“L’Unione europea a Srebrenica ha fallito e questa rimane una ferita aperta e una vergogna nel cuore dell’Europa”. Così il commissario per la politica di allargamento Oliver Varhely ha affermato nell’emiciclo del Parlamento europeo a Bruxelles, in apertura di giornata, intervenendo per la commemorazione del genocidio del luglio 1995 in cui 8.372 uomini e ragazzi musulmani bosniaci vennero uccisi dall’Esercito della Repubblica serba di Bosnia ed Erzegovina, guidato dal generale Ratko Mladić. Per il commissario, l’Europa, che non ha saputo “prevenire quel dramma”, deve ricordare per sempre il genocidio e garantire giustizia, mettendo fine a tutte le impunità. L’Europa però ha imparato una lezione e “il rispetto dei diritti è ora al centro delle relazioni con i Paesi della regione”. L’Ue è al loro fianco nel processo di adesione all’Ue affinché “sia un processo di pace e riconciliazione, indispensabile per la stabilità e la prosperità”: “Lavorate in questa direzione, guarite le ferite”, ha concluso Varhely, rivolgendosi idealmente agli abitanti della regione. Indossando all’occhiello il “fiore di Srebrenica”, simbolo del massacro, è intervenuto Paul Range (Popolari), che ha definito Srebrenica un “imperdonabile fallimento”, “negazione dell’umanità e della dignità”, mentre Tonino Picula (Socialisti e democratici) ha esortato a tutelare le famiglie bosniache “da ogni forma di revisionismo” di quanto avvenuto. Il croato Walter Flego (Renew europe) invece ha deplorato il fatto che il Parlamento non si sia espresso con una risoluzione di condanna in questo particolare anniversario, incoraggiando l’Europa a impegnarsi perché nessuno perda più la vita perché “diverso”.

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