di Alberto Baviera

Nel secondo trimestre del 2020 il prodotto interno lordo (Pil), espresso in valori concatenati con anno di riferimento 2015, corretto per gli effetti di calendario e destagionalizzato, è diminuito del 13% rispetto al trimestre precedente e del 18% nei confronti del secondo trimestre del 2019. Lo rende noto oggi l’Istat, diffondendo i dati sulle nuove serie dei “Conti economici trimestrali – Prodotto interno lordo, valore aggiunto, consumi, investimenti, domanda estera” relativi al secondo trimestre 2020.
“I dati del Pil diffusi il 31 agosto 2020 avevano registrato cali del 12,8% in termini congiunturali e del 17,7% in termini tendenziali”, spiega l’Istat sottolineando che “il secondo trimestre del 2020 ha avuto una giornata lavorativa in meno sia rispetto al trimestre precedente, sia rispetto al secondo trimestre del 2019. La variazione acquisita per il 2020 è pari a -14,8%”.
Stando ai dati diffusi, rispetto al trimestre precedente, tutti i principali aggregati della domanda interna sono in diminuzione, con cali dell’8,5% dei consumi finali nazionali e del 16,2% degli investimenti fissi lordi. Le importazioni e le esportazioni sono diminuite, rispettivamente, del 20,6% e del 26,4%.
La domanda nazionale al netto delle scorte ha contribuito per -9,6 punti percentuali alla contrazione del Pil: -6,8 punti i consumi delle famiglie e delle Istituzioni sociali private (Isp), -2,9 punti gli investimenti fissi lordi e +0,1 punti la spesa delle Amministrazioni pubbliche (Ap). Anche la variazione delle scorte e la domanda estera netta hanno contribuito negativamente alla variazione del Pil, rispettivamente per -1,2 e -2,3 punti percentuali.
Si registrano andamenti congiunturali negativi per il valore aggiunto in tutti i principali comparti produttivi, con agricoltura, industria e servizi diminuiti rispettivamente del 3,7%, del 20,5% e dell’11,3%.

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