Credete alle mie opere, perché sappiate e conosciate che il Padre è in me, e io nel Padre

Preghiamo i salmi con S. Giovanni Paolo II

SALMO 80 (80, 2-5.14.17)
Esultate in Dio, nostra forza, acclamate al Dio di Giacobbe. Intonate il canto e suonate il timpano, la cetra melodiosa con l’arpa. Suonate la tromba nel plenilunio, nostro giorno di festa. Questa è una legge per Israele, un decreto del Dio di Giacobbe. Se il mio popolo mi ascoltasse, se Israele camminasse per le mie vie! Li nutrirei con fiore di frumento, li sazierei con miele di roccia».

Questo canto della liturgia di Israele si apre con un invito alla festa, al canto, alla musica: è la convocazione ufficiale dell’assemblea liturgica secondo l’antico precetto del culto, fiorito già in terra egiziana con la celebrazione della Pasqua. Dopo questo appello si leva la voce stessa del Signore attraverso l’oracolo del sacerdote nel tempio di Sion e queste parole divine occuperanno tutto il resto del Salmo. Il discorso che viene sviluppato è semplice e ruota attorno a due poli ideali. Da un lato c’è il dono divino della libertà che è stata offerta a Israele oppresso e infelice. D’altro lato, però, accanto al dono divino il Salmista introduce un altro elemento significativo. La religione biblica non è un monologo solitario di Dio, una sua azione destinata ad essere inerte. È, invece, un dialogo, una parola seguita da una risposta, un gesto d’amore che chiede adesione. Per questo è riservato largo spazio agli inviti rivolti da Dio a Israele. Il Signore lo invita anzitutto all’osservanza fedele del primo comandamento, sostegno di tutto il Decalogo, cioè la fede nell’unico Signore e Salvatore e il rifiuto degli idoli (cfr Es 20, 3-5). Il discorso del sacerdote a nome di Dio è ritmato dal verbo “ascoltare”, solo attraverso la fedeltà nell’ascolto e nell’obbedienza il popolo può ricevere pienamente i doni del Signore. Nella rilettura cristiana, l’offerta divina rivela la sua ampiezza. Origene ci offre, infatti, questa interpretazione: il Signore “li fece entrare nella terra della promessa; li nutrì non con la manna come nel deserto, ma col frumento che è caduto in terra, che è risorto… Cristo è il frumento”.

Una storia per pensare…
Un grande re ricevette in omaggio due pulcini di falco e si affrettò a consegnarli al maestro di falconeria perché li addestrasse. Dopo qualche mese, il maestro comunicò al re che uno dei due falchi era perfettamente addestrato. «E l’altro?» chiese il re. «Mi dispiace, sire, ma l’altro falco si comporta stranamente; forse è stato colpito da una malattia rara, che non siamo in grado di curare. Nessuno riesce a smuoverlo dal ramo dell’albero su cui è stato posato il primo giorno. Un inserviente deve arrampicarsi ogni giorno per portargli il cibo». Il re convocò veterinari e guaritori ed esperti di ogni tipo, ma nessuno riuscì a far volare il falco. Dopo tanti inutili tentativi il re fece proclamare un editto in cui chiedeva ai suoi sudditi un aiuto per il problema. Il mattino seguente, il re spalancò la finestra e, con grande stupore, vide il falco che volava superbamente tra gli alberi del giardino. «Portatemi l’autore di questo miracolo» ordinò. Poco dopo gli presentarono un giovane contadino. «Tu hai fatto volare il falco? Come hai fatto? Sei un mago, per caso?» gli chiese il re. Intimidito e felice, il giovane spiegò: «Non è stato difficile, maestà. Io ho semplicemente tagliato il ramo. Il falco si è reso conto di avere le ali ed ha incominciato a volare!» Talvolta, Dio permette a qualcuno di tagliare il ramo delle nostre false sicurezze a cui siamo tenacemente attaccati, affinché ci rendiamo conto di avere le “ali” per volare alto e fare della nostra vita un capolavoro…

La voce di una grande donna
Dobbiamo essere un lievito nella pasta, mescolato ad essa così intimamente da fare un tutt’uno e da essere incorporate semplicissimamente… con il sorriso, con l’unico scopo di testimoniare l’amore. Un’anima che irradia è sufficiente per accendere un braciere (Magdaleine di Gesù)

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