di Maddalena Maltese ( da New York)
Comunque andrà avrà vinto l’America dell’attivismo, del porta a porta, degli zoom elettorali e anche dei criticatissimi rallies. Il verdetto delle urne stabilirà chi sarà il 46° presidente degli Stati Uniti, ma prima che le urne, a scegliere il destino del Paese sono state le persone che hanno atteso in fila anche per 6 ore pur di esprimere il loro voto. Sono stati quelli che in barba alla pandemia hanno votato per posta, sfidando anche le falle di consegna.
“L’unico modo per avere voce in capitolo per migliorare te stesso e il nostro Paese è votare”
è stato, sia sul versante repubblicano che democratico, lo slogan di semplici attivisti, ma anche di attori, cantanti, giocatori di baseball e basket. “Ogni voto è importante perché sei importante” si è letto sui manichini delle vetrine come sugli scheletri e fantasmi che decoravano le case per Halloween. “Vota come se la tua vita dipendesse da questo”, ha ribadito anche Oprah Winfrey, la celebre conduttrice televisiva nella notte di preghiera interreligiosa organizzata alla vigilia delle elezioni.
L’impegno civico in queste elezioni si è espresso nelle modalità più varie e articolate, con le peculiarità dell’America delle pianure e con le visioni dell’America delle metropoli.
Nelle urne, che porteranno all’elezione del nuovo inquilino della Casa Bianca, sono depositate le schede di chi ha marciato per le strade del Paese per mesi chiedendo giustizia per la morte di George Floyd e di Breonna Taylor: prima che afroamericani, cittadini e depositari di doveri e di diritti, come quello della vita, di cui nessuno può appropriarsi. È nel nome della vita, che, su quelle schede, milioni di elettori hanno scelto di votare rosso repubblicano, mentre è nel nome dei poveri e degli esclusi che in molti hanno annerito il quadrato blu dei democratici. La pandemia, i morti, i contagiati, i disoccupati, i bambini rimasti a casa da scuola e quelli che hanno fatto lezioni online dal parcheggio di un McDonald perché non avevano internet hanno diretto le mani di ciascun elettore americano convinto dalla certezza di voler affidare al proprio leader la svolta della realtà e non quella dei comizi.
Al 46° presidente degli Stati Uniti ogni cittadino chiede ancora una volta di realizzare quel sogno americano che sappia riportare certezze e lavoro, salute e istruzione.
L’America ha votato e in quelle urne c’è il voto di David Myers, parroco di 81 anni e avvocato in Arizona, che nella sua piccola città ha seppellito 21 persone morte per il Covid-19. Ci sono i voti dei supporter repubblicani che hanno avuto la tenacia di bussare alle porte di 150 milioni di americani per convincerli al voto ma anche quelli, propri e indotti, delle “Suore dell’autobus”, un gruppo di religiose che ha girato il Paese, in questi mesi con un bus virtuale, per fare in modo che la maggior parte degli emarginati, degli ex detenuti e dei poveri avesse diritto al voto.
Chiunque sarà il nuovo presidente si troverà davanti una nazione profondamente divisa non solo tra uomini e donne, ma tra elettori bianchi e non bianchi, residenti urbani e rurali, laureati e quelli senza laurea o un titolo di studio, ancora quelli con opinioni divergenti sulla necessità di mettere sotto controllo la pandemia per prevenire ulteriori danni all’economia.
Dovrà affrontare anche le tre sfide che gli elettori americani avevano in mente quando hanno espresso la loro preferenza: pandemia, posti di lavoro ed economia.
Un sondaggio nazionale, condotto per il Wall Street Journal e da altri media associati, ha mostrato che Trump gode di forte sostegno tra gli uomini, gli elettori bianchi senza una laurea, i residenti rurali e coloro che hanno dato una priorità maggiore all’economia, nonostante le conseguenze sulla diffusione del Covid. Biden invece era più favorito dalle donne, dai residenti urbani e suburbani, dagli elettori non bianchi e dai laureati.
Più di tre quarti degli elettori intervistati aveva dichiarato che il prossimo presidente dovesse avere come priorità quella di riunire il Paese e scuotere lo status quo del sistema politico.
Il motto della campagna elettorale di Biden è stato: “Una battaglia per l’anima della nazione” e quello di Trump ha continuato ad essere “Rendere l’America grande di nuovo”.
Comunque vada, al nuovo presidente spetta il compito di restituire alla nazione un’anima coesa e rispettosa,
elemento indispensabile per ricostruire davvero un’America ancor più grande per se stessa e per il mondo.

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