Il Consiglio delle relazioni islamico-americane (Cair), sezione Florida, ha condannato in modo nettissimo la strage di domenica scorsa a Orlando, in cui un uomo armato ha ucciso 49 persone in una discoteca frequentata prevalentemente da persone omosessuali. L’organizzazione ha anche invitato i musulmani a donare sangue agli oltre 50 feriti in bilico tra la vita e la morte.

«Condanniamo questo atto mostruoso e porgiamo le nostre più sincere condoglianze alle famiglie delle persone toccate dalla tragedia», afferma la coordinatrice del Cair, Rasha Munarak, commentando il più grave attacco della storia americana dopo l’11 settembre 2001. «La comunità islamica si unisce a tutti gli americani nel ripudiare qualsiasi persona o gruppo che scusi, o addirittura giustifichi, un atto di violenza spaventoso come quello commesso a Orlando».

Profilo complesso. Nel frattempo il profilo dell’attentatore, Omar Mateen, assume contorni più definiti. Ventinove anni, cittadino americano, nato a New York da genitori afghani e poi trasferitosi da bambino in Florida con la famiglia, Mateen aveva lavorato come guardia carceraria e poi come security guard. Andava spesso in moschea, ma si era più volte scagliato a parole contro omosessuali ed ebrei. Sotto osservazione dell’Fbi e interrogato ben due volte in quanto ritenuto vicino ad ambienti terroristici, aveva comunque una regolare licenza per comprare armi. E questo nonostante avesse dato più volte segni di instabilità mentale (aveva ad esempio picchiato la prima moglie).

Calma sconcertante. Mateen ha sparato esibendo un apparente distacco. A dirlo è la polizia. Nella telefonata prima della strage, Mateen ha dichiarato fedeltà all’Isis. Ma al momento non ci sono elementi che confermino un contatto diretto con lo Stato Islamico. La sua storia sembra ruotare attorno a disturbi psichici tanto gravi quanto il suo estremismo. Negli interrogatori dell’Fbi si era detto vicino anche ad altre organizzazioni terroristiche come Al Qaeda e Hezbollah, due gruppi ben distinti e in lotta tra loro. Per gli inquirenti Mateen aveva le idee confuse.

Condanna durissima. «Vogliamo ribadire che la nostra», spiega il direttore del Cair, Wilfredo Ruiz, «è una condanna inequivocabile di questo attacco criminale e mostruoso».

La comunità musulmana di Orlando, integrata in città, oggi si sente suo malgrado “sotto assedio” da parte dei media e di una fetta di opinione pubblica.

«Questo tipo di brutalità – aggiunge Ruiz, preoccupato – non deve avere posto alcuno in una società civile come la nostra, e comunque è intollerabile ovunque». A prendere le distanze dall’attacco e a denunciarne la brutalità sono stati anche tanti musulmani americani comuni, lavoratrici e lavoratori, studenti e pensionati.

I candidati alla presidenza. E mentre le famiglie delle vittime, soprattutto ispaniche, piangono i morti, la strage diventa tema di campagna elettorale. Il candidato repubblicano, Donald Trump, punta il dito contro un sistema d’immigrazione che a suo dire «è disfunzionale», e rilancia la sua controversa proposta di uno «stop all’immigrazione verso gli Stati Uniti per persone di fede musulmana» fino a quando gli Usa non avranno approvato «misure migratore più efficienti». La candidata democratica Hillary Clinton, invece, ha posto nuovamente l’accento sull’«urgenza di una legislazione anti-armi in America».

«Non è possibile – dice ora la Clinton – che un uomo che riceve attenzioni dall’Fbi per attività terroristica possa compare legalmente armi senza che gli venga posta alcuna domanda. Se un tizio è troppo pericoloso per poter volare su un aereo, non dovrebbe neppure poter acquistare fucili d’assalto».

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