Giornata nazionale dell’alfabeto Braille: il metodo che “ha ridato la vista ai ciechi”

di Giuseppe Giampieri*

Inventato dal francese Louis Braille nel 1829, questo sistema di scrittura ha permesso ai ciechi di tutto il mondo di leggere e scrivere. Il 4 gennaio viene celebrata una giornata mondiale in suo onore. Il Parlamento italiano con la legge n. 126 del 2007 ha dedicato una giornata alla sua memoria, che si celebra ogni anno il 21 febbraio.

Ma che cos’è il braille? Osservando quei puntini sulle scatole delle medicine, oppure sui pulsanti degli ascensori, molti si domanderanno a che servono. Ebbene, per i non vedenti, quei puntini significano storie, letture, informazioni. Si tratta di quello che l’Unione Italiana dei Ciechi e degli Ipovedenti definisce il codice di lettura e scrittura per i ciechi.

Questo metodo fu inventato, nel 1829, da un non vedente francese, Louis Braille, alla giovane età di 20 anni. Infatti, Luigi Braille era nato a Coupvray, nei dintorni di Parigi, nel 1809. A causa di un incidente, procuratosi giocando nella bottega paterna, perse la vista. Aveva tre anni. All’età di 10 anni venne accompagnato  presso l’Istituto per i giovani ciechi a Parigi.

Qui ebbe modo d’incontrare Charles Barbier, un militare  che aveva inventato un metodo di scrittura tattile, per consentire  ai suoi collaboratori di leggere anche al buio. Il giovane Braille ne intuì la validità, e si dedicò a trasformare e perfezionare quel metodo rudimentale. Ne ricavò la cella braille, l’unità di base del nuovo metodo, composta da 6 puntini, disposti su due righe: 1-2-3 a sinistra, 4-5-6 a destra. Le dimensioni della cella braille, 0,5 cm di larghezza per 1 cm di altezza, consentono al non vedente di ricomprendere tutta la casellina sotto il polpastrello del dito indice.

Con 6 puntini si possono ottenere 63 combinazioni, più lo spazio, che costituisce la posizione 64. Con questi 64 simboli i ciechi possono leggere e scrivere testi, simboli ed espressioni matematiche, spartiti e notazioni musicali.

Inoltre, il computer e i tablet, uniti ad una sintesi vocale o ad un display braille, hanno apportato grandi novità nel rapporto dei non vedenti con l’informazione e la cultura. E tuttavia, come l’apprendimento della scrittura manuale continua ad essere un passaggio fondamentale nella educazione di tutti i bambini, lo stesso significato assumono il punteruolo e la tavoletta braille per i bambini non vedenti.

In conclusione, si può dire, a buon diritto e senza retorica, che Luigi Braille ha ridato la vista ai ciechi.

*Territoriale di Macerata Unione Italiana dei Ciechi e degli Ipovedenti

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