Per antichissima tradizione questa è «la notte di veglia in onore dei Signore» (Es 12,42), giustamente definita la «madre di tutte le sante veglie»: «Una veglia che è la madre di tutte le sante veglie; durante questa notte il mondo intero veglia» dice s. Agostino.

Per vivere bene il Triduo continuo a proporre alcuni paragrafi dalla Paschalis Sollemnitatis, la Lettera circolare sulla preparazione e celebrazione delle feste pasquali, pubblicata dalla Congregazione per il Culto Divino in data 16 gennaio 1988.

77. Per antichissima tradizione questa notte è in «onore del Signore» e la Veglia che in essa si celebra, commemorando la notte santa in Cristo è risorto, è considerata come «madre di tutte le sante Veglie». In questa Veglia infatti la Chiesa rimane in attesa della Risurrezione del Signore e la celebra con i sacramenti dell’Iniziazione cristiana.

78. «L’intera celebrazione della Veglia pasquale si svolge di notte; essa quindi deve o cominciare dopo l’inizio della notte o terminare prima dell’alba della domenica». Tale regola è di stretta interpretazione. Gli abusi e le consuetudini contrarie, che talvolta si verificano, così da anticipare l’ora della celebrazione della veglia pasquale nelle ore in cui di solito si celebrano le Messe prefestive della domenica, non possono essere ammessi. Le motivazioni addotte da alcuni per anticipare la Veglia pasquale, come ad esempio ragioni di sicurezza pubblica, non sono fatte valere nel caso della notte di Natale o per altri convegni che si svolgono di notte.

79. La Veglia pasquale, in cui gli ebrei attesero di notte il passaggio del Signore che li liberasse dalla schiavitù del Faraone, fu da loro osservata come memoriale da celebrarsi ogni anno; era la figura della futura vera Pasqua di Cristo, cioè della notte della vera liberazione, in cui «Cristo, spezzando i vincoli della morte, risorge vincitore dal sepolcro».

80. Fin dall’inizio la Chiesa ha celebrato la Pasqua annuale, solennità delle solennità, con una Veglia notturna. Infatti la Risurrezione di Cristo è fondamento della nostra fede e della nostra speranza e per mezzo del Battesimo e della Cresima siamo stati inseriti nel mistero pasquale di Cristo: morti, sepolti e risuscitati con lui, con lui anche regneremo. Questa Veglia è anche attesa escatologica della venuta del Signore.

81. La Veglia si svolge in questo modo: dopo il “lucernario” e il “preconio” pasquale (prima parte della Veglia), la santa Chiesa medita “le meraviglie” che il Signore ha compiuto per il suo popolo fin dall’inizio (seconda parte o liturgia della Parola), fino al momento in cui, con i suoi membri rigenerati nel Battesimo (terza parte), viene invitata alla mensa, che il Signore ha preparato al suo popolo, memoriale della sua morte e Risurrezione, in attesa della sua venuta (parte quarta). Questa struttura dei riti non può da nessuno essere cambiata arbitrariamente.

82. La prima parte comprende azioni simboliche e gesti, che devono essere compiuti con una tale ampiezza e nobiltà che i fedeli possano veramente apprenderne il significato, suggerito dalle monizioni e dalle orazioni liturgiche.
Per quanto possibile, si prepari fuori della chiesa in luogo adatto il rogo per la benedizione del nuovo fuoco, la cui fiamma deve essere tale da dissipare veramente le tenebre e illuminare la notte. Nel rispetto della verità del segno, si prepari il cero pasquale fatto di cera, ogni anno nuovo, unico, di grandezza abbastanza notevole, mai fittizio, per poter rievocare che Cristo è la luce del mondo. Venga benedetto con i segni e le parole indicati nel Messale od altri approvati dalle Conferenze episcopali.

83. La processione con cui il popolo fa ingresso nella chiesa deve essere guidata dalla sola luce del cero pasquale. Come i figli di Israele erano guidati di notte dalla colonna di fuoco, così i cristiani a loro volta seguono il Cristo che risorge. Nulla vieta che a ciascuna risposta «Rendiamo grazie a Dio» si aggiunga qualche acclamazione in onore di Cristo.
La luce del cero pasquale viene propagata gradualmente alle candele, opportunamente portate in mano da tutti, con le lampade elettriche ancora spente.

84. Il diacono annunzia il “preconio” pasquale, che in forma di grande poema lirico proclama tutto il mistero pasquale inserito nell’economia della salvezza. Se necessario, in mancanza del diacono, qualora anche il sacerdote celebrante non possa proclamarlo, venga affidato a un cantore. Le Conferenze episcopali possono apportare adattamenti a questo “preconio” per mezzo di alcune acclamazioni del popolo in esso inserite.

