Mendicanti d’aria, per camminare verso la felicità

Forse dipenderà dal ghiaione che hai affrontato a passo troppo veloce, oppure dal caldo che inizia a farsi sentire. O chissà, dallo stato di malessere che ti attanaglia da qualche giorno. In ogni caso, game over. La benzina è finita. Si è accesa la spia della riserva, sei costretto a fermarti ai bordi del sentiero. Hai paura di svenire da un momento all’altro, ti concentri sul respiro in affanno. Già, il respiro. Profondo, irregolare. In attesa che passi la crisi. Dice Guidalberto, monaco amico di Franco Battiato, intervistato da Simone Cristicchi nel libro “HappyNext”: ogni respiro rappresenta un atto di fede nella vita.

L’aria è il bene più prezioso. Se la espelliamo senza preoccuparcene, è perché abbiamo fiducia che torni presto a riempire i nostri polmoni. Siamo mendicanti di aria, non dovremmo dimenticarcelo mai.

Il rifugio dista qualche centinaia di metri, ma non è il caso di riprendere a salire. L’espressione del volto deve essere eloquente, perché un uomo con gli sci alle spalle si ferma, e ti chiede se va tutto bene. «Tutto bene, grazie – rispondi – solo un po’ di stan- chezza». E per avvalorare le tue parole fingi di osservare il paesaggio: lo sfasciume della pietraia, le viole, il pendio del Vettore. Prendi la borraccia, bevi un po’ d’acqua. Alla fine, dopo qualche minuto di riposo, il respiro si fa più regolare, il battito rallenta. E proprio la lentezza, afferma Simone Cristicchi, è una delle sette parole chiave che possono guidarti verso la felicità: favorisce un processo di assimilazione e rielaborazione creativa di ciò che ti circonda.

«Rallenta – dice un proverbio africano – per permettere alla tua anima di raggiungerti». La tua anima, però, è ancora lontana. La scorgi in basso, tra la fila di escursionisti che sta salendo. Così, mentre la attendi, hai tempo per ripensare a un’altra parola cardine proposta dal cantautore romano: attenzione. A duemila metri di altezza è relativamente semplice prendere le distanze dai pensieri che di solito ti assillano, o dall’inarrestabile agguato digitale dietro cui si nascondono interessi economici spaventosi. Vivi consapevolmente il tempo presente, qui e ora. Coltiva l’attenzione come un germe di libertà, una insurrezione contro chiunque tenti di depistare la tua ricerca.La sosta ti ha ritemprato. Riprendi a camminare, consapevole di dovere dosare le forze. Passo dopo passo, con umiltà (ecco un’altra parola chiave suggerita dal cantautore romano), noncurante di quelli che avanzano a ritmo più spedito del tuo. Alla Forca delle Ciaule, nei pressi del rifugio, tira vento, le nubi si alzano. Prima di affrontare la dorsale detritica che conduce alla cima, respiri in profondità, ti concedi una ulteriore pausa. Il panorama si allarga sulle vette vicine.

Secondo il poeta Marco Guzzi (anch’egli presente nel libro di Simone Cristicchi) l’umanità si trova al cospetto di orizzonti inediti. Mutazioni apocalittiche, a causa delle quali è chiamata ad elaborare nuovi concetti e paro- le adeguate. Mangi qualcosa, poi riprendi a salire. L’affanno si fa sentire di nuovo. Stringi i denti. Un uomo sta sciando dentro un canalone innevato. È lo stesso che si era fermato a parlarti poco fa. Scende curvando con eleganza, mentre tu arranchi. Un po’ lo invidi, poi ti aggreghi a una comitiva che sta salendo. Insieme si fa meno fatica. L’ultima parola del cammino verso la felicità, infatti, è una parola plurale: noi.

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