di Paolo Carassai

27 Maggio 1991, legge 176: ratifica dell’Italia della convenzione ONU sui diritti dell’infanzia e dell’adolescenza. Passaggio storico per il riconoscimento dei nostri ragazzi in quanto soggetti di diritto secondo le quattro chiavi di lettura della normativa :

  • NON DISCRIMINAZIONE: tutti i minori debbono essere garantiti senza distinzione di razza, sesso, religione, opinione.
  • SUPERIORE INTERESSE: l’interesse del minore deve avere la priorità per ogni iniziativa pubblica o privata che lo riguardi.
  • DIRITTO ALLA VITA, ALLA SOPRAVVIVENZA E ALLO SVILUPPO: ogni Stato deve impegnare il massimo delle risorse anche attraverso cooperazione internazionale, per tutelare la vita ed il sano sviluppo.
  • ASCOLTO DELLE OPINIONI DEL MINORE: diritto dei minori ad essere ascoltati e dovere degli adulti a tenere in adeguata considerazione le loro opinioni.

Se dovessimo fermarci a leggere quanto è stato fatto sul diritto minorile, e quante figure sono coinvolte su un procedimento di tutela, dovremmo essere fieri nel gridare al mondo il grado di sensibilità e di rispetto della vita e della sua promozione a partire dal concepimento fino alla maggiore età.

Basta però sfogliare un giornale e subito ci accorgiamo della distanza tra il mondo reale ed il mondo ideale, tra diritti riconosciuti e prassi. Come se le due dinamiche fossero rotaie parallele destinate a non toccarsi neanche all’infinito. Basterebbe solo usare il termine “Pedofilia” per rimanere senza parole, in silenzio, a riflettere su un orrore che miete vittime più di un olocausto. Come potrei tollerare per me credente il diritto alla vita da conciliare con il diritto all’aborto, consapevole che i due drammi si consumano spesso dentro il buio silente di una solitudine assordante dove noi non ci siamo mai?

Non ho paura del dramma, ho paura della mia indifferenza di fronte a esso. Non mi spaventa sapere che in dieci anni in Italia i minori di 17 anni tra povertà assoluta e povertà relativa sono passati dal 3,7% al 12,5% ; mi spaventa il fatto che ho privato loro del futuro senza farci caso.

Non mi preoccupa l’uso del cellulare sin dall’infanzia, mi preoccupa il cyberbullismo ed il bullismo segno di una mia presenza educativa evanescente. Non ho paura della discoteca dell’alcol delle droghe, ho paura della mia incapacità relazionale, della mia inconsistenza educativa.

Ci siamo accorti tutti, che non basta la qualità del tempo da passare con i nostri figli, occorre il tempo da dedicare a loro, perché Michelangelo per realizzare la Pietà non è stato solo un bravo scultore, è stato un maestro unico che ha saputo togliere il superfluo passando ore, giorni, anni con una pietra informe prima di consegnare l’opera d’arte al suo committente.

Con questo voglio dire che non è nel diritto che dobbiamo trovare la risposta ai nostri perché, o consolarci stilando la graduatoria dei drammi confidando di poterci consolare con uno di questi che non abbiamo commesso per tacitare la nostra coscienza ed andare avanti.

Occorre proprio un cambio di passo una svolta culturale, per riconciliarci con i nostri figli per capire che da essi possiamo imparare, come con Greta Thunberg, che si può e si deve avere fiducia perché la storia cambia se crediamo nel futuro che loro ci rappresentano che abbiamo già in mano come hanno fatto i nostri genitori con noi. Inoltre non lo dobbiamo fare solo per loro, per il loro bene, ma per noi e per il nostro senso della vita che ci sta sfuggendo.

La vita non conta solo per il numero degli anni che la definiscono ma per la capacità che mettiamo nel far fruttificare il seme della Grazia che è dentro ogni nostra esistenza. Più riusciremo a concepirci dentro un progetto di apertura all’altro nello stato di bisogno più riusciremo a vivere una pienezza affettiva appagante dove non ci sarà più spazio per una realtà di diritto ma per una umanità dei “beati”.

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