«La nostra Legge giudica forse un uomo prima di averlo ascoltato e di sapere ciò che fa?»

Preghiamo i salmi con S. Giovanni Paolo II

SALMO 64 (64,2-3.9.12-13)
A te si deve lode, o Dio, in Sion; a te si sciolga il voto in Gerusalemme. A te, che ascolti la preghiera, viene ogni mortale. Gli abitanti degli estremi confini stupiscono davanti ai tuoi prodigi: di gioia fai gridare la terra, le soglie dell’oriente e dell’occidente. Coroni l’anno con i tuoi benefici, al tuo passaggio stilla l’abbondanza. Stillano i pascoli del deserto e le colline si cingono di esultanza.

Nella prima parte del Salmo siamo all’interno del tempio di Sion. Là accorre il popolo col suo cumulo di miserie morali, per invocare la liberazione dal male. Una volta ottenuta
l’assoluzione delle colpe, i fedeli si sentono ospiti di Dio, vicini a Lui, pronti ad essere ammessi alla sua mensa e a partecipare alla festa dell’intimità divina. Entrano in scena, a questo punto, le acque della vita e della fecondità, che a primavera irrorano la terra e idealmente raffigurano la vita nuova del fedele perdonato. Il Signore è simile a un agricoltore, che fa crescere il grano e fa spuntare l’erba col suo lavoro.
Prepara il terreno, irriga i solchi, rende amalgamate le zolle, bagna ogni parte del suo campo. Come la terra a primavera risorge per l’azione del Creatore, così l’uomo risorge dal suo peccato per l’azione del Redentore. Il Signore dona l’acqua che purifica, feconda e disseta. Il Signore, infatti, “risana i cuori affranti e fascia le loro ferite”, ma anche “copre il cielo di nubi, prepara la pioggia per la terra, fa germogliare l’erba sui monti” (Sal 146, 3.8). Il Salmo diviene, così, un canto alla grazia divina. È ancora sant’Agostino, commentando il nostro Salmo, a ricordare questo dono trascendente e unico: “Il Signore Dio ti dice nel cuore: Io sono la tua ricchezza. Non curarti di ciò che promette il mondo, ma di ciò che promette il Creatore del mondo! Sta’ attento a ciò che Dio ti promette, se osserverai la giustizia; e disprezza ciò che ti promette l’uomo per allontanarti dalla giustizia. Non curarti, dunque, di ciò che il mondo promette! Considera piuttosto ciò che promette il Creatore del mondo”.

Una storia per pensare…
Cera una volta un ragazzo dal carattere molto difficile. Si accendeva facilmente, era rissoso e attaccabrighe. Un giorno, suo padre gli consegnò un sacchetto di chiodi, invitandolo a piantare un chiodo nella palizzata che recintava il loro cortile tutte le volte che si arrabbiava con qualcuno. Il primo giorno, il ragazzo piantò trentotto chiodi. Con il passare del tempo, comprese che era più facile controllare la sua ira che piantare chiodi e, parecchie settimane dopo, una sera, disse a suo padre che quel giorno non si era arrabbiato con nessuno.
Il padre gli disse: “È molto bello. Adesso togli dalla palizzata un chiodo per ogni giorno in cui non ti arrabbi con nessuno”. Dopo un po’ di tempo, il ragazzo poté dire a suo padre che aveva tolto tutti i chiodi. Il padre allora lo prese per mano, lo condusse alla palizzata e gli disse: “Figlio mio, questo è molto bello, però guarda: la palizzata è piena di buchi. Il legno non sarà mai più come prima. “E con questo?” rispose sorpreso il figlio. ”Vedi”, continuò il padre, ”quando dici qualcosa mentre sei in preda all’ira, provochi nelle persone a cui vuoi bene ferite simili a questi buchi. E per quante volte tu chieda scusa, le ferite rimangono…”

La voce di una mistica del ‘900
Non cercare di non soffrire né di soffrire di meno, ma di non essere sconvolto dalla sofferenza. La suprema grandezza del cristianesimo viene dal fatto che esso non cerca un rimedio soprannaturale contro la sofferenza, ma un uso soprannaturale della sofferenza. (Simone Weil)

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