Padre, ho peccato verso il Cielo e davanti a te

Preghiamo i salmi con S. Giovanni Paolo II

SALMO 99
Acclamate al Signore, voi tutti della terra, servite il Signore nella gioia, presentatevi a lui con esultanza. Riconoscete che il Signore è Dio; egli ci ha fatti e noi siamo suoi, suo popolo e gregge del suo pascolo. Varcate le sue porte con inni di grazie, i suoi atri con canti di lode, lodatelo, benedite il suo nome; poiché buono è il Signore, eterna la sua misericordia, la sua fedeltà per ogni generazione.

La tradizione di Israele ha imposto all’inno di lode ora proclamato il titolo di “Salmo per la todáh”, cioè per il rendimento di grazie. Nei pochi versetti di questo gioioso inno si possono identificare tre elementi significativi, tali da rendere spiritualmente fruttuoso il suo uso da parte della comunità orante cristiana. C’è innanzitutto l’appello pressante alla preghiera. Una serie di inviti non solo a penetrare nell’area sacra del tempio attraverso le porte e i cortili, ma anche ad inneggiare a Dio festosamente. Una seconda piccola nota vorrei riservare all’avvio stesso del canto, ove il Salmista chiama tutta la terra ad acclamare il Signore. Certo, il Salmo fisserà poi la sua attenzione sul popolo dell’elezione, ma l’orizzonte coinvolto nella lode è universale.
Tutti siamo, perciò, nelle mani di Dio, Signore e Re, e tutti lo celebriamo, nella fiducia che egli non ci lascerà cadere dalle sue mani di Creatore e di Padre. In questa luce si può meglio apprezzare il terzo elemento significativo del Salmo. Al centro della lode che il Salmista pone sulle nostre labbra, vi è infatti una specie di professione di fede, espressa attraverso una serie di attributi che definiscono la realtà intima di Dio. Questo credo essenziale contiene i seguenti asserti: il Signore è Dio, il Signore è il nostro creatore, noi siamo il suo popolo, il Signore è buono, il suo amore è eterno, la sua fedeltà non ha fine.

Una storia per pensare…
In una calda sera di fine estate, un giovane si recò da un vecchio saggio: “Maestro, come posso essere sicuro che sto spendendo bene la mia vita? Come posso essere sicuro che tutto ciò che faccio è quello che Dio mi chiede di fare?” Il vecchio saggio sorrise compiaciuto e disse: “Una notte mi addormentai con il cuore turbato, anch’io cercavo, inutilmente, una risposta a queste domande. Poi feci un sogno. Sognai una bicicletta a due posti. Vidi che la mia vita era come una corsa con una bicicletta a due posti: un tandem. E notai che Dio stava dietro e mi aiutava a pedalare. Non so quando avvenne che Dio mi suggerì di scambiarci i posti. Acconsentii e da quel momento la mia vita non fu più la stessa. Dio rendeva la mia vita più felice ed emozionante.
Che cosa era successo da quando ci scambiammo i posti? Capii che quando guidavo io, conoscevo la strada. Era piuttosto noiosa e prevedibile. Era sempre la distanza più breve tra due punti. Ma quando cominciò a guidare lui, conosceva bellissime scorciatoie, su per le montagne, attraverso luoghi rocciosi a gran velocità a rotta di collo. Tutto quello che riuscivo a fare era tenermi in sella! Anche se sembrava una pazzia, lui continuava a dire: “Pedala, pedala!”. Ogni tanto mi preoccupavo, diventavo ansioso, e chiedevo: “Signore, ma dove mi stai portando?”» Egli si limitava a sorridere e non rispondeva. Tuttavia, non so come, cominciai a fidarmi. Presto dimenticai la mia vita noiosa ed entrai nell’avventura….

La voce di un maestro spirituale
La croce è il più terribile “no” al peccato e il più amoroso “sì” al peccatore. (card. Raniero Cantalamessa)

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