Sara e Andrea. Due vite, giovanissime, spezzate troppo in fretta nei giorni che precedono la festa più bella. Due notizie che raggelano gli animi di Macerata e di Appignano, in questa strana primavera in cui il sole sembra faticare a scaldare i cuori. Due tragedie immani per famiglie delle nostre terre, conosciute e perbene. Su entrambe, un’unica, granitica speranza: la vicinanza e l’affetto della comunità cristiana, delle nostre realtà parrocchiali, genuine e unite, che nei momenti bui sanno rendere viva testimonianza di una fede che non lenisce le ferite, ma può donare consolazione.

Un primo piano della giovane studentessa morta a Ferrara
Un primo piano della giovane studentessa morta a Ferrara

A Macerata, da domenica, rimbalza nel Web e tra le pagine di cronaca la notizia della morte di Sara Buccolini, 21enne studentessa maceratese iscritta alla facoltà di Architettura di Unife che, colta da malore dopo aver corso alla Family Run, a Ferrara, è mancata all’affetto del padre Silvano, della madre Giuliana Papa e delle due sorelle maggiori. Una famiglia onesta, stimata e nota in città, titolare di un’azienda agricola in contrada Acquevive. Il percorso podistico con gli amici nella città che ormai era la sua seconda casa, poi Sara si accascia a terra, viene soccorsa con immediato tempismo ed efficienza, trasportata in ospedale ma il quadro clinico è già disperato. Lunedì il decesso: sei chilometri non sono impegnativi, ma una malformazione congenita e sconosciuta ha tradito la forza della sua età. Anche la cittadinanza estense ha condiviso il dramma maceratese e, durante la messa presieduta in Duomo, gremita di gente, non è mancato l’abbraccio da parte del vescovo Luigi Negri alla famiglia di questa studentessa che parenti e amici descrivevano come solare e piena di energia.

E «vitale, dinamica, capace di immagazzinare ogni dettaglio della realtà con lo sguardo» la descrive anche il parroco maceratese don Franco Pranzetti, che domani, Giovedì Santo, alle 15.30 celebrerà i funerali nella chiesa San Vincenzo Maria Strambi, a Piediripa, dove tutti conoscono i Buccolini per la loro attività e la straordinaria generosità. «La salma di Sara arriverà direttamente per le esequie – racconta don Franco – e verranno tantissime persone, sicuramente molti giovani: la partecipazione e la sensibilità dimostrata da tutta la parrocchia in questa triste circostanza è stata encomiabile e non mancherà per i familiari della ragazza la preghiera più sincera. Oltre alla comunione dei Santi, nell’omelia farò riferimento anche al significato del servizio, perchè Sara, che qui aveva ricevuto la Prima Comunione, era così: disponibile e pronta a mettersi in discussione».

 
BARA BIANCA-2Da Ferrara ad Appignano, il filo dello sbigottimento corre veloce. Andrea Cicarè, di soli 13 anni, è stato ucciso da un neuroblastoma. Frequentava l’Istituto comprensivo appignanese «Luca Della Robbia» e lottava da diverso tempo contro quel tumore che sembrava non averla avuta vinta: anche per lui, invece, la morte, inconcepibile ad un’età del genere, è sopraggiunta all’ospedale regionale di Torrette, dove Andrea ha lasciato il padre Luciano, la madre Fabiola e una sorella maggiore.

Appignano, purtroppo, non è nuova a questo genere di mali incurabili ma il paese, pur sconvolto da una perdita così grave, ha saputo dimostrare, ancora una volta, il proprio spirito di unità. A confidarlo è il parroco di San Giovanni Battista, don Natale Branchesi, che non nasconde l’emozione in voce nel ricordare «che per più di una sera, in tanti, specialmente i ragazzi, ci siamo ritrovati a pregare per Andrea e per la sua famiglia durante i mesi della malattia, attestando un profondo legame umano e spirituale». Una partecipazione discreta ma costante, che sarà sicuramente sentita anche domani nelle esequie, che, lo stesso, verranno celebrate ad Appignano domani, alle 15, nella chiesa di Gesù Redentore.

 

Per entrambi i riti funebri il vescovo Nazzareno Marconi invierà un messaggio come segno di speranza e di concreta vicinanza dell’intera comunità diocesana. In un tempo in cui la trappola della “spettacolarizzazione” mediatica si fa sempre più insidiosa, mentre dagli schermi quei sorrisi contagiosi e i volti imberbi suonano come pugnalate di sgomento, al di là del dovuto diritto di cronaca, non occorrono molti altri commenti giornalistici. Che resti, piuttosto, il segno, concreto, di quella bontà solidale che non è scomparsa e di cui, nella gioia come nel dolore, le nostre parrocchie si fanno interpreti. In questi giorni più che mai, in attesa di vivere, dopo il calvario, il Mistero pasquale.

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