Preghiamo i salmi con S. Giovanni Paolo II

SALMO 28
Date al Signore, figli di Dio,
date al Signore gloria e potenza. Date al Signore la gloria del suo nome,
prostratevi al Signore in santi ornamenti. Il Signore tuona sulle acque, il Dio della gloria scatena il tuono, il Signore, sull’immensità delle acque. Il Signore tuona con forza, tuona il Signore con potenza. Il tuono del Signore schianta i cedri, il Signore schianta i cedri del Libano. Fa balzare come un vitello il Libano e il Sirion come un giovane bufalo. Il tuono saetta fiamme di fuoco, il tuono scuote la steppa, il Signore scuote il deserto di Kades.
Il tuono fa partorire le cerve e spoglia le foreste.
Nel suo tempio tutti dicono: «Gloria!».
Il Signore è assiso sulla tempesta, il Signore siede re per sempre.
Il Signore darà forza al suo popolo, benedirà il suo popolo con la pace.

Alcuni studiosi considerano il Salmo 28 che abbiamo appena sentito recitare come uno dei testi più antichi del Salterio. Siamo di fronte al dispiegarsi progressivo di una tempesta. Essa è scandita nell’originale ebraico da un vocabolo, qol, che significa contemporaneamente “voce” e “tuono”. Perciò alcuni commentatori intitolano il nostro testo “il Salmo dei sette tuoni”, dal numero di volte in cui risuona in esso quel vocabolo. L’orante del nostro salmo vede l’uragano spostarsi verso il nord e piombare sulla terraferma. I cedri altissimi del monte Libano e del monte Sirion, chiamato altre volte Hermon, sono schiantati dalle folgori e sembrano balzare sotto i tuoni come animali impauriti. Gli scoppi si fanno vicini, attraversano tutta la Terra Santa e scendono fino a sud, nelle steppe desertiche di Kades. Dopo questo quadro di forte movimento e tensione siamo invitati a contemplare, per contrasto, un’altra scena che è raffigurata in apertura e alla fine del Salmo (vv.1-2 e 9b-11). Allo sgomento e alla paura si contrappone ora la glorificazione adorante di Dio nel tempio di Sion. In effetti si può dire che il Salmista concepisce il tuono come un simbolo della voce divina che, col suo mistero trascendente e irraggiungibile, irrompe nella realtà creata fino a sconvolgerla ed impaurirla, ma che nel suo intimo significato è parola di pace e di armonia. Il pensiero va qui al capitolo 12 del Vangelo di Giovanni, dove la voce che risponde a Gesù dal cielo viene percepita dalla folla come un tuono: “Gesù disse: – Padre, glorifica il tuo nome -. Venne allora una voce dal cielo: – L’ho glorificato e di nuovo lo glorificherò! -. La folla che era presente e aveva udito diceva che era stato un tuono. Altri dicevano: – Un angelo gli ha parlato – (Gv 12,28-29).

Una storia per pensare…
Un giovane sognò di entrare in un grande negozio. A far da commesso, dietro il bancone c’era un angelo. “Che cosa vendete qui?”, chiese il giovane. “Tutto ciò che desidera”, rispose cortesemente l’angelo. Il giovane cominciò ad elencare: “Vorrei la fine di tutte le guerre nel mondo, più giustizia per gli sfruttati, tolleranza e generosità verso gli stranieri, più amore nelle famiglie, lavoro per i disoccupati, più comunione nella Chiesa e… e…” L’angelo lo interruppe: “Mi dispiace, signore. Lei mi ha frainteso. Noi non vendiamo frutti, noi vendiamo solo semi”.
Un seme è un miracolo. Anche l’albero più grande nasce da un seme piccolissimo. La tua anima è un giardino in cui sono seminate le imprese e i valori più grandi. Li lascerai crescere?

La voce di una Santa di oggi
Tutti sospiriamo per il cielo dove sta Dio, eppure abbiamo la possibilità di stare in cielo fin da questo momento, di essere felici con Dio in questo stesso istante. Essere felici con lui in questo stesso istante significa amare come lui ama, aiutare come lui aiuta, dare come lui dà, servire come lui serve, salvare come lui salva, restare con lui ventiquattro ore al giorno, toccandolo sotto le sue sembianze di sofferenza (Santa Teresa di Calcutta)

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