Tempo d’estate

Non so bene come le altre persone vivano l’estate. A me normalmente succede che aspetto l’estate per avere un po’ di tempo libero e riuscire a fare tutto quello che non sono riuscito a fare durante l’anno. Poi l’estate arriva e quando finisce sono riuscito a fare solo una minima parte delle cose che mi ero programmato. Questo per dire che, anche se s’interrompono i ritmi regolari dell’anno, non si tratta assolutamente di un periodo vuoto, ma solo un po’ diverso.

Anche la vita delle parrocchie prende forma diverse, spesso il periodo estivo è all’insegna dell’oratorio e dei campi per i ragazzi: così è stata l’estate scorsa e così lo sarà anche la prossima. D’altra parte tutti aspettano la fine della scuola per poter mettere da parte i libri e divertirsi, stare con gli amici e magari fare qualche gioco d’acqua. Noi più grandi facciamo finta di essere più seri ma facciamo presto a tornare bambini davanti a un secchio di gavettoni. Poi è bello stare con i ragazzi, condividere con loro un po’ di tempo, starci insieme e magari scambiare due parole in più.

Però in questi mesi ci sono anche altre cose, non sempre entusiasmanti, infatti per i seminaristi le prime settimane sono quelle della sessione d’esame. Io da questo punto di vista non mi posso lamentare, infatti proprio a luglio dell’anno scorso mi sono laureato e così ho terminato il percorso di studi del seminario: i libri li aprirò ancora, però almeno un primo traguardo l’ho raggiunto.

Durante l’estate ci si sposta, ci si muove, sia perché i campi spesso sono sparpagliati in giro per l’Italia, sia perché ci si concede qualche uscita in più, sia perché si ha l’occasione di andare a visitare qualche amico che non è proprio dietro l’angolo. È sempre una bella cosa andare a visitare le persone care, anche perché si può manifestare concretamente la vicinanza, si può stare un po’ insieme.

Fabio Casadio
Fabio Casadio

Comunque le estati, anche se hanno tante cose in comune, sono tutte diverse, non solo perché cambiano le stagioni, ma perché cambiamo noi. Gli anni del seminario in particolare sono anni di profondo cambiamento. Sono segnati da varie tappe nel cammino, che ci fanno crescere e ci fanno vedere la vita in modo diverso. L’estate scorsa mi stavo preparando al diaconato, questa la vivrò da prete, infatti il 27 giugno sono stato ordinato sacerdote. Forse gli impegni saranno simili, forse i ragazzi non saranno così diversi, ma sicuramente io non sono più lo stesso. Non so bene cosa aspettarmi: sono ormai 7 anni che ho intrapreso il cammino che mi ha portato fin qui.

Ora aspetto di vedere cosa il Signore mi metterà davanti, che sorpresa avrà preparato per me. Credo che questa sia la mia vocazione, la mia chiamata, quindi non posso che affrontare questo passo contento di regalare la mia vita e grato al Signore per tutto quello che mi ha dato e mi darà ancora.

Fabio Casadio (diocesi di Pesaro)

E finalmente arriva anche per i seminaristi il tempo dell’estate. A volte mi diverto a pensare a come la gente immagini “l’estate del seminarista”: immagino ci siano quelli che pensano che una volta finiti gli esami abbiamo 3 mesi di svago e di libertà prima di rientrare in seminario, oppure quelli che pensano che tra un camposcuola e un altro non abbiamo neanche il tempo di fermarci e trascorre un giorno al. Probabilmente c’è un po’ di tutto questo: c’è il tempo per riprendere fiato e godersi un po’ la famiglia e gli amici, con il sacrosanto desiderio di “staccare la spina” per un po’, ma c’è anche il tempo per reimmergersi nella vita della propria diocesi, che magari durante l’anno si è un po’ faticato a vivere e che ora si può “recuperare”.

