Cent’anni fa l’incendio che distrusse la Santa Casa

Fu un risveglio amaro quello del 23 febbraio di cento anni fa per i lauretani, ma anche per tutti i devoti della Vergine Lauretana. All’apertura mattutina della Basilica i frati Cappuccini furono investiti da un fumo acre. Durante la notte un violento incendio scoppiato nella Santa Casa aveva incenerito l’antica Sacra Effigie della Madonna in cedro del Libano ed erano andati inesorabilmente perduti i preziosi paramenti e ornamenti, dono della pietà popolare, gli stupendi lavori che ne abbellivano l’interno e i pregevoli arredi. La Sacra reliquia era stata privata della venerata icona della Madonna, proclamata pochi mesi prima patrona degli Aviatori.

Un vero disastro, una grave ferita nel cuore dei credenti di tutto il mondo cattolico. Ignote sono rimaste le cause del disastro. Continuo fu il pellegrinaggio dei fedeli che gremirono la piazza, costernati e ansiosi di conoscere i fatti. Fu subito avvertito il vescovo di Recanati e Loreto mons. Alfonso Andreoli che fece il sopralluogo insieme all’architetto della Santa Casa Cirilli e alle autorità civili e militari. Benedetto XV, particolarmente legato al Santuario Mariano, espresse il suo dolore e fece giungere il suo conforto, nominando una commissione per valutare i danni e procedere poi alla realizzazione di una nuova effigie e studiare gli interventi per il restauro.

Intanto monsignor Andreoli, essendo venuto a conoscenza che le suore dell’Ordine della Visitazione di S. Maria della vicina città di Treia erano in possesso di una copia del Simulacro andato perduto, accettò ben volentieri la generosa offerta delle religiose di trasferire provvisoriamente la loro statua nella Basilica di Loreto. Così il 26 febbraio nella sacrestia della Basilica si riunirono il vescovo, l’amministratore e i custodi della S. Casa, l’arcidiacono della Cattedrale di Treia in rappresentanza delle Visitandine per stendere il verbale di consegna dove si accenna che il sacro Simulacro di Treia era già stato esposto nella Santa Casa dal 18 aprile 1797 al 9 dicembre 1802, quando l’antica sacra Effigie era stata trafugata da Napoleone in persona e spedita in Francia per essere collocata nel Museo del Louvre.

È vivo ancora oggi il legame tra Loreto e la comunità di Treia che onora la Vergine Lauretana come Patrona principale della città, insieme a san Patrizio. La vergine Lauretana è rappresentata con un bassorilievo al centro della facciata del Palazzo Comunale, opera dello scultore Gioacchino Varlé e viene festeggiata nel giorno della “Venuta”, il 10 dicembre, con una processione. La sacra statua di Treia, come osserva lo storico padre Giuseppe Santarelli, può essere considerata la più venerabile e insigne dopo quella della Santa Casa per il suo stretto legame con il sacello lauretano. Nel 1922 Pio XI fece realizzare dallo scultore Enrico Quattrini e dal pittore Leopoldo Celani un nuovo Simulacro con il legno ricavato da un vecchio esemplare di cedro del Libano dei Giardini Vaticani e lui stesso benedisse e incoronò la Statua. Da Roma, attraverso l’antica Via Lauretana, accolta nel suo passaggio dai fedeli festanti, la nuova sacra Effigie raggiunse Loreto l’8 settembre 1922 festa della Natività di Maria. Allora la statua di Treia ritornò nella chiesa delle Visitandine, alle quali ancora oggi i Treiesi esprimono la più profonda gratitudine per aver fatto il grande dono di lasciare alla loro venerazione il sacro Simulacro, ancora memori della loro benefica presenza e della loro missione nella comunità treiese.

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