85. Le letture della sacra Scrittura formano la seconda parte della Veglia. Esse descrivono gli avvenimenti culminanti della storia della salvezza, che i fedeli devono poter serenamente meditare nel loro animo attraverso il canto del salmo responsoriale, il silenzio e la orazione del celebrante.
Il rinnovato “Ordo” della Veglia comprende sette letture dell’Antico Testamento prese dai libri della Legge e dei Profeti, le quali per lo più sono state accettate dall’antichissima tradizione sia dell’Oriente che dell’Occidente; e due letture dal Nuovo Testamento, prese dalle lettere degli Apostoli e dal Vangelo. Così la Chiesa «cominciando da Mosè e da tutti i Profeti»xc interpreta il mistero pasquale di Cristo. Pertanto tutte le letture siano lette, dovunque sia possibile, in modo da rispettare completamente la natura della Veglia pasquale, che esige una durata adeguata.
Tuttavia dove le circostanze di natura pastorale richiedono di diminuire ulteriormente il numero delle letture, se ne leggano almeno tre dall’Antico Testamento, cioè dai libri della Legge e dei Profeti; non venga mai omessa la lettura del capitolo XIV dell’Esodo con il suo cantico.

86. Il significato tipologico dei testi dell’Antico Testamento si fonda nel Nuovo, e si rende manifesto con l’orazione pronunciata dal sacerdote celebrante dopo le singole letture; gioverà anche introdurre i fedeli, con una breve monizione, a comprenderne il significato. Tale monizione può essere fatta o dallo stesso sacerdote o dal diacono.
Le Commissioni liturgiche nazionali o diocesane avranno cura di preparare gli opportuni sussidi in aiuto ai pastori. Dopo la lettura segue il canto del salmo con la risposta data dal popolo. In questo ripetersi delle parti si conservi un ritmo, che possa favorire la partecipazione e la devozione dei fedeli. Si eviti con attenzione di introdurre canzoncine popolari al posto dei salmi.

87. Terminate le letture dell’Antico Testamento si canta l’inno “Gloria a Dio”, vengono suonate le campane secondo le consuetudini locali, si pronuncia l’orazione colletta e si passa alle letture del Nuovo Testamento. Si legge l’esortazione dell’Apostolo sul Battesimo come inserimento nel mistero pasquale di Cristo. Quindi tutti si alzano: il sacerdote intona per tre volte l’”Alleluia”, elevando più in alto gradualmente la voce, mentre il popolo a sua volta lo ripete. Se necessario, il salmista o un cantore intona l’”Alleluia”, che il popolo presegue intercalando l’acclamazione tra i versetti del salmo 117, tante volte citato dagli Apostoli nella predicazione pasquale. Finalmente si annuncia con il Vangelo la Risurrezione del Signore, quale culmine di tutta la liturgia della Parola. Non si ometta di fare l’omelia, per quanto breve, dopo il Vangelo.

88. La terza parte della Veglia è costituita dalla liturgia battesimale. Ora viene celebrata nel sacramento la Pasqua di Cristo e nostra. Ciò può essere espresso in maniera completa in quelle chiese che hanno il fonte battesimale, e soprattutto quando avviene l’Iniziazione cristiana degli adulti o almeno si celebra il Battesimo dei bambini. Anche nel caso che manchino i battezzandi, nelle chiese parrocchiali si faccia almeno la benedizione dell’acqua battesimale. Quando questa benedizione non si celebra al fonte battesimale ma nel presbiterio, in un secondo momento l’acqua battesimale sia portata al battistero, dove sarà conservata per tutto il tempo pasquale. Dove invece non vi sono i battezzandi né si deve benedire il fonte, la memoria del Battesimo si fa nella benedizione dell’acqua, con cui si asperge il popolo.

89. Segue quindi la rinnovazione delle promesse battesimali, introdotta con una monizione dal sacerdote celebrante. I fedeli in piedi, e con le candele accese in mano, rispondono alle interrogazioni. Poi vengono aspersi con l’acqua: in tal modo gesti e parole ricordano loro il Battesimo ricevuto. Il sacerdote celebrante asperge il popolo per la navata della chiesa, mentre tutti cantano l’antifona “Ecco l’acqua” o un altro canto di carattere battesimale.

90. La celebrazione dell’Eucaristia forma la quarta parte della Veglia e il suo culmine, essendo in modo pieno il sacramento della Pasqua, cioè memoriale del sacrificio della Croce e presenza del Cristo risorto, completamento dell’iniziazione cristiana, pregustazione della Pasqua eterna.

91. Si raccomanda di non celebrare in fretta la liturgia eucaristica; al contrario conviene che tutti i riti e tutte le parole raggiungano la massima forza di espressione: la preghiera universale, mediante la quale i neofiti, divenuti fedeli, esercitano per la prima volta il loro sacerdozio regale; la processione offertoriale, con la partecipazione dei neofiti, se questi sono presenti; la preghiera eucaristica prima, seconda o terza fatta in canto, con i rispettivi embolismi;c infine la Comunione eucaristica, come momento di piena partecipazione al mistero celebrato. Alla Comunione è opportuno cantare il salmo 117 con l’antifona “Cristo nostra Pasqua”, o il salmo 33 con l’antifona “Alleluia, Alleluia, Alleluia, Alleluia”, o un altro canto di giubilo pasquale.

