Come Giona fu un segno per quelli di Nìnive, così anche il Figlio dell’uomo lo sarà per questa generazione.

Preghiamo i salmi con S. Giovanni Paolo II

CANTICO DAL LIBRO DI TOBIA
«Benedetto Dio che vive in eterno il suo regno dura per tutti i secoli; Egli castiga e usa misericordia, fa scendere negli abissi della terra, fa risalire dalla Grande Perdizione e nulla sfugge alla sua mano. Lodatelo, figli d’Israele, davanti alle genti; Egli vi ha disperso in mezzo ad esse per proclamare la sua grandezza. Esaltatelo davanti ad ogni vivente; è lui il Signore, il nostro Dio, lui il nostro Padre, il Dio per tutti i secoli. Vi castiga per le vostre ingiustizie, ma userà misericordia a tutti voi. Vi raduna da tutte le genti, fra le quali siete stati dispersi. Ora contemplate ciò che ha operato con voi e ringraziatelo con tutta la voce; benedite il Signore della giustizia ed esaltate il re dei secoli. Io gli do lode nel paese del mio esilio e manifesto la sua forza e grandezza a un popolo di peccatori. Convertitevi, o peccatori, e operate la giustizia davanti a lui; chi sa che non torni ad amarvi e vi usi misericordia? Io esalto il mio Dio e celebro il re del cielo ed esulto per la sua grandezza. Tutti ne parlino e diano lode a lui in Gerusalemme. Gerusalemme, città santa, ti ha castigata per le opere dei tuoi figli, e avrà ancora pietà per i figli dei giusti.

L’Autore del nostro inno cerca di rispondere all’interrogativo che il Popolo di Dio disperso e provato dai suoi nemici si pone: perché Dio ci tratta così? La risposta fa appello insieme alla giustizia e alla misericordia divina: – Vi castiga per le vostre ingiustizie, ma userà misericordia a tutti voi – (v. 5). Il castigo appare così come una sorta di pedagogia divina, in cui tuttavia l’ultima parola viene sempre riservata alla misericordia: – Egli castiga e usa misericordia, fa scendere negli abissi della terra, fa risalire dalla grande Perdizione -. Ci si può dunque fidare in maniera assoluta di Dio, che non abbandona mai la sua creatura. Ed anzi, le parole dell’inno conducono a una prospettiva, che attribuisce un significato salvifico alla stessa situazione di sofferenza, facendo dell’esilio un’occasione per testimoniare le opere di Dio: -Egli vi ha disperso in mezzo ad esse per proclamare la sua grandezza-. Da quest’invito a leggere l’esilio in chiave provvidenziale la nostra meditazione può allargarsi alla considerazione del senso misteriosamente positivo che assume la condizione di sofferenza, quando è vissuta nell’abbandono al disegno di Dio, come ha fatto Gesù sulla croce.

Una storia per pensare…
Dopo una lunga ed eroica vita, un valoroso samurai giunse nell’aldilà e fu destinato al paradiso. Era un tipo pieno di curiosità e chiese di poter dare prima un’occhiata anche all’inferno. Un angelo lo accontentò e lo condusse all’inferno. Si trovò in un vastissimo salone che aveva al centro una tavola imbandita con piatti colmi e pietanze succulente e di golosità inimmaginabili. Ma i commensali, che sedevano tutt’intorno, erano smunti, pallidi e scheletriti da far pietà. “Com’è possibile?”, chiese il samurai alla sua guida. “Con tutto quel ben di Dio davanti!”. “Vedi: quando arrivano qui, ricevono tutti due bastoncini, quelli che si usano come posate per mangiare, solo che sono lunghi più di un metro e devono essere rigorosamente impugnati all’estremità. Solo così possono portarsi il cibo alla bocca”. Il samurai rabbrividì. Era terribile la punizione di quei poveretti che, per quanti sforzi facessero, non riuscivano a mettersi neppur una briciola sotto i denti. Non volle vedere altro e chiese di andare subito in paradiso. Qui lo attendeva una sorpresa. Il paradiso era in tutto assolutamente identico all’inferno! C’era una sola differenza: qui la gente intorno al tavolo era allegra, ben pasciuta, sprizzante di gioia. “Ma com’è possibile?”, chiese il samurai. L’angelo sorrise. “All’inferno ognuno si affanna ad afferrare il cibo e portarlo alla propria bocca, perché si sono sempre comportati così nella vita. Qui al contrario, ciascuno prende il cibo con i bastoncini e poi si preoccupa di imboccare il proprio vicino”. Paradiso ed inferno sono nelle tue mani. Oggi.

La voce di un grande Santo
«Il Signore dette a me di incominciare a fare penitenza così: quando ero nei peccati mi condusse tra i lebbrosi e usai con essi misericordia. E allontanandomi da essi, ciò che mi sembrava amaro mi fu cambiato in dolcezza d’animo e di corpo» (San Francesco d’Assisi)

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