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Incendi: Coldiretti, 10 anni per ricostruire i monti bruciati

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Incendi: Coldiretti, 10 anni per ricostruire i monti bruciati

di M.Michela Nicolais

Per ricostituire le aree di macchia mediterranea con alberi, cespugli ed essenze, ridotte in cenere dal fuoco ci vorranno almeno 10 anni con danni all’ambiente, all’economia, al lavoro e al turismo. È quanto spiega la Coldiretti in relazione al violento incendio divampato su Monte Cofano, nel Trapanese, di probabile origine dolosa, alimentato anche dalla siccità e dalle alte temperature che stanno salendo rapidamente verso i 40 gradi con allerta rossa in diverse aree urbane. Se certamente il divampare delle fiamme è favorito dal clima anomalo, a preoccupare – sottolinea la Coldiretti – è proprio l’azione dei piromani con il 60% degli incendi che si stima sia causato volontariamente. “Un costo drammatico che l’Italia è costretta ad affrontare perché – evidenzia la Coldiretti – è mancata l’opera di prevenzione, sorveglianza e soprattutto di educazione ambientale sul valore inestimabile di un patrimonio determinate per la biodiversità e per la stabilità idrogeologica del territorio”. Nelle aree bruciate – sottolinea Coldiretti – saranno impedite anche tutte le attività umane tradizionali e la scoperta del territorio da parte di decine di migliaia di appassionati. Il caldo africano e la siccità aiutano i piromani con più di due roghi al giorno da nord a sud della Penisola dall’inizio dell’estate, secondo un’analisi di Coldiretti su dati Effis. Una situazione grave in un 2020 che – si classifica come il secondo semestre più caldo dal 1800 con temperature superiori di 1,1 gradi rispetto alla media. Il Po è più basso di un quarto rispetto allo stesso periodo dello scorso anno e i livelli dei principali laghi del Nord sono in affanno con appena qualche centimetro sopra lo zero idrometrico. Sul fronte delle riserve idriche resta critica – spiega la Coldiretti – la situazione in Sicilia e continuano a diminuire quelle degli invasi di Puglia dove le scorte sono scese sotto i 118 milioni di metri cubi (-91 milioni rispetto all’anno scorso) e in Basilicata dove sono rimasti circa 291 milioni (-64,26 milioni rispetto al 2019). Anche in Centro Italia, cresce la sete con i bacini delle Marche che hanno perso 1 milione di metri cubi d’acqua in una settimana, scendendo a circa 43 milioni.

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