Da domani mattina (4 ottobre, ndr) potrete leggere la Lettera Enciclica “Fratelli tutti” che papa Francesco ha voluto firmare oggi sulla tomba di san Francesco. Vorrei aiutarvi ad entrare bene nella lettura e quindi nella giusta comprensione di questa Lettera, che si presenta come tutte le altre, ma che è invece davvero diversa, per la scelta del linguaggio e dei destinatari, esplicitata dal Papa fin dalle prime pagine introduttive.

Se non lo comprendiamo e la leggiamo immaginando una normale Enciclica papale, potremmo restare delusi e spiazzati dal suo argomentare. E soprattutto perdere la ricchezza del contenuto di questa che, come dice il Papa, è un’Enciclica Sociale, non un documento immediatamente teologico e catechetico.

Quando iniziamo a leggere una lettera del Papa di solito ci immaginiamo un contesto solenne: il Papa, vestito con abiti liturgici, seduto sulla sede papale della Basilica di S. Pietro, che parla rivolto ad una prima fila di cardinali, poi di vescovi, di preti e via via di tanta gente pia e devota che ascolta un discorso dai toni sacri e pieno di citazioni evangeliche.

Se ci lasciamo guidare da una simile immagine resteremo delusi e spiazzati nel leggere le sue parole. Ma d’altra parte il Papa dice chiaro fin dall’inizio che questa lettera lui l’ha scritta per “tutti gli uomini di buona volontà” che abitano nel mondo intero. Non i cattolici, neppure i credenti, ma tutti gli uomini di buona volontà del mondo.

Per questo immaginatevi il Papa che si mette in clergyman, ed esce non solo dalla Basilica di San Pietro, ma anche da quella piazza famosa dove si radunano tanti cristiani, e continua a camminare, attraversa la città di Roma, lascia il centro storico e va verso la periferia, oltre il Raccordo anulare e lì, in una piazza anonima di un quartiere molto popolare, davanti alla gente che normalmente può uscire da un bar di periferia, inizia a parlare, a chi ha “la buona volontà” di ascoltare. Non incontrerà così dei cristiani, forse neppure dei credenti, ma solo degli uomini di oggi, così come sono. Parlerà inoltre a gente che viene da ogni parte del mondo, come capita spesso in tante periferie di oggi.

A questi ascoltatori così inaspettati papa Francesco cerca di parlare. Per loro sceglie il linguaggio e le immagini del suo discorso. Cosa dice loro?

Innanzi tutto dice una cosa che fa eco proprio al testo della “Leggenda dei tre compagni” che abbiamo appena letto, col racconto della vocazione di S. Francesco avvenuta proprio qui, a S. Damiano. Che cosa ha detto il Crocefisso di San Damiano a Francesco? «Francesco, non vedi che la mia casa sta crollando?».

Non era questa chiesa di san Damiano che crollava, come pensava all’inizio Francesco, ma era la casa di Gesù che è tutta la Chiesa. Però, il nuovo Francesco ascolta le parole del Crocefisso in maniera ancora più ampia e dice al mondo: «Non vedete che questa casa, la casa comune che è il mondo, sta crollando?» Sta crollando la casa di Dio che è il mondo.
E nel mondo non stanno primariamente crollando gli edifici, o l’economia, o l’ambiente, ma qualcosa di ancora più radicale e fondamentale: sta crollando la fraternità. Ma, dice il Papa: se crolla la fraternità crolla una casa. Perché una famiglia ed anche la famiglia dell’umanità, si regge sulle fondamenta della fraternità, e se crolla la fraternità crolla l’intera famiglia, crolla tutta la casa.

Secondo il Papa la crisi mondiale non è solo questione di organizzazione o di economia, ma è molto più profonda.

Anche San Francesco, all’inizio della sua vocazione, qui a san Damiano, pensava fosse questione di soldi, per questo diede una somma al prete perché comperasse l’olio per la lampada dell’altare. Ma la parola del Crocefisso andava più in profondità e gli chiedeva di guardare alle fondamenta profonde che reggono la casa. Così fa il nuovo Francesco, rivolgendosi a tutti gli uomini di buona volontà: li invita a riflettere sui fondamenti che rendono possibile e bello il vivere comune nel mondo.

Dobbiamo riscoprire la forza della fraternità ed il valore della fraternità. Il cuore del messaggio da comunicare è che tutti gli uomini del mondo sono fratelli.