Emanuele Piazzai al Campo ecumenico
Emanuele Piazzai al Campo ecumenico

Sì, c’è tutto questo nella nostra estate… ma non solo! Il seminario propone le cosiddette “esperienze estive”, che hanno lo scopo di far vivere un’esperienza formativa anche durante il periodo dell’estate. Ricordo con gioia questi momenti vissuti negli anni passati di cammino, alcuni dei quali sono state vere e proprie occasioni di grazia, come la route nell’estate del 2°anno di seminario insieme ai miei fratelli del 1° biennio e al rettore Don Luciano. Tuttavia l’esperienza che porto maggiormente nel cuore è la partecipazione al campo ecumenico a Montorso nell’estate del 3° anno, in cui ho potuto conoscere “sul campo” le varie confessioni cristiane rappresentate da gruppi provenienti da varie parti d’Europa, e in particolare ringrazio ancora oggi il Signore per avermi mostrato come noi giovani abbiamo la possibilità di vivere il dialogo ecumenico a partire da una caratteristica che ci accomuna: la fraternità.
E quest’anno? La mia estate sarà ancora più affascinante: viene infatti proposto a noi del 5° anno di organizzarci per vivere un’esperienza di missione di almeno un mese, informandoci sulle realtà missionarie del nostro territorio e prendendo poi i contatti direttamente con loro. Io avrò la grazia di vivere questa esperienza in Equador, appoggiato a una missione dell’Omg, dall’8 luglio al 18 agosto. Non vi nascondo la mia trepidazione nel poter vivere questa “strana” estate alla scoperta di un modo di vivere la Chiesa che non conosco, ma che sono chiamato ad accogliere e da cui devo lasciarmi accogliere. Il tutto, per me, si colora di uno stupore ancora maggiore, perché vivrò questa esperienza missionaria poche settimane prima della mia ordinazione diaconale. Beh, che dire, proprio un bel modo per prepararsi ad essere servo!

Emanuele Piazzai (diocesi di Senigallia)

“Dal fico imparate questa parabola: quando già il suo ramo si fa tenero e mette le foglie, voi sapete che l’estate è vicina …” (Mc 13,28). Al seminarista non serve guardare il fico o il clima per capire che l’estate si avvicina. Piuttosto i segni sono: i corsi di Teologia che terminano, gli esami in vista, i campi scuola da progettare e la consueta esperienza estiva di biennio.

Quest’anno però ci sarà un piccolo cambiamento… Sì, perché, la classica esperienza estiva di ogni biennio sarà invece comunitaria, di tutti i seminaristi, e sarà il Pellegrinaggio in Terra Santa che ci terrà impegnati dal 10 al 20 Settembre.

La mia prima estate da seminarista (dopo il primo anno teologico per intenderci) è stata un pellegrinaggio a Lourdes con il treno bianco organizzato dall’UNITALSI Marchigiana.
Devo ammettere che la settimana non è stata semplice, soprattutto per gli orari dei turni di servizio. Ciò che ho portato a casa però, ha valso la fatica fatta. L’arricchimento personale dello spirito di servizio e l’umiltà che serve nel donarsi all’altro sono stati i frutti di questa esperienza.

Mi ha aiutato a sperimentare quell’umiltà che è sempre fonte di amore e di pace reciproca. È quella che dovremo avere sempre nel quotidiano per costruire un mondo ricco d’armonia e comunione tra tutti i fratelli e sorelle.

A proposito di comunione tra fratelli, l’esperienza dell’anno scorso era finalizzata alla condivisione di un cammino. Si tratta di un altro pellegrinaggio, ma questa volta in patria e senza treno bianco, a piedi da Macerata ad Assisi, affidandolo il primo giorno alla Beata Vergine Maria di Loreto. Il pellegrinaggio è stato duro, non sono mancate le opinioni discordanti su che strada prendere, oppure i piedi doloranti dopo il terzo giorno di cammino. Nonostante tutto, noi del primo biennio abbiamo offerto ogni nostra fatica al Signore come immagine della nostra offerta più grande: tutta la nostra vita (spirito, anima e corpo) a chi ce l’ha donata, e da sempre la custodisce.

La Parola di Dio citata inizialmente continua: “…così anche voi, quando vedrete accadere queste cose, sappiate che egli è vicino.” (Mc 13,29). Voi tutti sappiate che, sebbene il cammino sia difficile e facilmente si cade, Dio è vicino, e perseverando nel giusto cammino disegnato da Lui, lo noterete affianco, perché porta frutti di armonia, gioia del cuore e pace intorno a voi.

Andrea Coacci (diocesi di Jesi)

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