di Patrizia Caiffa

Sono finiti i 14 giorni di quarantena disposti dalle Autorità sanitarie marittime per l’equipaggio della Mare Jonio al porto di Augusta. Si conclude così la missione 8 di Mediterranea saving humans, una missione che ha portato a due interventi di soccorso, uno il 19 giugno, l’altro il 29 giugno. “Abbiamo portato in salvo complessivamente 110 persone – informa oggi Mediterranea saving humans, la missione della società civile per salvare persone in mare -. Dopo 40 giorni in mare, adesso dobbiamo effettuare il cambio equipaggi e una serie di lavori di manutenzione sulla Mare Jonio, per tornare al più presto in mare”. “Quello che abbiamo visto nel Mediterraneo centrale – affermano – è un situazione terribile: uomini, donne e bambini che tentano di scappare dall’inferno libico e rischiano di morire ogni giorno. Anche nei giorni della nostra missione le navi e gli aerei della società civile hanno individuato cadaveri in mare. L’attività frenetica della cosiddetta guardia costiera libica, coordinata dall’agenzia Frontex dell’Unione europea, nel catturare e deportare chi fugge dalla Libia è un vulnus dei diritti umani e della Convenzione di Ginevra. Chi non viene catturato molto spesso muore”. “La pandemia non può essere una scusa per non soccorrere – sottolineano -. Grazie al protocollo anti-Covid e alle dotazioni di protezione, tra i più avanzati previsti dalle autorità marittime, tutto il nostro equipaggio è risultato negativo ai tamponi, gli 8 naufraghi soccorsi e risultati positivi sono stati immediatamente messi in quarantena e non hanno mai rappresentato un rischio per la popolazione. Occorre tornare in mare, al più presto. Nessuno si salva da solo”.

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