«Non sono i sani che hanno bisogno del medico, ma i malati; io non sono venuto a chiamare i giusti, ma i peccatori perché si convertano».

Preghiamo i salmi con S. Giovanni Paolo II
SALMO 5
Porgi l’orecchio, Signore, alle mie parole: intendi il mio lamento. Ascolta la voce del mio grido, o mio re e mio Dio, perché ti prego, Signore. Al mattino ascolta la mia voce; fin dal mattino t’invoco e sto in attesa. Tu non sei un Dio che si compiace del male; presso di te il malvagio non trova dimora; gli stolti non sostengono il tuo sguardo. Tu detesti chi fa il male, fai perire i bugiardi. Il Signore detesta sanguinari e ingannatori. Ma io per la tua grande misericordia entrerò nella tua casa; mi prostrerò con timore nel tuo santo tempio. Signore, guidami con giustizia di fronte ai miei nemici; spianami davanti il tuo cammino. Non c’è sincerità sulla loro bocca, è pieno di perfidia il loro cuore; la loro gola è un
sepolcro aperto, la loro lingua è tutta adulazione. Condannali, o Dio, soccombano
alle loro trame, per tanti loro delitti disperdili, perché a te si sono ribellati. Gioiscano quanti in te si rifugiano, esultino senza fine. Tu li proteggi e in te si allieteranno quanti amano il tuo nome. Signore, tu benedici il giusto: come scudo lo copre la tua benevolenza.

La tonalità di fondo di questa supplica è segnata dalla tensione e dall’ansia per i pericoli e le amarezze che stanno per sopraggiungere. Ma non viene meno la fiducia in Dio, sempre pronto a sostenere il suo fedele perché non inciampi nel cammino della vita. Come spesso accade nei Salmi di ‘supplica’ rivolti al Signore per essere liberati dal male, tre sono i personaggi che entrano in scena in questo Salmo. Ecco innanzitutto apparire Dio, il Tu per eccellenza del Salmo, a cui l’orante si rivolge con fiducia. Il secondo personaggio, l’orante, presenta sé stesso con un Io, rivelando che tutta la sua persona è dedicata a Dio e alla Sua ‘grande misericordia’. Egli è certo che le porte del tempio, cioè il luogo della comunione e dell’intimità divina, sbarrate per gli empi, sono spalancate davanti a lui. Egli vi entra per gustare la sicurezza della protezione divina, mentre fuori il male imperversa e celebra i suoi apparenti ed effimeri trionfi. Ecco, infine, profilarsi all’orizzonte l’oscura figura del terzo attore di questo dramma quotidiano: sono i nemici, i malvagi, che già erano sullo sfondo nei versetti precedenti. La preghiera del Salmista conosce a questo punto una finale piena di luce e di pace che avvolge chi è fedele al Signore. La giornata che si apre davanti al credente, anche se segnata da fatiche e ansie, avrà sempre su di sé il sole della benedizione divina.

Una storia per pensare…
Negli antichi codici, c’è la storia di una fanciulla, che aveva fatto parte del gruppo delle donne che avevano accompagnato Gesù fin sul Calvario. Era una giovane timida, silenziosa e riservata. Alla notizia della Risurrezione, non aveva avuto bisogno nè di visioni né di conferme. Aveva creduto subito. E spinta da un’audacia mai avuta prima, si era fatta pellegrina per annunciare le parole di Gesù. Non aveva più paura. Predicava nelle città e nei villaggi. Un giorno le si avvicinò un uomo, che era stato profondamente impressionato dalla sua testimonianza. E le chiese: “Dimmi, qual è il segreto del tuo coraggio?”. “L’umiltà. Così mi ha insegnato il Maestro” L’uomo stette un attimo in silenzio, poi chiese ancora: “E a che cosa serve l’umiltà?” “A dire per prima: Ti voglio bene!”

La voce di un monaco del VI secolo
Ti definisci peccatore; ma in realtà riveli di non aver raggiunto la coscienza della tua infermità. Chi si riconosce peccatore non dissente con nessuno, non discute con nessuno, non è in collera con nessuno, ma considera ogni uomo migliore e più saggio di se stesso. Se sei un peccatore, perché biasimi il tuo prossimo e lo accusi di recarti offesa? Stando così le cose, tu ed io siamo lontani dal ritenerci dei peccatori. (Abba Barsanufio ad Abba Giovanni)

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