Ma voi non fatevi chiamare rabbì, perché uno solo è il vostro Maestro e voi siete tutti fratelli.

Preghiamo i salmi con S. Giovanni Paolo II

CANTICO DI GEREMIA (Ger 31,10-14)
Ascoltate la parola del Signore, popoli, annunziatela alle isole lontane e dite:
«Chi ha disperso Israele lo raduna e lo custodisce come fa un pastore con il gregge», perché il Signore ha redento Giacobbe, lo ha riscattato dalle mani del più forte di lui. Verranno e canteranno inni sull’altura di Sion, affluiranno verso i beni del Signore, verso il grano, il mosto e l’olio, verso i nati dei greggi e degli armenti. Essi saranno come un giardino irrigato, non languiranno più.
Allora si allieterà la vergine alla danza; i giovani e i vecchi gioiranno. Io cambierò il loro lutto in gioia, li consolerò e li renderò felici, senza afflizioni. Sazierò di delizie l’anima dei sacerdoti e il mio popolo abbonderà dei miei beni. Parola del Signore.

Quale notizia sta per essere data con queste solenni parole di Geremia? Si tratta di una notizia consolante. L’annuncio riguarda direttamente l’antico Israele, ma fa già in qualche modo intravedere il messaggio evangelico. Al tempo del profeta, la riforma religiosa del re Giosia esprimeva un ritorno del popolo all’alleanza con Dio e accendeva così la speranza che il tempo del castigo fosse finito. Prendeva corpo la prospettiva di una riunificazione del popolo eletto da tempo diviso in due piccoli regni. Tutti, anche le “isole più lontane”, dovevano essere testimoni di questo evento meraviglioso… L’invito alla gioia è sviluppato con immagini che coinvolgono profondamente. È un oracolo che fa sognare! Delinea un futuro in cui gli esiliati “verranno e canteranno”, e ritroveranno non soltanto il tempio del Signore, ma anche tutti i beni: il grano, il mosto, l’olio, i nati dei greggi e degli armenti. La Bibbia non conosce un astratto spiritualismo. La gioia promessa non riguarda soltanto l’intimo dell’uomo, giacché il Signore si prende cura della vita umana in tutte le sue dimensioni. Gesù stesso non mancherà di sottolineare questo aspetto, invitando i suoi discepoli a fidarsi della Provvidenza anche per le necessità materiali (cfr Mt 6,25-34).
La storia ci dice che questo sogno di Geremia non si è avverato allora. Ma non certo perché Dio fosse venuto meno alla sua promessa: di questa delusione era stato responsabile ancora una volta il popolo, con la sua infedeltà.
E tuttavia l’invito alla gioia che caratterizza questo oracolo non perde di significato. Resta salda, infatti, la motivazione ultima su cui esso poggia, e che è espressa soprattutto da un intenso versetto precedente che descrive in termini vibranti l’amore di Dio per il suo popolo. Addita un patto irrevocabile: “Ti ho amato di amore eterno” (Ger 31,3).

Una storia per pensare…
Un vecchio saggio un giorno disse: “Quand’ero giovane ero un rivoluzionario e tutte le mie preghiere a Dio erano: “Signore, dammi la forza di cambiare il mondo”. Quand’ero ormai vicino alla mezza età e mi resi conto che metà della mia vita era passata senza che avessi cambiato e combinato nulla di buono, mutai la mia preghiera in: “Signore dammi la grazia di cambiare tutti quelli che sono in contatto con me. Solo la mia famiglia e i miei amici, e sarò contento”. Ora che sono vecchio e i miei giorni sono contati, comincio a capire quanto sono stato sciocco. La mia sola preghiera ora è: “Signore, fammi la grazia di cambiare me stesso”. Se avessi pregato così fin dall’inizio non avrei sprecato la mia vita”. Se ognuno pensasse solo a cambiare se stesso, tutto il mondo cambierebbe…

La voce della tradizione ebraica
Il sacrificio che è esigito da un’opera buona non è nulla davanti al vantaggio che essa ci dà, mentre il vantaggio che una trasgressione ci offre è un nulla davanti al sacrificio che essa comporta (Detti dei padri)

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