Gesù disse ai discepoli: “Se qualcuno vuol venire dietro a me rinneghi sé stesso”

Preghiamo i salmi con S. Giovanni Paolo II

DAL CANTICO DI DANIELE
Benedite, opere tutte del Signore, il Signore, lodatelo ed esaltatelo nei secoli. Benedite, angeli del Signore, il Signore, lodatelo ed esaltatelo nei secoli. Benedite, cieli, il Signore, lodatelo ed esaltatelo nei secoli. Benedite, acque tutte, che siete sopra i cieli, il Signore, lodatelo ed esaltatelo nei secoli. Benedite, potenze tutte del Signore, il Signore, lodatelo ed esaltatelo nei secoli. Benedite, sole e luna, il Signore, lodatelo ed esaltatelo nei secoli. Benedite, stelle del cielo, il Signore, lodatelo ed esaltatelo nei secoli. Benedite, piogge e rugiade, il Signore, lodatelo ed esaltatelo nei secoli. Benedite, o venti tutti, il Signore, lodatelo ed esaltatelo nei secoli. Benedite, fuoco e calore, il Signore, lodatelo ed esaltatelo nei secoli. Benedite, freddo e caldo, il Signore, lodatelo ed esaltatelo nei secoli. Benedite, rugiada e brina, il Signore, lodatelo ed esaltatelo nei secoli.

In questo brano litanico, sono come chiamate in rassegna tutte le cose. Lo sguardo punta al sole, alla luna, agli astri; si adagia sull’immensa distesa delle acque, si leva verso i monti, indugia sulle più diverse situazioni atmosferiche; passa dal caldo al freddo, dalla luce alle tenebre; considera il mondo minerale e quello vegetale, si sofferma sulle diverse specie di animali. L’appello poi si fa universale: chiama in causa gli angeli di Dio, raggiunge tutti i “figli dell’uomo”, ma coinvolge in modo particolare il popolo di Dio, Israele, i suoi sacerdoti, i giusti. È un immenso coro, una sinfonia in cui le varie voci elevano il loro canto a Dio, Creatore dell’universo e Signore della storia. Recitato alla luce della rivelazione cristiana, esso si rivolge al Dio trinitario, come la liturgia ci invita a fare, aggiungendo al Cantico una formula trinitaria: “Benediciamo il Padre e il Figlio con lo Spirito Santo”. Nel Cantico in certo senso si riflette l’anima religiosa universale, che percepisce nel mondo l’orma di Dio, e si innalza alla contemplazione del Creatore. Ripetendo questo Cantico dei tre giovani israeliti, noi discepoli di Cristo vogliamo metterci sulla stessa onda di gratitudine per le grandi opere compiute da Dio, sia nella creazione, sia soprattutto nel mistero pasquale.

Una storia per pensare…
Al fragile tronco di alberello, il giardiniere legò un robusto palo di frassino che gli facesse da tutore e lo aiutasse a crescere diritto. Quando il vento invitava alla danza, l’albero adolescente agitava la chioma sempre più folta e incominciava a dondolare, e gridava: “Lasciami, per favore, perché mi tieni così?” Guarda tutti gli altri si lasciano cullare dal vento. Perché solo io devo stare così rigido?”. “Ti spezzeresti” Ripeteva inflessibile il palo di frassino. “Oppure prenderesti delle brutte posizioni, diventeresti brutto e tutto storto”. “Sei solo vecchio e invidioso, lasciami, ti dico!”.
Una sera d’estate, un uragano si abbattè sulla zona. Ghermito dai furiosi tentacoli del vento, l’alberello scricchiolava in tutte le giunture, con la chioma che a tratti sfiorava la terra. Le folate più forti quasi strappavano le radici dal terreno. “È finita” pensava l’alberello. “Resisti figliolo!” gridò invece il vecchio palo di frassino, che raccolse le forze ancora presenti nelle annose fibre e sfidò la bufera. Una lotta dura, lunga, estenuante. Ma alla fine l’alberello era salvo. Il vecchio palo di frassino invece era morto, spezzato in due miserabili tronconi. L’albero giovane capì e cominciò a piangere. “Non mi lasciare! Ho ancora bisogno di te!”. Ma non ebbe risposta. Un pezzo di palo di frassino era rimasto ancora stretto al giovane tronco dal laccio. Come in un ultimo abbraccio. Oggi, i passanti guardano meravigliati quel robusto alberello che, nei giorni di vento, sembra quasi che stia cullando teneramente un vecchio pezzo di legno secco.

La voce di un Padre della Chiesa
Siate sordi quando qualcuno vi parla senza dire di Gesù Cristo che è della stirpe di David, da Maria, che veramente è nato, ha mangiato e bevuto; che veramente è stato perseguitato sotto Ponzio Pilato; che veramente è stato crocifisso ed è morto…; che è veramente risorto dai morti, essendo stato risuscitato dal Padre suo; e che il Padre suo, a somiglianza di lui, risusciterà anche noi che crediamo in lui per mezzo di Gesù Cristo, senza il quale non abbiamo la vera vita. (Sant’Ignazio di Antiochia)

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