Papa Francesco rivolgendosi a dei cristiani avrebbe tante belle parole luminose per parlare della fraternità. Basterebbe infatti dire che abbiamo un unico Padre celeste che ci ama e ci vuole uniti e fratelli tra di noi, come insegna il Padre nostro. Ma papa Francesco si sforza di andare verso la periferia e di parlare della fraternità così che tutti gli uomini del mondo lo possano capire, anche i non cristiani, addirittura i non credenti.

Per questo usa come filo rosso della sua Enciclica quel testo sulla fraternità umana firmato assieme all’imam al-Tayyeb di al-Azhar il “Documento sulla fratellanza umana per la pace mondiale e la convivenza comune” del 4 febbraio 2019.

Per questo parla di fraternità dicendo che tutti gli uomini condividono la stessa natura umana e poggiano i piedi sulla stessa terra. Tutti, anche chi non crede, anche chi non ha una prospettiva di vita che guarda oltre la morte, possono riconoscere il valore della fraternità fondato sul fatto che “siamo tutti entro la stessa barca” perché poggiamo i piedi sull’unica terra.

La pelle umana, questo bel vestito colorato che tutti abbiamo, ognuno del suo colore, ed in questa varietà sta proprio la vera bellezza, fonda una fraternità per tutti. Vestire questa stessa pelle umana, ci dice Francesco, fonda una fraternità che siamo chiamati tutti ad annunciare al mondo.

Annunciamo al mondo questa fraternità alla pari!

La prima parte della lettera è un’analisi impietosa, ma purtroppo vera, del mondo di oggi, nel quale ci siamo dimenticati della fraternità, e ci dividiamo, ci offendiamo, ci sfruttiamo e facciamo guerra in tanti modi, tutti più o meno velati, ma comunque tragicamente reali. La domanda è: potremo cambiare questo stato di cose?

Il vangelo di questa veglia, il vangelo di Nicodemo, è centrato su una domanda: «Come può rinascere un uomo quando è vecchio?». Il nostro vecchio mondo, potrà rinascere alla fraternità? Soprattutto il mondo occidentale, che è ancora il centro di propulsione dell’economia e del pensiero, ma è la parte più vecchia del mondo vecchio, potrà rinascere alla fraternità?

Noi cristiani, consapevoli che la radice della fraternità è nel fatto che tutti abbiamo un unico Padre celeste, possiamo contare sul fatto che il Padre “non è in ferie”, Gesù “che è morto per riunire i figli di Dio che erano dispersi” in una rinnovata fraternità, con la sua resurrezione è vivo, presente ed opera. Lo Spirito Santo che opera nel cuore di ogni uomo, rinnova i cuori e li rende fraterni con la sua grazia.

Per tutto questo noi cristiani siamo chiamati a un impegno particolare, a una responsabilità più grande di essere lievito di fraternità in mezzo al mondo, seme della nuova pace che la fraternità rinnovata vuol costruire. Non a caso l’Enciclica cita più volte i testi di Papa Benedetto XVI sulla visione cristiana dell’Amore come: la Deus Caritas est e la Caritas in Veritate.

Questo impegna in prima persona noi cristiani a sostenere la speranza del mondo con la forza dalla nostra fede e della grazia che il Signore ci comunica.

Il Papa poi, per parlare con semplicità ed efficacia a tutti, usa una parabola evangelica, quella del buon samaritano. Questa parabola parla anche a chi non crede, del fatto che le barriere si possono oltrepassare, che la fraternità anche la più difficile si può vivere, se invece di aspettare che gli altri si muovano, ognuno di noi “si fa prossimo” a chi è nel bisogno. La parabola dice che nel mondo, al livello della relazione tra uomo ed uomo c’è sempre una scelta da fare: o andare oltre, essere indifferenti alla sofferenza, consolidare la logica dello scarto delle cose e anche delle persone, o farsi prossimo. Così si cambia il mondo dal basso, seminando la fraternità.

«Fai un passo per farti prossimo», dice a tutti il Papa, «non aspettare che tutto giunga dall’alto», inizia a costruire fraternità! Se sei credente, fallo nella forza della tua fede, se non sei credente fallo nella speranza che questo possa evitare il crollo del mondo che si preannuncia se manca la fraternità. Fallo per evitare che questa grande barca in cui stiamo tutti assieme affondi.

Buona lettura a tutti di questo testo che Papa Francesco domani consegnerà al mondo.

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