Siate misericordiosi, come è misericordioso il Padre vostro

Preghiamo i salmi con S. Giovanni Paolo II

SALMO 56 (V2.7-11)
Pietà di me, pietà di me, o Dio, in te mi rifugio; mi rifugio all’ombra delle tue ali finché sia passato il pericolo. Hanno teso una rete ai miei piedi, mi hanno piegato, hanno scavato davanti a me una fossa e vi sono caduti. Saldo è il mio cuore, o Dio, saldo è il mio cuore. Voglio cantare, a te voglio inneggiare: svegliati, mio cuore, svegliatevi arpa, cetra, voglio svegliare l’aurora. Ti loderò tra i popoli, Signore, a te canterò inni tra le genti. Perché la tua bontà è grande fino ai cieli, e la tua fedeltà fino alle nubi.

È una notte tenebrosa, nella quale s’avvertono intorno belve voraci. L’orante è in attesa che sorga l’alba, perché la luce vinca l’oscurità e le paure. È questo lo sfondo del Salmo 56, proposto oggi alla nostra riflessione: un canto notturno che prepara l’orante alla luce dell’aurora, attesa con ansia, per poter lodare il Signore nella gioia. In pratica, si assiste al passaggio dalla paura alla gioia, dalla notte al giorno, dall’incubo alla serenità, dalla supplica alla lode.
L’orante si sente assalito da una sorta di squadrone della morte. Intorno a lui c’è una banda di cacciatori, che tende trappole e scava fosse per catturare la preda. Ma questa atmosfera di tensione è subito dissolta. Infatti, già in apertura appare il simbolo protettivo delle ali divine, che concretamente richiamano l’arca dell’alleanza coi cherubini alati, cioè la presenza di Dio accanto ai fedeli nel tempio santo di Sion. La presenza del Signore non tarda a mostrare la sua efficacia, mediante l’autopunizione degli avversari: questi piombano nella fossa che avevano scavato per il giusto. Tale fiducia nella giustizia divina, sempre viva nel Salterio, impedisce lo scoraggiamento e la resa alla prepotenza del male. Dalla parte del fedele prima o poi si schiera Dio, che sconvolge le manovre degli empi facendoli inciampare nei loro stessi progetti malvagi.
Il Salmo si chiude con un canto di lode rivolto al Signore, che opera con le sue due grandi qualità salvifiche, di scena quasi personificate: la Bontà e la Fedeltà divina. Esse inondano i cieli con la loro presenza e sono come la luce che brilla nell’oscurità delle prove e delle persecuzioni. Per questo motivo il Salmo 56 si è trasformato nella tradizione cristiana in canto del risveglio alla luce e alla gioia pasquale, che si irradia nel fedele cancellando la paura della morte e aprendo l’orizzonte della gloria celeste.

Una storia per pensare…
Un povero gallo sconvolto e affamato andava disperatamente alla ricerca di qualcosa da mangiare. Becchettava ovunque, sotto fasci di legna, tra le foglie, intorno alle pietre e anche dietro ogni sassolino che poteva trovare. All’improvviso il gallo si fermò. Lì, davanti a lui, c’era una pietra diversa dalle altre che brillava in modo particolare. Il gallo cominciò a fissarla perplesso. Poi, di colpo, capì. Quella non era una pietra comune. La sua forma, il suo sfavillio e la sua dimensione lo dimostravano bene. “Gli uomini ti chiamerebbero diamante”, borbottò il gallo affamato, “ma, speciale o no, per me tu non vali più di un grano di riso”, concluse e si voltò per continuare a becchettare.
Coloro che, nella vita, sono solo preoccupati di “beccare” divertimenti e piaceri, passano accanto ai valori più preziosi, e neanche se ne accorgono. Per scoprire ciò che conta veramente nella vita, bisogna volerlo cercare…

La voce di un autore di oggi
Cos’è la misericordia? Null’altro si potrebbe dire, che “una miseria raccolta nel cuore”. Quando la miseria altrui tocca e colpisce il tuo cuore, quella è misericordia (David Maria Turoldo)

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