L’estremo, grato saluto a Ruggero Giovagnotti

Lunedì 3 agosto i funerali nella chiesa di Santa Croce a Macerata

Nella sua chiesa di Santa Croce ieri è stato reso l’ultimo saluto a Ruggero Giovagnotti, testimone credibile con la sua vita del Vangelo.

Ruggero e Giulia due nomi indissolubili che solo la morte poteva dividere. Ruggero ovvero l’uomo della disponibilità, del sorriso. Sempre al servizio della Chiesa diocesana e parrocchiale. Insieme con don Luigi Taliani hanno celebrato la messa anche don Alberto Forconi e don Pierandrea Giochi. Da Antonella Monteverde è stato letto un ricordo dell’Azione Cattolica che tanto deve a Ruggero.

«A nome del presidente diocesano di Azione cattolica Francesco Garbuglia, del Presidente parrocchiale Federico Canullo e di tutta l’Azione cattolica diocesana e parrocchiale esprimo la nostra vicinanza alla famiglia nel ricordo del nostro carissimo amico Ruggero. Per tanti anni è stato un faro illuminante con consigli e riflessioni nel nostro cammino di fede, sempre pronto all’ incoraggiamento anche nei momenti di fatica. Tra tante belle esperienze vissute che si potrebbero raccontare, di quello che è stato Ruggero per la nostra parrocchia e per l’Associazione, di quello che ha fatto, di ciò che ha compiuto, scelgo tre parole che potremmo portare con noi come sua eredità.
La prima è: fedeltà.
Fedeltà a una vocazione, alla sua vocazione, fedeltà all’amore per la famiglia, fedeltà all’Associazione, a un cammino, a Cristo. Ruggero ci testimonia che è possibile essere fedeli alle scelte, rimanere fedeli per sempre.
La seconda è: passione.
Ruggero è stato un uomo appassionato, uno che si è preso a cuore ciò che aveva scelto e lo ha portato avanti. Ha cresciuto tanti giovanissimi, come me; ci si è messo a fianco e ci ha indicato la strada. Ci parlava, ci raccontava e ci chiedeva impegno. Anche se a noi non tutto era chiaro ci educava, ci aiutava a crescere. Giulia e Ruggero, potremmo dire un tutt’uno, propria una stessa carne. Uno sguardo sulla vita, un modo di vivere. È stato così che la loro casa è diventata luogo familiare per tantissimo tempo, luogo per riunioni e incontri, confronti.
La terza parola è: tempo. Ruggero ha trovato il tempo. Ha trovato il tempo da donare ai più giovani, alla parrocchia, alla diocesi. Lui ci racconta che anche questo è possibile farlo fino alla fine.
Desideriamo tutti ricordarlo nella preghiera e in questa circostanza prendiamo un pensiero di Carlo Carretto: “Sì, l’uomo ha intuito il suo destino anche se confusamente e ha trovato in esso il coraggio di vivere e la forza di attendere. Perché merito di vivere se Dio è mio padre. Perché so attendere se è lui che mi viene incontro. Sì, se Dio è mio padre posso star tranquillo e vivere in pace sono assicurato per il tempo e per l’eterno”. Soltanto questo rimane da dire: “Arrivederci fratello maggiore”.»

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