92. E’ desiderabile che sia raggiunta la pienezza del segno eucaristico nella Comunione della Veglia pasquale ricevuta sotto le specie del pane e del vino. Gli Ordinari dei luoghi sapranno valutare l’opportunità di questa concessione e le circostanze che l’accompagnano.

93. La liturgia della Veglia pasquale sia compiuta in modo da poterne offrire al popolo cristiano la ricchezza dei riti e delle orazioni; è importante che sia rispettata la verità dei segni, che sia favorita la partecipazione dei fedeli, che venga assicurata nella celebrazione la presenza dei ministranti, dei lettori e della “schola” dei cantori.

94. È auspicabile che talvolta venga prevista la riunione nella stessa chiesa di più comunità, quando per la vicinanza delle chiese o per lo scarso numero dei partecipanti non possa aversi una celebrazione completa e festiva. Si favorisca la partecipazione dei gruppi particolari alla celebrazione della Veglia pasquale, in cui tutti i fedeli, riuniti insieme, possano sperimentare in modo più profondo il senso di appartenenza alla stessa comunità ecclesiale. I fedeli che a motivo delle vacanze sono assenti dalla propria parrocchia, siano invitati a partecipare alla celebrazione liturgica nel luogo dove si trovano.

95. Nell’annunziare la Veglia pasquale si abbia cura di non presentarla come ultimo momento del Sabato santo. Si dica piuttosto che la Veglia pasquale viene celebrata «nella notte di Pasqua», come un unico atto di culto. Si avvertono i pastori di insegnare con cura nella catechesi ai fedeli l’importanza di prendere parte a tutta la Veglia pasquale.

96. Per una migliore celebrazione della Veglia pasquale si richiede che gli stessi pastori acquisiscano una conoscenza più profonda sia dei testi che dei riti, per poter impartire una vera mistagogia.


Il repertorio musicale per la celebrazione eucaristica

Abbreviazioni
RN: Repertorio Nazionale di Canti per la Liturgia
CdP: Nella Casa del Padre (LDC, Leumann – Torino, edizione 1997)

Processione verso la chiesa
LUMEN CHRISTI (gregoriano) esempio
oppure
CRISTO, LUCE DEL MONDO (Messale Romano; RN 145) esempio

Annuncio Pasquale
ANNUNCIO PASQUALE (gregoriano) esempio
oppure
ANNUNCIO PASQUALE (Messale Romano) esempio

Salmi responsoriali
Sussidio CEI per il tempo di Quaresima

Inno di Lode
GLORIA IN EXCELSIS DEO (gregoriano; RN 7) esempio
oppure
GLORIA IN EXCELSIS DEO (J.P.Lécot; RN 8) esempio
oppure
GLORIA (C.Burgio; Cappella Musicale Duomo di Milano) esempio

Salmo alleluiatico
Messale Romano; gregoriano tono solemnis esempio
oppure
Messale Romano; gregoriano tono simplex; RN 11 esempio
oppure
Sussidio CEI per il tempo di Quaresima

Litanie dei santi
Messale Romano; RN 160 esempio

Professione di fede
CREDO, SIGNORE. AMEN! (A.Fant; CdP 292) esempio

All’aspersione
ACQUA VIVA (S.Albisetti-D.Rimaud-E.Costa-F.Rainoldi; RN 162)

Presentazione dei doni
LODATE DIO (G.M.Rossi; RN 288)
oppure
RINATI ALLA LUCE (Rainoldi, Lesbordes; RN 302)

Santo
SANCTUS (gregoriano; RN 21) esempio
oppure
SANTO (M.Bonfitto; RN 23) esempio

Anamnesi
OGNI VOLTA CHE MANGIAMO (G.M.Rossi; RN 29)

Dossologia
AMEN (B.Cerino; RN 31) esempio

Padre nostro
PADRE NOSTRO (Messale Romano; RN 33)

Embolismo
TUO È IL REGNO (A.Kunc; RN 35) esempio

Frazione del pane
AGNUS DEI (gregoriano; RN 39) esempio
oppure
AGNELLO DI DIO (L.Picchi; RN 37) esempio

Comunione
CHIESA DEL RISORTO (M.Frisina; RN 266) esempio
oppure
CRISTO NOSTRA PASQUA (G.M.Rossi; RN 163)

Canto dopo la comunione o canto finale
SURREXIT CHRISTUS (J.Berthier; RN 190) esempio

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Sono nato nel 1970. Oltre agli studi musicali presso il Conservatorio Statale di Musica "G.Rossini" di Pesaro e alla laurea in ingegneria, ho conseguito i diplomi al Co.Per.Li.M. e al corso biennale "Giovanni Maria Rossi" per direttore di coro liturgico della Conferenza Episcopale Italiana. Collaboro con la Sezione Musica per la Liturgia dell'Ufficio Liturgico Nazionale della Conferenza Episcopale Italiana. Sono docente dei corsi di Musica Liturgica On Line e del COPERLIM. Sono vicedirettore dell'Ufficio Liturgico della Diocesi di Macerata-Tolentino-Recanati-Cingoli-Treia. Dal 1993 sono maestro direttore della Cappella Musicale della Cattedrale di Macerata.