Il 12 settembre, alle ore 17, presso il Seminario diocesano e missionario “Redemptoris Mater” di Macerata, vengono ordinati sacerdoti Pawel Gajewski, Gerardo Manuel Salinas Garcia, Isaac Vega del Pino e Paulo Renato Mendes Gauto, formati nel cammino neocatecumenale.
Segue il testo dell’omelia del vescovo Nazzareno Marconi, che presiede.

Carissimi, potremmo iniziare questa omelia con la domanda: Chi ordiniamo presbiteri? E la risposta, in linea con il Vangelo di oggi sarebbe: «4 peccatori che hanno sperimentato la potenza del perdono di Dio». Allo stesso modo potremmo dire: Chi li ordina? E la risposta ancora più chiara: «Un altro peccatore, che essendo più anziano, ha avuto modo di sperimentare più di loro la potenza del perdono di Dio». Infatti in questo Vangelo il primo messaggio chiaro è che ci sono due personaggi, oltre al padrone che è immagine chiara del Padre celeste, ed ambedue sono dei debitori. Tutti siamo in debito con Dio, tutti hanno peccato e necessitano dalla grazia di Dio (Rm 3,23), dice s. Paolo. Lo dice d’altra parte anche il vangelo nella preghiera del Padre nostro: rimetti a noi i nostri debiti, perché tutti noi fratelli in Cristo li abbiamo, come li rimettiamo ai nostri debitori, perché anche tutti gli altri uomini sono dei debitori, dei peccatori.

I 4 candidati al sacerdozio

Carissimi, in tutti sacramenti che amministrerete donerete la grazia di Dio, un dono inestimabile, di cui tutti hanno grande bisogno per vincere il male. Ma non dimenticate che lo farete sempre da peccatori, più o meno grandi, perché nessuno sarà mai degno di celebrare i santi misteri. Per questo d’ora in poi il sentimento più giusto che proverete nel vivere il vostro sacerdozio dovrà essere di stupore e riconoscenza, perchè il Signore ha donato un tale potere agli uomini (Mt 9,8).

Pietro, come al solito, sbaglia tutto, e lui che è il primo dei presbiteri, ci indica quell’errore pericoloso che potremmo chiamare clericalismo, da cui dovrete sempre guardarvi. Nella storia del perdono infatti Pietro si chiama fuori: «Quante volte dovrò perdonare a mio fratello se pecca contro di me?». Pietro pensa: io sono colui che perdona e magari detta anche le regole e tiene i conti e tutti gli altri sono i peccatori bisognosi di perdono. Eppure quella parola “fratello” che proprio Gesù gli aveva insegnato ad usare, avrebbe dovuto aiutarlo a capire. Noi siamo tutti fratelli nella fragilità della condizione umana, tutti bisognosi ogni giorno di grazia e di perdono, ma ad alcuni, come sarete voi, Suoi amici, il Signore chiede di essere servitori della Sua grazia, Dispensatori del Suo perdono.

Celebrando il sacramento della riconciliazione, la confessione, che i Padri chiamavano “battesimo delle lacrime”, sperimenterete che queste lacrime sono spesso non solo di pentimento, ma di riconoscenza, perché l’uomo lontano da Dio sta male, è insoddisfatto; per quanta ricchezza abbia, si sente sempre un miserabile; per quante relazioni coltivi, non si sente amato; per quanto gusti il successo umano, resta sempre con l’amaro in bocca. Giustamente S. Agostino insegna: Signore, «Ci hai fatti per Te e inquieto è il nostro cuore finché non riposa in te» (Sant’Agostino, Le Confessioni, I,1,1). L’uomo di ogni tempo e anche quello di oggi, anche se spesso non lo sa o non lo vuole riconoscere, ha bisogno di Dio. Carissimi, questa è la vostra vocazione, la vostra missione, è servire questo incontro dell’uomo con Dio.

C’è una bella parola che descrive sia la missione del Papa come quella dell’ultimo prete: pontefice. Attenti: non significa che noi siamo dei ponti che la gente deve necessariamente attraversare per giungere a Dio. Questo somiglierebbe tanto a quella Chiesa che papa Francesco non ama e che costruisce costantemente “dogane” nella vita delle persone.

Ha detto in una famosa omelia del 25 maggio 2013: «Quanti si avvicinano alla Chiesa trovino le porte aperte e non dei controllori della fede», dei doganieri che non lasciano passare. Quando i discepoli impedivano ai piccoli di accostarsi a Gesù, il Signore si arrabbiò e disse: “Lasciate che vengano a me, non glielo impedite. A chi è come loro, infatti, appartiene il Regno di Dio”». «La fede del Popolo di Dio – osserva il Papa – è una fede semplice, è una fede forse senza tanta teologia, ma con una teologia dentro che non sbaglia, perché c’è lo Spirito dietro». «Se tu vuoi sapere chi è Maria vai dal teologo e ti spiegherà bene chi è Maria. Ma se tu vuoi sapere come si ama Maria vai dal Popolo di Dio che lo insegnerà meglio».

Imparate dal popolo di Dio che vi verrà affidato la fede semplice e schietta. Siate dei veri pontefici, cioè quelli che costruiscono i ponti della grazia, per aiutare le persone a incontrare il Signore. Con grande ironia continuava il Papa: «Gesù ha istituito sette Sacramenti e noi con questo atteggiamento di chiusura, di non accoglienza, istituiamo l’ottavo: il sacramento della dogana pastorale». Questa rigidità non aiuta e non salva. Il vangelo di oggi, la parola con cui Gesù vi ordina presbiteri, non dimenticatelo mai vi dice: ama, accogli, perdona, incoraggia, sostieni, loda e riconosci il bene che c’è nei cuori di chi incontri, e fallo sempre, “settanta volte sette”. In quella sua omelia di 7 anni fa papa Francesco concludeva: «Pensiamo oggi a Gesù, che sempre vuole che tutti ci avviciniamo a Lui; pensiamo al Santo Popolo di Dio, un popolo semplice, che vuole avvicinarsi a Gesù. E chiediamo al Signore che tutti quelli che si avvicinano alla Chiesa trovino le porte aperte, per incontrare questo amore di Gesù».

Questa è la vostra vocazione e la vostra missione che in particolare modo vi affido in questo tempo in cui la pandemia ci allontana gli uni dagli altri e potrebbe allontanare molti anche da Dio e dalla Chiesa.

Sotto questo cielo che il Signore ci ha offerto, come bellissima cattedrale della vostra ordinazione, ricevete con fede il dono dello Spirito. Né io né voi sappiamo sotto quali cieli il Signore vi chiederà in futuro di vivere il vostro sacerdozio. Siete preti diocesani, quindi legati a questa terra e alla sua gente, ma siete anche missionari, quindi sempre pronti a partire per dove Dio e la Chiesa vi invieranno. Per farlo dovrete avere il cuore libero da legami esclusivi; per questo avete promesso la castità. Dovrete avere la mente sempre disponibile all’obbedienza alla Chiesa, che rinnoverete nelle mie mani. Ma per partire con gioia bisogna avere sempre una valigia leggera, non accumulate tesori sulla terra. È una tentazione che può colpire i cuori tristi, siate liberi e ricchi solo dell’amore di Dio e tutto il resto vi sarà dato in aggiunta.

Che Dio vi benedica.

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