Causa di beatificazione del padre Alfredo Berta: a marzo le sue “virtù eroiche”?

di p. Armando Pierucci, ofm

I frati della diocesi di Macerata e tutti i francescani delle Marche e d’Italia aspettano con ansia e con gioia la prossima primavera. Nel mese di marzo 2021 si attende che papa Francesco pronunzi il riconoscimento delle virtù eroiche del Servo di Dio padre Alfredo Berta. Certo, i francescani della diocesi di Macerata sono particolarmente felici, nell’attesa di questo evento che proclamerà Venerabile quel padre Alfredo, che nel convento di Forano fece il suo noviziato, e nei conventi di Matelica e di Colfano di Camporotondo del Fiastrone svolse tanta parte della sua attività. Dopo molte peregrinazioni in altri conventi delle Marche e a Roma, padre Berta chiuse gli occhi a 83 anni nella Casa di Riposo di Sassoferrato il 2 ottobre 1969.

È proprio questa data a imprimere un’urgenza alla proclamazione della eroicità delle virtù del francescano. Si sa che il 1968 è stato l’anno d’inizio della contestazione globale. Allora ci furono episodi che già oggi, pur avendo subìto e metabolizzato tanta secolarizzazione germogliata dopo quell’anno, ci sembrano incredibili. Predicatori che terminano il discorso sulla Madonna, strappando il S. Rosario e invitando i fedeli a sospendere la pratica di simili superstizioni; frati che giudicano superato, anacronistico e anti igienico l’indossare l’abito di Francesco d’Assisi; e altri piacevoli aggiornamenti.

Si sa: i figli contestano l’operato dei padri; ma i nipoti sono felici di conoscere e valorizzare quello dei nonni. Quando stavo a Gerusalemme – parlo di dieci anni fa – i bambini della mia scuola di musica, l’Istituto Magnificat, si divertivano un mondo a cantare la canzoncina “I Vestiti della Nonna”. Sorridevano alla descrizione della cuffia con il laccio (la Kafìa), della sottoveste con i merletti, il corpetto ricamato con mille fiori.

Ora il vestito, lo stile di vita del padre Berta, è sorpassato, o merita di essere additato ad esempio? Lui non ha compiuto gesti eclatanti; non ha fondato scuole, né ospedali; non è morto martire e neanche è partito per le missioni; non ha sofferto malattie terribili: è morto di vecchiaia a 83 anni. Regolava la sua vita oltre che sui Comandamenti di Dio, sulla Regola di S. Francesco, le Costituzioni e gli Statuti del suo Ordine. A chi gli chiedeva: «Come posso conoscere la volontà di Dio su di me?»; rispondeva: «Cosa dice la tua Regola? Cosa esige la tua vocazione di madre, di insegnante?».

Debole di costituzione, non poteva affrontare penitenze massacranti, ma era fedele ai piccoli impegni di ogni giorno, sempre delicato verso gli altri, puntuale alla preghiera. P. Leonardo Bellonci lo ricorda vicino di camera durante il suo noviziato a Colfano. Ogni 20 minuti padre Alfredo muoveva la sedia: andava in cappella, s’intratteneva per qualche momento con Gesù eucaristico; e poi tornava al suo lavoro, sui libri che studiava, sulle lezioni che preparava. In tutto era preciso come un orologio. Ma era anche allegro come un orologio a cucù. Quando era educatore dei giovani ormai vicino al sacerdozio, gli succedeva di sentire il profumo di una sigaretta, che veniva dalla stanza di un suo studente, al quale non era permesso fumare. Il padre Maestro bussava alla porta; il giovane frate si allarmava: apriva la finestra e, scuotendo la tonaca, cercava di disperdere ogni traccia di fumo. Ma presto gli arrivava la vocina di padre. Alfredo: «Non vi preoccupate. Il profumo della sigaretta non mi fa male».

Ecco, dicevo: i giovani frati di oggi, i nipoti di padre Berta, sono in gioiosa attesa che la Santa Sede proclami l’eroicità delle virtù del loro vecchio confratello. Era eroica la sua puntualità, la sua obbedienza, il suo tenere gli occhi tanto sotto controllo che le sue studentesse non riuscirono a vederne il colore? Era eroica la sua costante preghiera, o si trattava del comportamento psicopatico di un povero illuso?
A primavera papa Francesco darà una risposta.

Print Friendly, PDF & Email

Comments

comments