non si sa ancora se vagante per i fuochi d’artificio del 4 luglio o intenzionale che ha colpito il parabrezza della vettura facendo saltare tutti i vetri e ferendo seriamente i due agenti. Sparatorie si sono i sono poi registrate Memphis, Omaha, Cleveland, Detroit, in Carolina del Nord e in altre città con un bilancio di circa 30 morti e quasi 100 feriti.

La polizia di New York in un comunicato ha reso noto che nelle tre ultime settimane le sparatorie sono raddoppiate, mentre quella di Fresno in California ha dichiarato che dall’inizio della pandemia le sparatorie hanno fatto registrare un aumento del 40% e solo da gennaio a giugno ne sono state contate 202.

A queste si aggiungono le sparatorie mortali non intenzionali causate dai bambini, cresciute del 43% solo in marzo ed aprile.

Molti di loro hanno trovato in casa un’arma non custodita e giocandoci hanno ucciso qualcuno.

I dati raccolti dall’associazione Everytown for gun safety (Ogni città per le armi sicure) parlano di un incremento legato all’aumento dell’acquisto di armi durante il lockdown per il coronavirus. Con le scuole chiuse e i bambini a casa, le probabilità di trovare pistole incustodite è cresciuta esponenzialmente come le ferite e le morti involontarie.

Prima della pandemia, Everytown stimava che circa 4,6 milioni di bambini negli Stati Uniti vivessero in case con almeno una pistola carica e sbloccata,

e oggi teme che quel numero sia aumentato perché la stampa non è riuscita a raccontare tutti gli incidenti e il background check, cioè il controllo sui nuovi possessori, si è molto allentato.

Tuttavia un’associazione di categoria sulle fabbriche di armi da fuoco ha dichiarato che i controlli sugli acquirenti nel periodo della pandemia sono aumentati dell’80% rispetto a marzo dello scorso anno: il dato, se conforta sull’entità dei controlli, allarma per la crescita esponenziale dei possessori di fucili e pistole.

“Il nostro settore sta registrando vendite da record nel bel mezzo della pandemia e una grande percentuale di questi acquirenti possiede un’arma per la prima volta”,

ha dichiarato Joe Bartozzi, presidente e Ceo di Nssf (Associazione di armi per sport e caccia) alla tv Cbs. “Vogliamo essere sicuri che questi nuovi possessori di armi abbiano quante più informazioni possibili su come maneggiare, usare e conservare le armi in modo sicuro e responsabile”.

Shannon Watts di Moms demand action (Le mamme chiedono di agire), guida un gruppo di genitori impegnati nella battaglia per la detenzione sicura delle armi. Alcuni di loro sono medici che hanno assistito ragazzi feriti e altri sono padri e madri che ha perso i figli durante delle sparatorie di varia natura. “L’immagazzinamento sicuro può anche aiutare a prevenire il suicidio degli adolescenti e, quando la scuola riprenderà, anche la violenza armata nel campus” spiega Watts. Il suo gruppo di volontari ha diffuso negli ultimi cinque anni nelle comunità di tutto il Paese un programma di prevenzione e custodia chiamato Be SMART.

Tra i testimonial c’è Julvonnia McDowell, il cui figlio quattordicenne JaJuan è stato involontariamente ucciso da un adolescente che giocava con una pistola non custodita nel 2016. “La mia vita è stata completamente capovolta e il mio cuore è stato spezzato in un milione di pezzi”, racconta spiegando il percorso educativo, ora diventato il suo personale modo per onorare ancora la memoria del figlio.

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