«Chi di voi è senza peccato, getti per primo la pietra contro di lei»

Preghiamo i salmi con S. Giovanni Paolo II

SALMO 76 (SAL 76,2-3.6-7.14-15)
La mia voce sale a Dio e grido aiuto; la mia voce sale a Dio, finché mi ascolti. Nel giorno dell’angoscia io cerco il Signore, tutta la notte la mia mano è tesa e non si stanca; io rifiuto ogni conforto. Ripenso ai giorni passati, ricordo gli anni lontani. Un canto nella notte mi ritorna nel cuore: rifletto e il mio spirito si va interrogando. O Dio, santa è la tua via; quale dio è grande come il nostro Dio? Tu sei il Dio che opera meraviglie, manifesti la tua forza fra le genti.

Come spuntano giorni tenebrosi, nei quali il cielo è coperto di nubi e minacciato da tempesta, così la nostra vita conosce giornate dense di lacrime e di paura. Il nostro Salmo è appunto un’implorazione che sale a Dio con insistenza, profondamente animata dalla fiducia, anzi, dalla certezza nell’intervento divino. Infatti questa preghiera che incomincia con un tono drammatico, nell’angoscia, poco a poco si apre alla serenità e alla speranza. Il salmista confessa che ci sono sempre motivi di speranza. E ciò emerge dalla seconda parte della supplica, simile a un inno destinato a riproporre la conferma coraggiosa della propria fede anche nel giorno tenebroso del dolore. Si canta il passato di salvezza, che ha avuto la sua epifania di luce nella creazione e nella liberazione dalla schiavitù di Egitto. Il presente amaro è illuminato dall’esperienza salvifica passata, che è un seme deposto nella storia: esso non è morto, ma solo sepolto, per poi germogliare. Il Salmista ricorre, quindi, a un importante concetto biblico, quello del “memoriale”, che non è solo una vaga memoria consolatoria, ma è certezza di un’azione divina che non verrà meno. Professare la fede nelle opere di salvezza del passato conduce alla fede in ciò che il Signore è costantemente e quindi anche nel tempo presente. Bellissima è l’immagine del cammino di Dio sulle acque, segno del suo trionfo sulle forze negative: “Sul mare passava la tua via, i tuoi sentieri sulle grandi acque e le tue orme rimasero invisibili” (v20). E il pensiero corre a Cristo che cammina sulle acque, simbolo eloquente della sua vittoria sul male (cfr Gv 6, 16-20).

Una storia per pensare…
In una Chiesa, quattro candele bruciavano e si consumavano lentamente. Il luogo era talmente silenzioso, che si poteva addirittura ascoltare la loro conversazione. La prima diceva: “Io sono la candela della pace, ma gli uomini non riescono a mantenermi accesa: penso proprio che non mi resti altro da fare che spegnermi!” Così fu, e a poco a poco, la candela si lasciò spegnere completamente. La seconda diceva: “Io sono la candela della fede, purtroppo non servo a nulla. Gli uomini non ne vogliono sapere di me, e per questo motivo non ha senso che io resti accesa.” Appena ebbe terminato di parlare, una leggera brezza soffiò su di lei e la spense. Triste triste, la terza candela, a sua volta disse: “Io sono la candela dell’amore, ma non ho la forza per continuare a rimanere accesa. Gli uomini non mi considerano e non comprendono la mia importanza. Essi odiano perfino coloro che più li amano, i loro familiari.” E senza attendere oltre, la candela si lasciò spegnere. Ma inaspettatamente… un bimbo in quel momento entrò nella Chiesa e vide le tre candele spente. Impaurito per la semioscurità disse: “Ma cosa fate! Voi dovete rimanere accese, io ho paura del buio!”. E così dicendo scoppiò in lacrime. Allora la quarta candela impietositasi disse: “Non temere, non piangere, bambino mio: finché io sarò accesa, potremo sempre riaccendere le altre tre candele: io sono la candela della speranza.” Con gli occhi lucidi e gonfi di lacrime, il bimbo prese la candela della speranza e riaccese tutte le altre e non ebbe più paura.

La voce di un poeta
O Vergine, cattedrale del silenzio, il tuo “sì” è l’anello d’oro tra noi e l’Eterno; gl’invalicabili spazi congiungi e un ponte inarchi sul nostro esilio. (David Maria Ruroldo)

Print Friendly, PDF & Email

Comments

comments